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Enzo De Mitri

IL SIGNOR TV

di Massimo Emanuelli


Enzo De Mitri è stato per anni critico televisivo a La Notte, un giorno si presenta a lui un giovane desideroso di imparare il mestiere del giornalista, si chiama Urbano Cairo...  Per trent'anni De  Mitri è il critico televisivo de LA NOTTE, quindi tiene anche una rubrica su TV SORRISI E CANZONI, Enzo De  Mitri ha dato molti spunti anche a Gianfranco Funari di cui è stato il primo ad intuire le sue capacità di "animale televisivo", quella con Funari è un'amicizia che dura ancora oggi".


Enzo De Mitri nasce a Galatone, in provincia di Lecce, nel 1936. “Mio padre era ufficiale; il mio amore per il giornalismo nacque quando frequentavo la seconda liceo, un professore di filosofia mi invitò a leggere Il trattato sulla tolleranza di Voltaire, incuriosito, perché allora tolleranza dava l’idea delle famose case di tolleranza, iniziai a leggere questo libro che era appena stato stampato in Italia con la prefazione di Palmiro Togliatti. Il libro parla di una famiglia che ospita amici di varie religioni (ebrei, protestanti, cattolici) e viene perseguitata per questo. Scattò in me un senso di giustizia e la voglia di vedere altri paesi. Decisi allora di andare in autostop per l’Europa; dopo avere girato per due mesi, passando per Parigi, Londra, Amsterdam, Stoccolma, arrivai fino in Finlandia, ma non mi fecero entrare in Unione Sovietica. Da allora iniziai ad avere un’avversione per il totalitarismo, quando quasi tutti in Italia si professavano comunisti”. Tornato in Italia De Mitri inizia a collaborare con La voce del Sud, giornale locale, venticinque puntate di Le avventure di un giovane autostoppista, diario del suo viaggio in Europa. Ma a causa del viaggio esami di riparazione a settembre: “fortunatamente i professori mi interrogarono più che sulle materie, sul mio viaggio…” Ultimato il liceo De Mitri fa l’ufficiale dei paracadutisti, indi si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Bari: “mentre ero studente universitario, un assistente mi indirizzò a Pinuccio Tatarella che mi fece lavorare a Puglia d’oggi, un giornale che non solo scrivevo, ma anche impaginavo e vendevo facendo lo strillone. Mi accorsi allora quanto fosse importante la comunicazione erano i venditori ambulanti (che strillavano le notizie) a fare le fortune di vendite del giornale. Contemporaneamente lavorai a Mercoledì sport, dove mi affidarono le pagine della serie C di calcio, allora la Puglia aveva molte squadre in serie C, io facevo tutti i servizi chiamavo le stazioni dei carabinieri, mi facevo raccontare la partita e poi facevo i servizi firmando con pseudonimi. L’editore non mi concesse l’aumento perché pensava che gli articoli fossero scritti da più persone.”
All’inizio degli anni ’60 De Mitri prende la decisione di trasferirsi a Milano: la città era allora un sogno, la prima immagine di Milano fu quella dell’ufficio postale di piazza Cordusio, che mi diede una sensazione di pulizia e di efficienza, analogo all’ufficio di Trafalgare Square a Londra, vi era inoltre un rapporto fra cittadini e vigili di grande rispetto, allora si potevano tenere la macchina coi finestrini aperti e con la marcia disinserita in modo da permettere a chi sopraggiungeva di spingerla se ostruiva il passaggio, nessuno lasciava la macchina in mezzo alla strada, o in seconda fila. Arrivai a Milano con 52.000 lire, allora lo stipendio mensile di un insegnante era di 60.000 lire, una posto letto costava 20.000 a notte, dormivo in Via San Maurilio in una stanza a due letti, nell’altro vi era un giovane meridionale immigrato a Milano per lavorare alle poste. Avevo comprato una macchina da scrivere svedese con la quale copiavo indirizzi e rimediavo dei soldi, feci veramente la fame, i soldi, più che per magiare, li usavo per pagare i taxi con i quali andavo a fare i servizi giornalistici. Comunque il mangiare non era per me il problema principale, ricordo che avevo comprato una scatoletta di trippa e per non far vedere alla padrona di casa che avevo fame tentai di scaldare la scatoletta con il ferro da stiro, poi cercai di mangiarla ma faceva così schifo che rinunciai.
