ELIO GIGANTE
Elio
Gigante nacque a Terenzano, in provincia di Udine, il 27 giugno 1907, figlio di
una modesta famiglia, prima di far conoscenza con il mondo dello spettacolo fa
il falegname e il ragioniere nel paese natale; si trasferisce a Roma poco più
che ventenne per impiegarsi al ministero degli Interni. Nel 1938, alla vigilia
della seconda guerra mondiale, fa conoscenza per caso con Totò, che diventa suo
amico e che, quando scopre che è ragioniere, gli chiede di occuparsi
dell’amministrazione della contabilità della sua compagnia di rivista. Per sette
anni resta in qualità di amministratore al fianco del grande attore napoletano
con il quale vive il periodo forse più effervescente del teatro di rivista
italiano, poi passa a lavorare con altri grandi dello spettacolo, da Anna
Magnani, della quale è stato fino all’ultimo amico e consigliere, oltre che
manager, a Wanda Osiris, da Alberto Sordi a Carlo Dapporto, da Milva ad
Ugo Tognazzi e così
via. Dal 1961 passa dal teatro alla musica leggera diventando l’impresario di
Mina, ma solo per quanto riguarda l’attività dal vivo: concerti, serate,
tournèe, performances in teatro e nei locali, trasmissioni radiofoniche e
televisive: “di dischi e di canzoni non capisce assolutamente niente, ma è
insostituibile lo stesso” disse una volta la cantante, alla quale l’impresario
ha continuato a mandare in camerino, finchè si è esibita, un enorme cesto di
fiori ad ogni prima e della quale si è occupato badando ai minimi particolari,
dalla sveglia al mattino, dalla dieta, al meticoloso controllo dei teatri per
assicurarsi che non ci fosse in giro nulla di viola. Alto, imponente,
rassicurante, sempre calmo e vestito impeccabilmente di grigio scuro, Gigante fu
sempre un amministratore oculato e prudente e molti dei suoi artisti lo
chiamarono “l’uomo-banca”. Gli furono riconosciute una grande correttezza e una
completa onestà; visse sempre accontentandosi della percentuale del 10%
incassata sui concerti dei suoi artisti, dopo che questi ultimi venivano pagati
e nessuno, a memoria d’uomo, ricorda di avere mai dovuto avere una lira da lui.
Nel 1972, quando fu chiamato a organizzare il Festival di Sanremo, la sola cosa
che disse al sindaco della città ligure, Elio Parise, fu: “ci sto, ma niente
intrallazzi e niente soldi. Prima faccio il Festival e poi, se tutto andrà bene,
mi pagherete”. Quello del 1972 fu il Festival degli scioperi: scioperarono i
cantanti, capeggiati da Lucio Dalla e
Gianni Morandi, protestando per
l’esclusione dei loro colleghi Claudio Villa e Orietta Berti, la canzone di quest’ultima, fra l’altro, era stata bocciata da quattro sindacalisti che
facevano parte della Commissione. Anche Morandi aveva rischiato di non essere
ammesso e aveva dovuto rifare la sua canzone, una procedura acconsentita
soltanto agli artisti di chiara fama. Scesero in sciopero anche i direttori
d’orchestra italiani, a causa della presenza di un direttore straniero, Frank
Pourcel. Il regolamento di quell’anno prevedeva che ogni cantante si esibisse
dal divo con l’orchestra condotta dal suo direttore, la canzone poi veniva
rieseguita dalla solo orchestra. Inoltre scioperò anche la Rca, che aveva sei
cantanti in gara e riteneva di non avere sufficienti garanzie sulla loro
collocazione; si era pertanto rifiutata, fino all’ultimo momento, di pagare la
tassa di iscrizione di un milione e cinquecentomila lire a cantante. Si decise a
farlo il giorno stesso del debutto, sotto la minaccia di vedere esclusi i suoi
cantanti dall’ormai imminente gara. La giuria fu scelta sugli elenchi
telefonici, con il metodo del campione statistico: venne formata alle 20
dell’ultima sera fra coloro i quali stavano seguendo il Festival. Su 60
telefonate valide ne furono selezionate 30 che avrebbero determinato il
vincitore. Vinse Nicola Di Bari, ma dal Festival uscirono i Ricchi e Poveri,
Carla Bissi (che poi diventerà Alice) e Marcella. Elio Gigante ebbe anche un
cameo in Satyricon: "non seppi dire di no a Federico Fellini" dichiarò.
Elio Gigante morì il 17 agosto 1995,
all'età di 88 anni.