Elio Crovetto
L’UOMO DI “PIGIAMA SELVAGGIO”
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di Massimo Emanuelli
Elio Crovetto fu un personaggio eclettico, spaziò in tutti i settori dello
spettacolo: iniziò come musicista, poi fece l’avanspettacolo, la rivista, teatro
classico, il presentatore, l’attore cinematografico. I suoi passaggi televisivi
furono centellinati ma di altissima qualità: negli anni ’60 girò molti
Caroselli, prese poi parte allo sceneggiato La freccia nera di Anton Giulio
Maiano, e ad altri programmi di qualità a cavallo fra gli anni ’60 e gli anni
’80. Dal 1977 al 1979 propose su un’emittente privata genovese propose alcune
commedie di Gilberto Govi e Pigiama selvaggio, spettacolo per l’epoca alquanto
osè, con belle fanciulle che si spogliavano su richiesta dei telespettatori che
telefonicamente partecipavano al gioco. Forse tale spettacolo gli costò l’esilio
per quasi vent’anni dalla Rai. Vi tornò e fu fra i protagonisti di Villa
Arzilla, venti episodi di fiction all’italiana, regia e progetto di Gigi
Proietti, con altre vecchie glorie come Ernesto Calindri e Giustino Durano, e
con Don Tonino, sempre del 1990.
Elio Crovetto nacque a Milano il 6 dicembre 1926, giovanissimo si trasferì a
Genova dove frequentò l’Istituto Tecnico Vittorio Emanuele, iniziò a lavorare
nel campo dello spettacolo giovanissimo come appassionato di fisarmonica e, pur
non avendo assolutamente alcuna cognizione di musica, ha imparato a suonarla
benissimo, grazie anche ai suggerimenti di quel Rino Sentieri destinato a
diventare famoso cambiando il proprio nome in quello di Joe. Era appena
terminata la seconda guerra mondiale ed a Genova chiunque sapesse suonare era
prezioso perché non c’era ristorante, sala da ballo o locale notturno in cui non
vi fosse qualcuno in grado di animare l’ambiente a suon di musica. Così Elio
Crovetto iniziò la “professione”, facendo il giro del mondo sulle navi. Poi ha
cominciato a suonare e parlare, alternando canzoni tipiche di ogni regione
italiana con altrettante barzellette a colore locale, in una sorta di “Viaggio
Musicale” che affascinava soprattutto quegli stranieri che ci avevano
letteralmente ricoperti di “Am-Lire”. Erano delle strisce di carta moneta di due
tipi: quelle verdi da 5.000 lire e quelle arancione - dette “aragoste” - da
10.000. Poi, grazie al cielo, c’erano anche le banconote false che venivano
liberamente vendute sulle bancarelle dei famosi carruggi della vecchia Genova.
Ebbene, in quel clima, Elio si fece le ossa. Si fece le ossa e soprattutto si
fece degli amici. Tanti, tantissimi amici che da allora in poi lo seguirono con
autentico affetto lungo la sua carriera che via via lo portarono dalle
esibizioni musicali all’Avanspettacolo, dall’Avanspettacolo alla Grande Rivista
e da questa alla Prosa. Una vita lunga, intensa e – diciamolo - anche
scanzonata. Già, perché Elio, come entrava in una Compagnia, tempo una
settimana, “Doveva” diventare l’uomo della Soubrette! Pare uno scherzo ma chi si
ricorda di lui deve ammetterlo: ci riusciva sempre! Così, baciato dalle
Soubrette e dalle Prima Donne, Elio si sentiva autenticamente baciato dalla
fortuna e da “baciato della fortuna” qual era cercava sempre di essere generoso
ed altruista in qualsiasi modo, sempre spendendo in dosi massicce le sue doti di
straripante comunicativa. Era un bravissimo comico che mai scese nella
volgarità, era anche goliardico. Gustavo Palazio, suo compagno di goliardie,
ricorda che negli anni ’50 al Teatro 2000 di La Spezia Crovetto presentava uno
spettacolo che prevedeva dapprima un’esibizione del cantante Luciano Taioli, che
allora furoreggiava, poi uno strip di ragazze. Tajoli era poliomelitico e si
esibiva con la gamba offesa nascosta sotto un palchetto messo appositamente sul
palcoscenico, una sera Elio mise della colla sul palcoscenico, in prossimità
della sedia da dove si doveva esibire Taioli che iniziò a cantare e accorgendosi
che non riusciva a spostare la gamba per metterla sotto il palchetto, terminate
le canzoni, decise di proseguire, il pubblicom composto in prevalenza di
militari, ad un certo puntò si stancò, aspettavano con ansia l’entrata in scena
delle donnine, al povero Taioli arrivarono molti fischi, si dovette calare il
sipario e liberare il cantante.
Nella stagione 1956/1957 Crovetto partecipò a Il resto mancia, in scena
all’Olimpia di Milano, rivista di Simonetta e Zucconi con Lisetta Nava e Gino
Bramieri, una rivista che divertiva senza volgarità, con un ragguardevole cast
di realizzatori. Poi iniziò a presentare spogliarelli, a raccontare barzellette,
fece festival di operette e riviste, dove lavorò accanto a Macario, alle sorelle
Nava, a Tino Scotti, a Walter Chiari, a Ugo Tognazzi. Crovetto si esibì in tutti
i maggiori teatri italiani, ma aveva nel cuore Milano e la Liguria, si esibì
spesso al Teatro della Tosse, dove molti anni dopo esordirà Elio Ricci.