La mia prima redazione milanese è quella di Milan-Inter diretta da Amos Zaccara, gli mostrai quello che avevo fatto in precedenza e Zaccara chiamò un taxi per mandarmi a San Siro ad intervistare Ghezzi, il portiere della nazionale. De Mitri si occupa quindi di sport, si trasferisce quindi in Via Lecco, zona porta Venezia, camera ammobiliata, ma stavolta da solo. Nel frattempo feci un corso di formazione alla Ibm ed ebbi la possibilità di iniziare a lavorare in un’azienda di frigoriferi che mi avrebbe dato uno stipendio fisso, allora meta di tutti. Io chiamai Zaccara e dissi: direttore se lei mi assicuro la metà dei soldi che mi da attualmente rimango con lei, da quel momento iniziai a guadagnare 20.000 lire al pezzo. Poco dopo Milan-Inter diventò supplemento bisettimanale de Il Corriere Lombardo, quotidiano milanese del pomeriggio edito da Pesenti e diretto da Egidio Sterpa. Diventai praticante e venni assegnato alla cronaca, una delle mie prime inchieste fu l’esplosione dell’aereo del presidente dell’Eni Mattei, fu uno dei primi ad intervistare il contadino di Bescapè che aveva visto esplodere l’aereo, contadino che fecero poi sparire… Mi occupai inoltre della rapina di Via Montenapoleone, e di altri fatti della cronaca milanese. Ad esempio le gesta del bandito Cavallero, scrissi che era impossibile attribuire a lui una rapina a Milano e venti minuti dopo un’altra a Torino. Un anno dopo, quando Cavallero venne arrestato, disse al commissario di polizia: “voglio parlare con De Mitri, l’unico che ha capito”. Cavallero mi fece capire che anche l’entità delle somme derubate non corrispondevano, a parer suo, parte dei soldi se li prendevano i carabinieri e gli impiegati delle banche…”
Ricordo anche di aver fatto un’inchiesta sulla scuola, al fine di pubblicizzare il giornale, domandai a studenti ed insegnanti quali fossero le loro esigenze innovative, ne venne fuori una riforma da loro voluto, pubblicai il servizio e mi contattò il Prof.Cavallini, preside di un liceo, zio di Vittorio Sgarbi, che mi disse: quanto vogliono studenti ed insegnanti c’è già: è la riforma Gentile…
Allora i quotidiani milanesi del pomeriggio nostri concorrenti erano: La Notte, Stasera, l’edizione milanese di Paese Sera, e Il Corriere d’Informazione, dovevamo battere la concorrenza con notizie accattivanti e scoop, ma molto merito l’avevano anche gli strilloni, io e Sterpa volevamo assumere lo strillone de La Notte che riusciva a far del quotidiano di Nutrizio il più venduto. Quello de La Notte era lo strillone che più amavo: strillava titoli di una propria prima pagina da lui improvvisata e il giornale gli spariva dalle braccia: allora pensavo che in un giornale tutto mio avrei voluto quello strillone come redattore capo.
Nel 1966 Pesenti prese la decisione di chiudere Il Corriere Lombardo, in quel momento ero a Londra per i mondiali di calcio, era l’anno nel quale l’Italia venne eliminata dalla Corea, era la Londra dei Beatles, di Mary Quant, di Radio Carolina, la prima radio pirata. In tribuna mi chiamò Giulio De Benedetti, allora direttore de La Stampa, che mi presentò a Nino Nutrizio, il quale mi chiese di passare con lui a La Notte, che avrebbe rilevato il Corriere Lombardo. Per un paio d’anni De Mitri continua ad occuparsi di cronaca e di sport anche per La Notte, fino a quando Nutrizio lo invita a scrivere di spettacolo. Nutrizio aveva già avuto la felicissima intuizione di mettere i pallini di gradimento ai film che si proiettavano nelle sale cinematografiche, decise poi di estendere l’interesse anche al teatro e alle altre forme di spettacolo. Io fui il primo a parlare del fenomeno dei Legnanesi, del circo di Mosca che per la prima volta veniva in Italia, curavo inoltre una rubrica di teatro per ragazzi, novità per quei tempi, tutti gli altri giornali poi iniziarono ad occuparsi del fenomeno del teatro per ragazzi.
