Enrico Ruggeri
DALLA MUSICA ALLA TV
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di Massimo Emanuelli
Enrico Ruggeri esordisce in tv come cantante dapprima coi Decibel al Festival
di Sanremo edizione 1980, quindi compare a Pop Corn, Chewing gum,
Superclassifica show, ed altre trasmissioni musicali di
Telemilano58, poi
Canale5. Il 5 dicembre 2005, pur senza rinnegare la musica, il suo primo amore,
Ruggeri ha esordito come conduttore de Il bivio… cosa sarebbe successo se… su
Italia1.
Enrico Ruggeri è nato a Milano il 5 giugno 1957: “I miei genitori mi iscrissero
alle elementari quando avevo cinque anni, perché sapevo già leggere e in casa mi
annoiavo. Apprendevo tutto molto in fretta e per qualche anno rischiai di
diventare un vero bambino prodigio. Mio padre mi insegnava l’inglese e i numeri
relativi, leggevo Dante e l’Iliade. Così una mattina sbagliai apposta tutto un
compito in classe di aritmetica: volevo provare la sensazione di quelli che non
ce la facevano. Da quel giorno mi ha accompagnato per tutta la vita un senso di
solidarietà con i perdenti, gli umiliati, le minoranze, le diversità. E ogni
volta che mi è capitato di appartenere a una di queste categorie ho sempre
provato un grande senso di orgoglio.
Ho sempre avuto eroi negativi o eroi sconfitti, da Ettore in avanti, e ho sempre
diffidato delle maggioranze e del clamore che circonda i trionfatori. E quando
mi è capitato di vincere qualcosa ho sempre vestito i miei successi con tutto il
pudore di cui disponevo. Non sono soltanto figlio unico, sono anche nipote
unico, perché non ho primi cugini. Credo che i figli unici sviluppino un
particolare allenamento alla fantasia: non avendo compagni di giochi sono
portati a dare corpo, anima e parola a tutto quello che hanno vicino. Io, per
esempio, ho passato tutta la mia infanzia parlando da solo, organizzando
interminabili pantomime con pupazzi, soldatini, automobili, suppellettili. Stavo
scoprendo il grande fascino della parola, della dialettica, e anche della
polemica.
Questa caratteristica non mi ha mai abbandonato: rimango un conversatore
pregevole, un ascoltatore attento (anche dei silenzi) e un amante della
discussione, se è leale e stimolante. E sono grato a tutti i fratelli e cugini
creati dalla mia immaginazione. Non mi ricordo il momento preciso in cui ebbi la
prima “folgorazione” musicale: però ho stampato nella memoria il mio primo
mangiadischi, con i pochi dischi che mi regalarono un Natale (allora credevo me
l’avesse portato Gesù Bambino): una dozzina di canzoni in tutto, che ascoltavo
per ore, in piedi al centro del salotto con un manico di scopa a mo’ di asta di
microfono, gli occhi socchiusi e l’illusione di avere davanti il pubblico. Ero
già consapevole che stavo assaporando, anche se solo in sogno, la sensazione più
forte che esista in natura, intensa e dolorosa, lacerante e frastornante. Ho
avuto la fortuna di trasformare il gioco in realtà, e oggi vivo con il timore di
non essere mai completamente naturale nella mia vita: quando parlo o mi muovo
non mi sento mai del tutto a mio agio, non sono mai al massimo, non sono mai a
fuoco”.
Ultimate le scuole medie Enrico frequenta il liceo classico: “La mia adolescenza
è stata dolorosa almeno quanto fu felice la mia infanzia. Ero troppo timido e
decisamente goffo: non mi piacevo, e di conseguenza non interessavo agli altri.
