





ELDA LANZA: LA "SIGNORA DELLA
TV"

di
Massimo Emanuelli

Elda Lanza nasce a Milano il 5 ottobre
1924 da una famiglia di estrazione borghese: "mio
padre era un genio, suonava, dipingeva, viaggiava, parlava quattro lingue. Era
un uomo charmant. Mia madre era una donna bellissima come un disegno di
Antonello da Messina, aristocratica e repressa. Si sono separati quando io avevo
tre anni e mezzo, non un gran che per farsene una ragione. Tutta la mia vita è
dipesa, nel bene e nel meno bene, da quella loro decisione. Forse non sarei come
sono se fossi cresciuta tra le loro braccia. Ma non lo saprò mai. La mia
famiglia era socialista dai tempi di Turati, io sono cresciuta con queste idee,
cultura e filosofia socialiste che ho sempre cercato di applicare alla mia vita
e ai miei rapporti. Più avanti ho incontrato Bettino Craxi, a una riunione nella sede
di Milano, e ho lavorato con Carlo Tognoli con lui mi sono anche presentata alle
elezioni per il sindaco di Milano: Elda Lanza per le donne. Ho incontrato
Sandro Pertini, al Quirinale: abbiamo chiacchierato, abbiamo mangiato una mela insieme,
abbiamo riso. Una figura indimenticabile. Ricordo
quegli anni con molto rimpianto. Essere
socialisti significava essere dall'altra parte, con gli intellettuali, i
lavoratori, gli studenti. Ho amato Pietro Nenni, ma anche Enrico Berlinguer e
Giorgio Amendola.
Forse con il socialismo non c'entra, ma ho anche incontrato Papa Wojtyla,
poco dopo la sua nomina Papa: emozionante, specie per me che non sono cattolica
e comunque non praticante."
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ELDA LANZA E' STATA CANDIDATA NELLE FILA
DEL PARTITO SOCIALISTA ECCO UNA LETTERA DI RINGRAZIAMENTO INVIATALE DALL'ALLORA
SINDACO CARLO TOGNOLI.
Come
ricorda la Milano della sua infanzia?
"Una Milano quieta, con poche auto e qualche carrozzella, l'acqua del Naviglio
che passava dalle parti di piazza Cavour, i giardini pubblici con gli animali e
il chiosco con il latte fresco e i savoiardi, le tate in divisa, le carrozzelle
alte come rolls royce, le luci discrete di sera, i negozi 'speciali' di
famiglia: in via Manzoni..."
Elda studia in collegio: Dames des
Anglais a Ginevra, Collegio reale delle fanciulle a Milano, un convitto privato
a Lodi: tra tutti, otto anni. Quindi si iscrive alla facoltà di lettere e
filosofia dell'Università di Torino: "ma c'era la guerra e ci consentivano di
fare gli esami a Milano, alla Cattolica. I professori erano sempre diversi. A
Torino, l'anno successivo la fine della guerra, era l'Università statale e il
professore titolare era Nicola Abbagnano. Il professor Abbagnano parlava
dell'esistenzialismo con una certa diffidenza. Incuriosita, forse più che
interessata, andai a Parigi e studiai sociologia alla Sorbona, due anni ma in
modo irregolare, docente Jean Paul Sartre.
Nel 1946, terminata la guerra, dopo
l'esperienza francese ho incontrato un ragazzo che avrei sposato otto anni più
tardi. Attraverso un'agente, Matilde Finzi, che lavorava per un editore
argentino, ho iniziato un'intensa attività di scrittrice: romanzi a fumetti,
sceneggiature, romanzi a puntate, novelle. Contemporaneamente mi sono impiegata
presso una gioielleria di via Montenapoleone (F,lli Vassallo): esperienza che è
durata forse soltanto due anni. Avevo infatti cominciato a scrivere novelle e
sceneggiati per BoleroFilm e articoli per Grazia a tempo pieno.
Scrivevo articoli di arredamento e il mio fidanzato di allora, che aveva
frequentato un'accademia di pittura, mi faceva piccoli deliziosi disegni che
illustravano il testo. Il caffè Giamaica era il luogo dove si incontravano tutti
i giovani che a quel tempo e in quegli anni, parlavano di pittura e di arte: il
mio fidanzato, Dova, i Pomodoro... e altri di cui ho perso traccia. Io ascoltavo
e imparavo, non so disegnare.
Nel 1952
Elda supera quattordici provini e diventa il primo volto della televisione
italiana. Per due anni davanti a quelle telecamere è sola: l’unica capace di
sorridere, parlare, intrattenere. Sperimentare per sé e per gli altri il nuovo
mezzo .Condivide questa esperienza entusiasmante con attori che diventeranno poi
famosi. “In quegli anni durante i quali la neonata televisione sperimentava
soprattutto sé stessa io affrontavo ogni giorno, spesso nello stesso giorno,
generi diversi: trasmissioni per le signore, i ragazzi, la moda, la politica, il
teatro. Due anni che hanno influito sulle abitudini degli italiani.”
Direttore