Verso la fine degli anni ’60 Nutrizio mi convinse a tenere una rubrica fissa sulla televisione allora i critici non erano ancora di moda. Aldo Grasso era allora un liceale e forse ancora non sapeva cos’era la televisione…, lo stesso Corriere della Sera – ricorda sempre De Mitri - dedicava alla televisione uno spazio grande quanto un pacchetto di sigaretta, poi in Via Solferino chiamarono il regista Sandro Bolchi per commentare la tv.
La felice intuizione di Nutrizio fu quella di fare, primo in Italia, un’intera pagina dedicata ai programmi televisivi. Allora la critica televisiva praticamente non esisteva, c’erano solo Nino Doletti che aveva una rubrica su Il Tempo, Ugo Cesareo su L’Unità, Angelo Gandarossa su Il Messaggero e il grande Ugo Buzzolan su La Stampa, Sergio Saviane su L’Espresso e Achille Campanile su un altro settimanale. Di Buzzolan ho un grandissimo ricordo, fu l’unico a chiamarmi quando venni oscurato, prima ed unica volta nella mia vita. Nel 1990, quando Buzzolan morì, scrissi su La Notte “è morta la memoria storica della tv”.
Negli anni ’70 De Mitri, che intanto è andato ad abitare in via Principe Eugenio, cura quindi due rubriche, Televisti, e Voi lo pensate noi lo scriviamo, quest’ultima – ricorda De Mitri – era una rubrica di intervento dei lettori. Con Televisti scrivevo liberamente di televisione, da telespettatore, avevo subito detto a Nutrizio che non avrei mai fatto una rubrica di lodi a questo o a quel conduttore , ma che ne avrei parlato come un telespettatore, o teleutente, come allora si diceva. All’inizio degli anni ’70 De Mitri inizia a parlare della Televisione svizzera e di Telecapodistria, l’allora ministro delle Poste propose di spegnere la Tv Svizzera, perché dava fastidio alla Rai; sulle colonne de La Notte De Mitri indice un referendum per evitare l’oscuramento della tv svizzera. Risposero ben sette milioni di persone, solidali con me e con i lettori furono Indro Montanelli ed Enzo Tortora (allora cacciato dalla Rai). Con la metà degli anni ‘70 De Mitri inizia ad occuparsi, sempre anticipando i tempi delle prime emittenti radiofoniche private (o pirata, come allora si diceva): Radio Milano International, Radio Stramilano, Radio Ambrosiana, Radio Montestella, per un’emittente o per conduttore avere una recensione di De Miti equivale alla consacrazione a livello locale. Un altro scoop memorabile di De Mitri è la pubblicazione di una lettera di una lettrice che chiedeva quale fosse lo stipendio dei dirigenti, dei giornalisti e dei conduttori Rai. La pubblicai, mi rispose Beniamino Finocchiaro Aprile, allora presidente socialista della Rai, comunicandomi il suo stipendio, nessun altro funzionario né conduttore lo imitò, qualche mese dopo Finocchiaro non venne riconfermato alla carica di presidente della Rai…
E’ sempre De Mitri, ad occuparsi di Telemontecarlo, Telaltomilanese, Antenna 3 Lombardia, Antenna Nord, Milano Tv, e delle storiche emittenti televisive private. Telemontecarlo – ricorda De Mitri – fra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 era l’anti Rai, gettò semi innovativi nel modo di fare televisione. Se allora i due canali Rai trasmettevano due film alla settimana, Telemontecarlo ebbe la felice intuizione di trasmettere un film al giorno. Direttrice era Josette Cauvigny che prese la decisione di rinnovare il palinsesto, voleva nuovi conduttori. Iniziò a proporre Awana Ghana, Ettore Andenna e Jocelyn che lavoravano a Radio Montecarlo, ma la Cauvigny voleva anche dei conduttori che provenissero da altre esperienze. Uno dei primi ad essere contattato fu proprio De Mitri, “ma rifiutai gentilmente perché non volevo contaminazioni, scrivendo di televisione su un giornale come La Notte, allora molto letto, non avrei dovuto fare televisione. La Cauvigny allora, pensando che anche tutti gli altri giornalisti della carta stampata avrebbero rifiutato l’offerta si rivolse a personaggi non del giornalismo, contattò