Nel 1963 Crovetto vinse il premio Biancamano per la sua interpretazione del film
di Carlo Lizzani La vita agra. Già un eclettico come lui non poteva non fare
cinema, vi esordì nel 1949 con la partecipazione al film Briscola, i ricchi e i
poveri realizzato da Rossaldo, ma fu con il 1958 che la sua attività
cinematografica di grande caratterista divenne regolare. Crovetto interpretò nel
corso della sua carriera quaranta film, fra quelli della prima metà degli anni
’60 ricordo: La banda del buco di Mario Amendola (1960), Pugni pupe e marinai di
Daniele D’Anza (1962), Gli imbroglioni di Lucio Fulci (1963), Europa: operazione
strip-tease di Renzo Russo (1964).
Nel 1964 Elio Crovetto venne chiamato da Giorgio Strehler per un ruolo
importante ne Le baruffe chiozzotte di Goldoni, fra gli altri interpreti Corrado
Pani, Lina Volonghi, Carla Gravina e Tino Scotti, grande successo, riconfermato
trent’anni dopo nella ripresa dello spettacolo per una tournèe internazionale.
Poi si esibì in spettacoli di Missiroli e di Garinei, e quindi tornò al cinema
recitando fra gli altri in Don Giovanni in Sicilia di Alberto Lattuada (1966) e
Lisa dagli occhi blu di Bruno Corbucci (1969). Non potè mancare nella sua
carriera nemmeno la televisione ove esordì nel 1968 nello sceneggiato Il
mestiere di vincere per la regia di Gianfranco Bettetini, TARTARINO DELLE ALPI
per la regia di Fenoglio e LA FRECCIA NERA
per la regia di Anton Giulio Maiano, sempre del 1968.
Elio Crovetto realizzò inoltre ben 25 Caroselli, fra di essi ricordo lo spot per
l’Alemagna L’erede, lo spot per l’Althea, Il meglio del meglio, aperitivo Aperol
(Vita dura di un piazzista con Tino Buazzelli e Ciccio Barbi), Barilla Il
ballista cliente (con Dario Fo), caramelle Golia (Galateo per i più piccini con
Pinuccia Nava, “per la voce e per la gola di Golia ce n’è una sola), confetto
lassativo Falqui (“perdindirindina che confusione, ma quando si dice Falqui…
basta la parola!” lanciato da Tino Scotti), lama da barba Gillette, grappa Julia
(con Sylva Koscina), brillantina Linetti (L’infallibile ispettore Rock con
Cesare Polacco), brodo Lombardi (Scommesse clienti Lombardi). Sempre per il
piccolo schermo Elio Crovetto recitò in un episodio del poliziesco di Giallo
Club. All’inizio degli anni ’70 Crovetto ritornò al cinema: I due maghi del
pallone di Mariano Laurenti (1970), Le mille e una notte all’italiana di Carlo
Infascelli (1973), poi ancora tv con la commedia di Cletto Arrighi On milanes in
mar. Ancora in teatro nel 1973 con la Compagnia di Carlo Dapporto portando in
tutta Italia le commedie dialettali di Gilberto Govi. Gli anni ’70 sono
caratterizzati dal cinema; fra le sue interpretazioni del periodo ricordo:
Quando gli uomini armarono la clava… e con le donne fecero din don di Bruno
Corbucci (1971), Ma che musica maestro di Mariano Laurenti (1971), Le mille euna
notte all’italiana di C.Infascelli e A.Racioppi (1973), La bella Antonia prima
monica e poi demonia di M.Laurenti, Paolo il freddo di C.Ingrassia, Orazi e
Curiazi 3 a 2 di G.Mariuzzo, Ecco noi per esempio di Sergio Corbucci.
Fra il 1977 e il 1979 Crovetto lavorò per un’emittente televisiva genovese
propendo le commedie di Gilberto Govi e Pigiama selvaggio, spettacolo per
l’epoca alquanto osè, con belle fanciulle che si spogliavano su richiesta dei
telespettatori che telefonicamente partecipavano al gioco.
Ritorno al cinema con Il cappotto di Astrakan di Marco Vicario (1980), Delitto a
Porta Romana di Bruno Corbucci (sempre del 1980), Si ringrazia la regione Puglia
per averci fornito i milanesi (1983), I giorni del commissario Ambrosio di
Sergio Corbucci (1988). Sul finire degli anni ’80 Crovetto recitò in teatro al
fianco di Ugo Tognazzi ne L’avaro di Moliere. Nel 1990 Crovetto tornò in tv e fu
fra i protagonisti di Villa Arzilla, venti episodi di fiction all’italiana,
regia e progetto di Gigi Proietti, con altre vecchie glorie come Ernesto
Calindri e Giustino Durano. Poi di nuovo in teatro dapprima con nella compagnia
di operette di Sandro Massimini, poi in Se devi dire una bugia dilla grossa di
Cooney-Fiastri per la regia di Pietro Garinei, con Jonny Dorelli, Gloria Guida e
Paola Quattrini.
Elio Crovetto è stato un artista del Teatro Leggero italiano che definire
“eclettico” sarebbe troppo poco. Ha fatto di tutto e di più in ogni campo dello
spettacolo, fu in grado di passare, nella stessa stagione, da Strehler alle
riviste di strep-tease, una serie infinita di andata e ritorno dalla prosa al
varietà, dall’avanspettacolo al teatrino hard, dal cinema, all’operetta, alla
televisione. Crovetto morì a Milano nel 1997, anche su di lui, come per molti
altri grandi dello spettacolo, è calato il silenzio. E in una televisione ove
furoreggiano i Patrick, i Costantini, le Marie de Filippi, non c’è da stupirsi.