della televisione sperimentale era Attilio Spiller, un personaggio poco
ricordato, lo puoi presentare ai nostri lettori?
"Attilio è
stato il personaggio più controverso che io abbia avuto la fortuna di
incontrare. Quando l'ho conosciuto era direttore dei programmi (che non c'erano)
della televisione italiana (che non c'era). Lui era famoso come autore di
rivista e soprattutto di riviste radio. Gli avevano dato uno studio enorme e
lussuosamente lucido e nuovo, una targhetta sulla porta, e gli avevano augurato
buona fortuna. E lui ne ha avuta. Ha chiesto di me, perché avendo letto i miei
articoli su Grazia avrebbe voluto affidarmi i testi di una trasmissione
per le signore (allora le donne si chiamavano ancora così) che una giovane
bionda, fatale e
bellissima che lui aveva in testa, avrebbe presentato. Franco Enriquez mi ha imposto, invece, come presentatrice di questa fantomatica
trasmissione, (la commedia) Prego Signora che è andata in onda l'8
settembre del 1952, da uno studio scalcinato di corso Sempione, alle nove di
sera. Fu la prima trasmissione della televisione sperimentale. Da quel momento Spiller ha potuto immaginare la televisione come qualcosa
di concreto, che si poteva fare. Conoscendo tutti i comici e gli artisti di
rivista del momento, fabbricava trasmissioni sulla loro misura, che andavano in
onda la sera, sempre con la mia faccia che 'presentava': ero la presentatrice ma
anche l'unica sicurezza che avevano. Spiller è stato un genio, e mi stupisce che
la TV che in certe cose ha memoria lunga, se ne sia dimenticata. Aveva il senso
del ritmo, dei tempi scenici, della
battuta... Tutti i comici e gli attori di quel periodo, che erano ancora piccoli
e quasi sconosciuti, hanno imparato davanti a quelle telecamere. E dietro a
tutto c'era sempre lui: Attilio Spiller. Io gli sono grata non soltanto di
avermi insegnato un lavoro che non avrei mai fatto in vita mia (ero timida, ma
davanti a quelle telecamere io 'potevo tutto'), ma mi ha insegnato i ritmi della
comunicazione, il rapporto tra chi comunica e chi ascolta, che mi è servito
nella mia professione successiva. E' stato un grande maestro, e non soltanto per
me che ero poca cosa, ma per molti che poi sono cresciuti e sono diventati
grandi."
Elda e
Fulvia Colombo sono state le prime donne
della tv: "Fulvia è stata la prima annunciatrice, io sono la prima
presentatrice, il termine l'hanno inventato per me.
Fulvia Colombo era bellissima, elegante,
piena di scollatura, sempre pettinatissima e truccatissima, era un simbolo. Io
ero una presa dalla strada e messa li. Nessuno sapeva che cosa sarei stata e che
cosa avrei dovuto fare. Ce lo siamo inventati. Nella stessa giornata passavo dal
programma del pomeriggio, casalingo, alla rivista per la sera, cambiandomi
soltanto il vestito. Quando la rivista era a Torino, mi cambiavo in macchina. La
televisione per iniziare ha avuto bisogno di due gambe, e le ha trovate buone
tutte e due."
Un altro
tuo grande amico è stato Giorgio Gaber, come l'hai conosciuto?
"Attraverso un amico comune, ma il nostro incontro e' stato subito speciale. Mi
piaceva Maria Monti, così decisa, spontanea, intelligente. E mi piaceva lui,
così Giorgio Gaber. Noi eravamo già sposati, era anche nato mio figlio: Giorgio
e Maria venivano a casa nostra, ci facevano sentire le canzoni che aveva
composto davanti al camino del nostro salotto, lui cantava o cantava lei: la
chitarra, i miei panini al salame, la torta della nonna. E noi.
Alcune delle sue canzoni sono state provate nel
nostro salotto, davanti a un camino acceso, la chitarra, fette di pane e salame
nel piatto. Una delle sue canzoni, Le strade di notte, mi commuove
ancora. Giorgio Gaber era speciale perché era intelligente e umanissimo.
Educato, perbene, riflessivo. Spiritoso e altruista. Ho letto da qualche parte
che fosse modesto: mai. Era timido, ma sapeva assolutamente quanto valesse e che
cosa pretendere. Mi è difficile parlare di Giorgio senza commuovermi. Non amava
i complimenti e la stupidità lo rendeva furioso. Aveva pazienza, dote rarissima.
Non ci sono episodi da raccontare: è stato un periodo della nostra vita in cui
per caso, come spesso accade, ci siamo trovati compagni sulla stessa strada. Lui
cominciava a cantare, io a lavorare in TV: tutte e due un po' spaventati e
impreparati, ma ostinati ad andare avanti. Giorgio è stato una delle persone che
hanno inciso nella mia vita: in silenzio, soltanto con un gesto o con un
sorriso."