Erano gli anni del post sessantotto, nel mio liceo imperava la legge
dell’arroganza; una ventina tra i figli dell’alta borghesia milanese, tutti
dell’ultrasinistra, tenevano in pugno tutta la scuola: essere comunisti era
praticamente obbligatorio. Quelli che non lo erano tacevano, quelli che si
ribellavano erano come minimo isolati, quando non accadeva di peggio. I
professori erano allineati ai tempi, e parteggiavano sfacciatamente per quelli
che ‘facevano politica’. Ancora una volta mi avrebbe salvato la musica, mi
avrebbe dato quell’identità che non riuscivo a crearmi. Tendevo a differenziarmi
già nei gusti, visto che ostentavo il mio amore per quello che si definiva “rock
decadente”, caratterizzato da iconografie ed atteggiamenti fuori linea: cercavo
di vestirmi bene, avevo i capelli cortissimi e gli occhiali scuri. Di positivo
c’era il fatto che la scuola era occupata o in “sciopero” almeno due giorni alla
settimana: si scappava ad ascoltare musica, o in qualche cantina a cercare di
imparare i pezzi che avevamo sentito. Ogni mese si cambiava band, si litigava e
si faceva la pace in continuazione, perché le scelte “artistiche” cambiavano più
in fretta delle nostre attitudini. Naturalmente in casa mia cominciavano a non
capire nulla. Non ho molti ricordi d’infanzia legati alla televisione, perché
mio padre non voleva che la vedessi: non ne acquistò mai una. Credo che questa
sua decisione abbia inciso profondamente, nel bene e nel male, sulla mia
formazione. Leggevo molto, divoravo anche i quotidiani, ma ero costretto anche
in questo frangente a fare appello alla mia fantasia.
La televisione la vedevo dalle zie: erano i tempi in cui lo slogan era “a letto
dopo Carosello”. Uno dei personaggi che segnarono la mia sensibilità di bambino
fu Kennedy; lo trovavo bello, dinamico e rassicurante: il suo assassinio fu il
mio primo trauma riferito agli eventi pubblici, al punto che mi misi a
ritagliare tutto quello che trovavo su di lui, malgrado avessi solo sei anni. In
quel 1963 morì anche Papa Giovanni: mi diedero il permesso di seguire i funerali
da qualche zia. La morte di un Papa mi sembrava un evento terribile, arcano,
ricco di mistero e sacralità, al punto che, durante la processione, mi aspettavo
di vederlo alzarsi. Non mi meravigliai quando, mentre un brivido chi stupore
percorreva il mondo, sembrò che si mettesse a sorridere”. Nel 1973 Ruggeri fonda
la sua prima band musicale, i Josafat, che debutta in concerto al Teatro San
Fedele di Milano con un repertorio di classici del rock anni Sessanta.
L’influenza del “rock decadente” alla David Bowie e Lou Reed caratterizza la
produzione della sua successiva band, gli Champagne Molotov, che fonda con
Silvio Capeccia e con cui si esibisce in numerosi licei milanesi. La prima
canzone Living Home che più tardi si chiamerà Vivo da Re è del 1975, scritta
durante l’ultimo anno di liceo classico. Nell’inverno successivo, iscrittosi
alla Facoltà di Giurisprudenza, insegna italiano e latino come supplente presso
la scuola media inferiore Tito Livio di Milano. Enico per un anno lavora anche a
Radio Porta Romana, storica emittente milanese. Nel 1977 la band si trasforma in
Decibel, in ottobre i muri di Milano vengono tappezzati di manifestini che
annunciano un concerto punk dei Decibel. Si tratta di una provocazione in stile Malcolm Mc Laren (il concerto era infatti un’invenzione) che suscita la reazione
anti-punk dei movimenti giovanili della sinistra. Si assiste a zuffe e pestaggi
e, l’indomani, i quotidiani parleranno per la prima volta dei Decibel.
Incuriosite, le case discografiche contattano la band, la Spaghetti Records li
manda a Carimate per registrare l’album del debutto. Comincia la scalata al
successo: incidono i singoli Punk, Indigestione Disko e A mano armata, nel 1979
è la volta dell’album Vivo da Re. Nel 1980 i Decibel partecipano al Festival di
Sanremo con il brano Contessa riscuotendo notevole successo. Enrico sfoggia
originali montature di occhiali, e una chioma originale (mezzi che Ruggeri usa
per farsi notare), col passare degli anni la metamorfosi: operazione per vincere
la miopia e perdita dei capelli. Durante la
promozione dell’album Vivo da Re i
rapporti all’interno del gruppo e quelli con la casa discografica cominciano a
incrinarsi seriamente, la band si scioglie nel 1981 ed Enrico incide Champagne
Molotov, il suo primo album da solista. Nel 1982 Ruggeri gode del primo vero
successo come autore con Tenax interpretata da Diana Est, interprete che spopola
sull’emittente Telemilano 58 di proprietà di un certo Silvio Berlusconi. Nel
1983 Ruggeri abbandona il genere punk (lo manifesterà apertamente nella canzone
Punk (prima di te) e pubblica l’album Polvere, successivamente scriverà brani
per Loredana Bertè, Anna Oxa, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Mia Martini, I Pooh, Riccardo Cocciante e Mina.