la campionessa di tennis Lea Pericoli, e l’allora cabarettista del Derby, Gianfranco Funari. Furono la Cauvigny e Telemontecarlo a lanciare il personaggio Funari, nel 1981 nacque Torti in faccia, programma che seguii fin dalla prima puntata e commentai per La Notte. Ricordo che una sera un partecipante alla trasmissione intervenne parlando bene del fascismo, Funari gli tolse la parola. Il giorno successivo scrissi su La Notte: Funari lei non si può permettere di fare una cosa del genere perché l’articolo 21 della Costituzione italiana dice che tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto, e ogni altro mezzo di diffusione”. Dopo mezz’ora dall’uscita del giornale Funari mi chiamò: “Ah dottò – mi disse – io nun sapevo questa cosa, sono andato a leggerme l’articolo 21 della Costituzione e le prometto che da questo momento sarà la mia bandiera”. E così è stato al punto che Funari da questo momento in poi inviterà nelle sue trasmissioni tutte le persone che vogliono esprimere il loro parere su qualsiasi cosa. Nacque allora un’amicizia che dura ancora oggi.
Nel frattempo (1979) Nutrizio ha lasciato la direzione de La Notte, alla direzione del quotidiano di piazza Cavour arriva Livio Caputo, nel 1984 vi è anche un cambio di editore: il vecchio Pesenti cede a Rusconi, De Mitri rimane titolare della rubrica Televisti. A metà degli anni ’80 alla direzione de La Notte arriva Pietro Giorgianni e per Mitri, inizia un momento difficile. “Evidentemente, avevo dato fastidio a qualcuno scrivendo qualcosa, fatto sta che dovetti sospendere la mia rubrica. De Mitri chiamato da Gigi Vesigna, allora direttore di Tv Sorrisi e Canzoni. Vesigna mi ha confidato di avere voluto De Mitri a collaborare con Sorrisi, “leggevo i suoi articoli su La Notte, e in moltissime occasioni non mi ero trovato d’accordo con lui, ma lo consideravo così bravo che non potevo privarmi del suo contributo.” Lo stesso De Mitri ricorda che Vesigna gli fece un’incredibile presentazione ai lettori di Sorrisi, paragonandolo addirittura allo scrittore napoletano Marotta, l’autore de L’oro di Napoli e de Gli alunni del sole. La rubrica Televisti pertanto si trasferisce su Tv Sorrisi e Canzoni. De Mitri ricorda gli anni di Sorrisi con affetto: “il giornale aveva raggiunto 3.000.000 di copie vendute, inoltre, essendo il giornale della famiglia, veniva letto in media da quattro persone, pertanto Sorrisi arrivava a coinvolgere un numero di persone, pari e in certi casi addirittura superiori alle trasmissioni televisive più seguite.” Erano i tempi della preistoria delle televisioni commerciali, che si erano da poco trasformate in network. Vesigna aveva creato all’interno di Tv Sorrisi e Canzoni una sezione Programmi radiotelevisivi, che produceva alcuni programmi da dare ad alcune emittenti, che non facevano produzioni proprie, ma si limitavano a mandare in onda film e telefilm. Il più famoso di questi programmi è stato indubbiamente Superclassifica show condotto da Maurizio Seymandi. Ricordo un programma da me ideato, prevedeva degli scherzi ad alcuni colleghi giornalisti come Piero Angela, Mario Pastore, ed Emilio Fede. Io chiamai Emilio Fede dicendo di essere un idraulico di avere visto il suo numero di telefono sull’agenda di mia moglie, finsi di essere adirato con lui… Poi nacque Scherzi a parte… Nel 1981 Canale5 propose il Mundialito, l’intellighenzia di destra e di sinistra disse che era una follia per un privato assicurarsi la diretta per tale evento, eravamo in conferenza stampa – ricorda De Mitri – e tutti i critici televisivi si pronunciarono in maniera contraria, Berlusconi disse: l’unico che ha capito tutto è De Mitri… Ricordo inoltre Sono innocente, altra trasmissione della prima Canale 5 a cui diedi molto spazio su La Notte, curata da Guglielmo Zucconi raccontava tutti i casi giudiziari di persone tenute in galera per decenni senza essere colpevoli e senza avere un processo.