A partire da questo momento Ruggeri sforna un
successo dietro l’altro: Presente (1984, in cui è contenuto Nuovo Swing
presentato a Sanremo), Tutto scorre (1985), Rien va plus (1986), Difesa francese
e Enrico VIII (sempre del 1986). Nell’estate 1985 Enrico è in tour con Mimmo
Locasciulli, esperienza da cui viene tratto il live Confusi in un playback, la
collaborazione con Locasciulli prosegue con la tournèe teatrale della stagione
1986/87 e nel 1987 al Club Tenco, i due, prima del concerto di Tom Waits,
eseguono il brano Foreign affairs.
A metà degli anni ‘80 Enrico si sposa con Laura Ferrato, studentessa di
filosofia dell’Università Statale di Milano. Da sempre tifoso di calcio,
sportivo lui stesso, il 21 marzo 1984 Enrico debutta, per solidarietà e per
divertimento, nella Nazionale Cantanti, di cui fa ancora parte oggi. Grande
tifoso dell’Inter Ruggeri riceve dalla società la proposta di curare un inno
dedicato alla squadra.
Nel 1987 vince, con Gianni Morandi ed Umberto Tozzi, il festival di Sanremo con
il brano Si può dare di più, e
pubblica gli album La parola ai testimoni e Vai rouge; nel 1989 incide Contatti, un mix di cover, da Battisti a De Gregori, e
inediti, e pubblica il libro di racconti La giostra. Il 1990 è l’anno della
nascita del figlio Pier Enrico e della pubblicazione dell’album Il falco e il
gabbiano, che segna un ritorno al rock. Nel
1991 esce l’album Peter Pan, nel
1993 vince il festival di Sanremo con Mistero (primo brano rock a trionfare
nella città dei fiori) e pubblica l’album antologico La giostra della memoria,
con il quale fa il punto della
sua carriera, la raccolta contiene numerose
riletture in versione live di brani scritti per sé e per altri: “Ogni volta che
interpretavo dal vivo Il mare d’inverno qualcuno al termine del concerto mi
diceva: Ah perché… è tua?”.
Nel 1994 incide l’album Oggetti smarriti e conosce Andrea Mirò, componente della
sua band e sua attuale compagna, nel 1996 esce l’album Fango e stelle,
nel 1997
è la volta di Domani è un altro giorno, nuova metamorfosi per Ruggeri:
completamente rasato a zero. La fine degli anni ’90 è dedicata al lavoro
letterario Racconti e poesie (1998) e all’album L’isola dei tesori (1999). Nel
2000 esce Piccoli mostri, nel 2001 il doppio album live La vie en rouge, nel
2002 presenta
a Sanremo, con l’orchestra diretta da Andrea Mirò, Primavera
Sarajevo.
Enrico, che vive a Milano in zona Porta Venezia, con la compagna Andrea Mirò,
alla sua città ha dedicato il brano Salviamo Milano. Ruggeri parteciperà al
festival di Sanremo 2003 presentando, con la milanese Andrea Mirò, il brano
Nessuno tocchi Caino. Il 6 settembre 2003 esce l’album Gli occhi del musicista,
nel 2004 esce l’album Punk prima di te, contenente brani del repertorio punk con
i Decibel e brani di Lou Redd, Clash, Sex Pistols, Ramones, e altre star
storiche del movimento. Enrico Ruggeri è il rocker pop, per eccellenza, è stato
definito cantautore rock per la propria capacità di mescolare i ritmi più
violenti del rock con la passione melodica. Nel 2004 esce il dvd Ulisse, a
coronamento dei venticinque anni di carriera da solista. Nel 2005 esce il nuovo
cd Amore e guerra, quindi Enrico si esibisce in una tourneè teatrale.
Enrico Ruggeri, che è stato anche premiato dal Comune di Milano con l’Ambrogino
d’Oro, è stato uno dei più importanti autori di questi ultimi anni scrivendo
stupende canzoni del repertorio di Loredana Bertè, Fiorella Mannoia, Mina, Mia
Martini, Riccardo Cocciante, Gianni Morandi, ma è anche un grandissimo
interprete. Il 5 dicembre 2005, pur senza rinnegare la musica, il suo primo
amore, Enrico Ruggeri esordisce come conduttore de Il bivio… cosa sarebbe
successo se… su Italia1.
ARTICOLO APPARSO SU L'OPINIONE DELLE LIBERTA'
Massimo Emanuelli ringrazia Enrico Ruggeri per l'intervista gentilmente concessagli in occasione della giornata in ricordo di Dino Buzzati, intervista andata in onda nell'ambito del programma MESTIERI ARTIGIANI (Telenova).
AGGIORNAMENTO
Nonostante gli impegni televisivi Enrico continua la sua attività di cantante (cantautore): nel 2007 è uscito il Il regalo di Natale, inconsueto album di Ruggeri che propone 12 canzoni natalizie, più quattro pezzi scritti per l’occasione e la riproposta di Piccola lettera di Natale, che Enrico aveva composto negli anni ’80 e dimenticata. Il 2 maggio 2008 è uscito Rock Show il nuovo album di inediti di Enrico, IL BIVIO, è giunto alla sua terza edizione. ROCK SHOW è il disco del trentennale della carriera di Ruggeri, è un concept album, la storia di un ragazzo che esce dall'adolescenza per diventare un personaggio famoso: "il soggetto sono io e l'album è ovviamente autobiografico. Normalmente ci si celebra, io invece questi anni li ho voluti raccontare". Dal 2008 Enrico Ruggeri interviene anche al programma di Rai2 SCORIE: "ma in via amichevole, gratuitamente, SCORIE è una specie di spettacolo teatrale portato in tv, dove mi trovo a mio agio. Ci vado come ospite solo perchè sono amico di Nicola Savino, e dopo ci facciamo una birretta assieme". Nel novembre 2008 parte CONFESSATELO AD ENRICO. QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO in onda su Italia1, il sottotitolo è tratto dal celebre brano scritto per Fiorella Mannoia. Nel 2009 esce All in - L'ultima follia di Enrico Ruggeri con tre inediti fra i quali c'è anche il brano Dimmi quand'è che ha dato vita al jingle pubblicitario dell'amaro Averna. Nell'estate 2009 riparte il programma televisivo MISTERO, dal titolo di una sua famosa canzone, il programma continuerà anche nel 2010. Partecipa al Festival di Sanremo edizione 2010 nella sezione artisti con il brano La notte delle farte, quindi esce l'album La ruota contenente la canzone in gara al Festival. Sempre nel 2010 pubblica con Candido Francica il libro Alieni. Un mistero fra noi e torna alla musica con La ruota. Dal settembre 2010 Ruggeri fa parte della giuria di X Factor su Rai2, nel 2011 esce il suo primo romanzo, Che giorno sarà. Nel gennaio 2012 esce Le canzoni ai testimoni, disco nel quale Ruggeri duetta con quattordici artisti dell'underground italiano.
ENRICO RUGGERI: TUTTA UN'ALTRA JINGLE BELLS
di Gigi Vesigna
Dodici canzoni della tradizione rielaborate in stile rock, più un vecchio brano
dimenticato e quattro inediti. Per ricordare quando Gesù Bambino era l’unico
protagonista.
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Non mi era mai capitato di ascoltare le classiche canzoni di Natale, tipo White Christmas o Jingle Bells, in versione rock.
Invece Enrico Ruggeri, con la sua compagna Andrea Mirò e "Quei bravi ragazzi", il gruppo che abitualmente lo accompagna, ha deciso di percorrere la strada della "diversità" ma con rispetto, non certo per rompere tradizioni che ormai appartengono alla vita di tutti, né tantomeno per stupire o tentare uno smantellamento trasgressivo delle tradizioni delle Feste. È nato così Il regalo di Natale, inconsueto album di Ruggeri che propone 12 canzoni natalizie, più quattro pezzi scritti per l’occasione e la riproposta di Piccola lettera di Natale, che Enrico aveva composto negli anni ’80 e dimenticata. Nonostante questa dovuta premessa, la prima domanda è d’obbligo.
Enrico, perché?
La risposta arriva subito: «Avevo in mente questo progetto da almeno 15 anni, ma continuavo a rinviarlo perché mi rendevo conto del rischio dell’operazione e perciò non mi sentivo ancora pronto e non trovavo la giusta predisposizione. Ma prima o poi dovevo farlo. Il Natale è l’unica festa capace ancora di commuovermi. Mi riporta all’infanzia, a persone, colori e sapori che non ci sono più, con la voglia di riproporre ai miei figli quello scenario che per me fu così importante e formativo».
Quindi non sei di quelli che accusano il Natale di oggi di essere una festa trasformata ad arte per incrementare il consumismo, con la tradizione dei regali e della tredicesima che se ne va in fumo?