Per Sorrisi oltre a curare la rubrica Filo diretto con…, De Mitri idea l’Operazione a video spento. In piena era telecratica, in cui l’essere umano trascorre davanti al teleschermo tantissime ore, e in cui il vedere la tv è diventata la maggiore attività dopo il sonno e il lavoro, De Mitri cerca di convincere le famiglie italiane, almeno per una settimana, a rinunciare alla televisione. Ogni settimana De Mitri verifica e relaziona con un servizio le serate senza tv delle famiglie italiane. Dai risultati dell’iniziativa emerge che le famiglie italiane senza tv riscoprono giochi come la tombola e le carte, i dialoghi fra figli e genitori, il nucleo famigliare si riscalda: insieme è bello anche senza tv. Ancora Aldo Grasso copierà De Mitri chiamando A video spento, una trasmissione radiofonica da lui curata negli anni ’90.
Nel 1988 alla direzione de La Notte arriva Cesare Lanza, De Mitri scrive per Sorrisi e riprende a collaborare con La Notte con la rubrica Tiro al bersaglio sulla tv.
Nel 1993 su Sorrisi parte la prima rubrica abbinata ad un telefonino, attraverso tale rubrica trascrivevo le telefonate che ricevevo dai lettori telespettatori che commentavano la televisione.
Nel 1994 Vesigna lascia la direzione di Sorrisi, dopo oltre vent’anni di direzione e quasi trenta di lavoro, De Mitri non collabora più con il colosso di Corso Europa. Non fui l’unico, con le dimissioni di Vesigna, persino Mina, che era stata voluta da Vesigna per una rubrica settimanale, non scrisse più. De Mitri nel frattempo è in pensione, qualche mese di riposo e poi viene chiamato da Vesigna che si lancia nella nuova avventura de Il Telegiornale, un quotidiano televisivo, “davamo le notizie analizzando i fatti dei tg della sera prima”. Un quotidiano popolare che però, come tutti i precedenti tentativi nella storia del giornalismo italiano, non avrà fortuna e chiuderà i battenti dopo un mese. Il Telegiornale fu il primo ed unico quotidiano della storia del giornalismo italiano che mise sotto la testata l’articolo 21 della Costituzione e che abbia dato ai lettori un numero verde dove potevano chiamare.
Dopo lo sfortunato episodio de Il Telegiornale, De Mitri torna a fare il pensionato, fino a quando non lo chiama il vecchio amico Gianfranco Funari, De Mitri scrive per L’indipendente, gestione Bacialli-Funari, anche qui l’avventura dura poco. Altro periodo di riposo e poi nuova chiamata da parte di Funari, “Gianfranco, che stato oscurato dai grandi network partì con l’entusiasmo che gli è proprio Odeon Tv, Stasera c’è Funari, e mi volle al suo fianco unitamente ad Alberto Tagliati”. L’esperienza si ripete per diverse stagioni, ma intanto sempre grazie ad una telefonata, De Mitri ritorna al suo primo amore, la carta stampata, pur continuando a collaborare con Funari. “Mi chiamò Gigi Moncalvo per conto di Umberto Bossi, mi offrirono di occuparmi di critica televisiva per La Padania. Ne parlai ad alcuni amici che mi dissero: tu con un giornale di partito?!”, o scrivi quello che vogliono loro e non sei più tu: o non duri una settimana”. Scrissi quanto volli, l’unico pegno, trasformare il mio Televisti, nel padano Te l’è vist. Anche su La Padania ho scritto in assoluta libertà, senza mai una censura. “Auguro grandi cose a Moncalvo neo direttore di Rai2, anche se temo che possa essere bloccato dalla burocrazia. I direttori che mi hanno voluto con loro mi hanno sempre riconosciuto un’assoluta autonomia nella scelta dei fatti da commentare, e, naturalmente, nei commenti stessi.”