«C’è chi lo interpreta così, ma di feste nate per far spendere soldi ce ne sono anche troppe: la festa della mamma, del papà, del nonno, san Valentino, la festa della segretaria, Halloween e chissà quante me ne dimentico. No, ripeto, per me il Natale è quello dell’infanzia che ogni anno, da adulto, ripropongo ai miei parenti. Sono di origine siciliana, quindi per me le tradizioni sono sacre: pesce e un’interminabile tavolata la sera della vigilia e poi, il mattino dopo, apertura dei pacchetti vicino al presepe e all’albero di Natale, che non mancano mai in casa mia, e pranzo esagerato, sino a quando fa sera».
Con chi festeggi quest’anno?
«Ci saranno Andrea, la mia compagna, che è piemontese e ha un forte senso religioso di questa festa (ha appena fatto una tournée nelle chiese), i miei figli, Pico di 17 anni e Ugo che ne ha solo due: da lui l’operazione Natale è ripartita alla grande, perché aspetta Gesù Bambino con un’impazienza fantastica. E ci trasmette l’atmosfera d’un tempo».
I doni li porta Gesù Bambino?
«Ci mancherebbe, Santa Klaus, Babbo Natale, le renne sono personaggi pittoreschi, come gli eroi dei fumetti di Walt Disney, ma sono laici, mentre, almeno per la mia famiglia, Natale resta tuttora una festa religiosa».
Dì la verità, al di là degli arrangiamenti di certe canzoni, ti sei anche divertito a trasformare il tuo gruppo in "Quei bravi ragazzi" che, in un film di Scorsese, erano pericolosi gangster, simpatici quanto spietati. Basta guardare la copertina per sentirsi seduti in un ristorante di Little Italy...
Ride: «E pensare che è stata scattata alla cascina Monluè, che è proprio qui dietro la mia sala di registrazione».
Qualche pensiero sul disco, che propone altri classici come Have yourself a Merry Little Christmas, anche quello in bilico tra rock e tradizione, e gli inediti: Stella, ispirata alla tradizione («stella che illumini il sole, riempi di luce il mio mondo»), e C’era una volta Natale, che stigmatizza il lato consumistico («orologi, catenine, cellulari e telecamere dalle vetrine, occasioni di vacanze che non hanno fine, e la vittima sei tu»), danno una svolta alla successione di motivi, così come Il regalo di Natale fa tornare subito alla melodia con la splendida voce di Mirò, che sembra raccontare una fiaba al mondo; mentre Il Natale dei ricordi attinge alle memorie dell’infanzia, «dolci di torrone, popolati da persone amate che purtroppo non ci sono più».
Nel panorama musicale di questo Natale affollato da tanti dischi "recuperati" dai magazzini con il pretesto del "meglio di" , quello di Enrico Ruggeri è davvero un momento musicale che può anche lasciare per un attimo perplessi, ma gronda di buona fede.
Enrico, lo sai che White Christmas è il disco più venduto del pianeta?
«Lo immaginavo; so che l’hanno inciso un po’ tutti, da Elvis Presley a Nat King Cole, che l’ha scritta Irving Berlin nel 1940 e fu lanciata da Bing Crosby, che ne ha vendute 50 milioni di copie. E so anche che si contano quasi 2.000 incisioni diverse».
Però forse non sai perché Irving Berlin, ebreo russo emigrato negli Usa che in tutto ha firmato 800 canzoni, ha scritto il suo più grande successo...
Al suo cenno negativo gli racconto la storia vera della canzone, che sembra una leggenda. Il primo verso della canzone è I’m dreaming of a white Christmas ("Sogno un bianco Natale"): Berlin "copiò" la frase dalle lamentele degli amici che, trasferitisi in California, non potevano più godersi un Natale con la neve...
«Beh, se non è vera è ben trovata...».
No, Enrico è la pura verità. Le leggende nascono anche così.
LA MUSICA E' FINITA
Fa quasi tenerezza quello che scrive Enrico Ruggeri sul suo profilo facebook. "Tutti i cantanti sono soliti snocciolare cifre quasi sempre gonfiate sulle loro vendite. Io invece voglio essere sincero: il mio muovo cd non sta andando bene. Tutti mi fanno i complimenti, tutti mi dicono dicono di averlo ascoltato ma le vendite sono molto più nasse della mia media. Mi sembra strano proprio in un momento in cui grazie a facebook e twitter ho instaurato un rapporto continuativo e cordiale con decine di migliaia di persone. Non posso pensare che tutti questi miei amici vogliono solo interagire con me senza avere voglia di sentirmi cantare. E non voglio pensare che tutte queste persone lo abbiano scaricato illegalmente." Ma anche si, poichè... così fans tutti.