Migliaia e migliaia di inchieste, articoli, interviste, De Mitri quale è stato il caso che l’ha più di tutti colpita? Ai tempi del Corriere Lombardo mi aveva chiamato una signora: «Ci siamo incontrati nel corso di quella sua inchiesta sulla scuola: lei è il solo giornalista che io conosca. Son venuti a casa, hanno preso mio fratello e lo hanno portato a San Vittore: è un caso di omonimia, corrisponde il nome e l’indirizzo, ma non il luogo e la data di nascita». Accerto, vado da Sterpa: un cittadino qualsiasi innocente che andava in galera allora faceva notizia, a nove colonne in prima pagina. In un paio di giorni o tre l’innocente torna libero, con tante scuse ufficiali. Se con un articolo, quattro parole, si riusciva a sanare un’ingiustizia, era sbagliato sognare di poter cambiare il mondo? Il mondo infatti è cambiato: a Milano non ci sono più strilloni, non ci sono più giornali della sera, le auto le lasciano in seconda e terza fila chiuse, i vigili sono di altra pasta e anche i cittadini. Di ingiustizie i giornali, la Tv, ne hanno denunciate, raccontate, in questo paio di decenni, molte: quanto a sanarle, anche quelle gigantesche come quella ai danni di Enzo Tortora mai: responsabili impuniti in uno Stato che premia i colpevoli e manda il conto agli innocenti. Con un articolo allora si aveva la sensazione di poter fare del bene: oggi sulla bilancia del bene le parole non pesano più, pesano solo se le usi per fare del male.
Come trova Milano oggi, De Mitri? Non mi riconosco più in questa città, non vi è più la vita notturna, una volta dopo aver visto i programmi televisivi tornavo in redazione e scrivevo il pezzo, poi andavo in qualche locale, la città era frenetica, oggi i locali la sera sono tutti chiusi, e i pochi aperti sono deserti. Inoltre nella Milano di oggi non mi riconosco perché non c’è più lealtà, la qualità è scomparsa, vale solo la quantità, vedo inoltre falsità e volgarità. Nella mia vita professionale ho avuto la fortunata di lavorare con delle grandissime personalità che non si dava le arie che si danno molti giornalisti attuali che grandi non lo sono certo. Una persona è grande anche perché è alla mano, non ti fa pesare il fatto di parlarti, chi, per dirla come i giovani, se la tira, è proprio una nullità”.

Questo il ritratto d Enzo De Mitri pubblicato anni orsono sull'OPINIONE, ho ritrovato De Mitri, con Gigi Vesigna,  con Maurizio Seymandi e con altri amici comuni, i suoi ricordi televisivi, ma anche le sue annotazioni intelligenti e acute sulla tv attuale, le ospiteremo su questo sito. 
Grazie Enzo!  De Mitri oggi vive fra Milano e Galatone, città in provincia di Lecce che gli ha dato i natali, ci invierà, di concerto con un altro protagonista dell'emittenza locale pugliese informazioni sulle emittenti della Puglia e della Basilicata.  Sul portale dell'architetto Resta, dedicato a Galatone e alla sua storia, l'architetto Resta ha ripreso citando la fonte il mio articolo, ed ospita anch'egli gli interventi di De Mitri. Grazie architetto, vogliamo anche lei nella famiglia di www.storiaradiotv.it

Da qualche mese Enzo De Mitri interviene su LA MESCOLANZA di Cesare Lanza. Caro Enzo maestro di giornalismo, infinite grazie. Enzo De Mitri oggi si dive fra Milano e Galatone, ed è sempre con noi, nella famiglia di www.storiaradiotv.it