ELDA LANZA CON
WALTER CHIARI, ELDA LANZA
in COPERTINA RADIOCORRIERE TV, ELDA LANZA CAPODANNO 1953
Dall'8 settembre 1952 al 3 gennaio 1954 presenta moltissime trasmissioni della
t
v sperimentale, è lei con Febo Conti a condurre
la prim
a puntata di Un, due, tre spettacolo che sarà poi di
Ugo Tognazzi e
Raimondo Vianello. Ho presentato
tutto quello che mandavano in onda; dal programma per le signore del pomeriggio,
ai programmi per ragazzi, alle riviste serali, agli incontri, alle interviste...
Non si facevano troppe distinzioni, perché non c'erano palinsesti. Alle nove di
una certa sera doveva andare in onda una rivista o uno spettacolo e lo si
faceva. Questo, naturalmente, tra il 1952 e il 1954 - data di inizio delle
trasmissioni ufficiali. Tuttavia non ci sarebbe stata nessuna ufficialità se non
avessimo per due anni sperimentato la televisione, i tecnici, le macchine e
tutte le possibilità che la televisione offriva. Mi sono sempre considerata, in
quei due anni, manovalanza. Ma sono stati due anni fantastici che sono felice di
aver vissuto.
Dovevamo lavorare perché registi, nuove presentatrici (che intanto arrivavano,
superavano i provini, qualcuna restava e altre venivano sostituite
definitivamente), annunciatrici, tecnici imparassero il loro mestiere. Mi e'
difficile ricordare tutte le trasmissioni di quegli anni, a volte passavo da una
all'altra, nello stesso giorno, soltanto cambiandomi d'abito. La famosa
trasmissione del professor Cutolo era stata ideata da me e per due o tre settimane
l'avevo presentata io; quando è arrivato lui, gliel'ho ceduta perché mi era
sembrato più adatto di me, e lo e' stato certamente. Questa era l' atmosfera
nella quale lavoravamo."
Con la nascita ufficiale della tv, il 3
gennaio 1954, Elda conduce la rubrica settimanale Vetrine che dura fino al 1957, "l'anno della
nascita di mio figlio", dal 1958 al 1965 è la volta di Avventure in libreria:
"Io sceglievo i
libri, io li presentavo, io parlavo degli autori: Italo Calvino,
Dino Buzzati, Giovanni Arpino e molte scrittori per grandi che scrivevano libri che io
ritenevo giusti per i ragazzi: Rodari, Manzi... Non ho presentato Cuore
per esempio"


21 LUGLIO 1955 CHIESA DI ZONE (LAGO D'ISEO - BRESCIA) ELDA
SI SPOSA CON VITALIANO DAMIOLI DOPO 8 ANNI DI FIDANZAMENTO. / ELDA ALLA
CONDUZIONE DI AVVENTURE IN LIBRERIA.
Nel 1966 ha
inizia a condurre un programma per la fascia meridiana destino alle
telespettatrici più giovani. Il programma cambiava titolo ogni giorno: Per te
Elisabetta, Per te Giovanna, Per te Chiara, i nomi cambiavano secondo il
santo (o la santa) che cadeva il giorno della trasmissione.
Elda ha
conosciuto alcuni fra i più grandi personaggi della cultura contemporanea e non,
ecco i suoi ricordi di alcuni di loro:
Totò
A parte qualsiasi ovvietà sulla sua grandezza
d'attore e la sua signorilità, era un uomo timido.
Walter Chiari
È stato il compagno più simpatico, allegro,
divertente, intelligente e altruista che abbia mai avuto come partner.
Federico Fellini
L'ho molto amato e ammirato da lontano, non l'ho
mai incontrato in televisione. Ai miei tempi lui era ancora giovane.
Vittorio De Sica
L'ho presentato una sola volta al Teatro Nuovo
di Milano, in una trasmissione dal vivo - come si diceva allora. Io ero timida e
intimidita, e lui è stato cortese. Forse in cuor mio l'avrei preteso affettuoso.
Domenico Modugno
Ricordo la sua prima volta in televisione, nella
mia trasmissione pomeridiana, quindi negli anni ‘53/’54. In collegamento con uno
studio di Roma lui ha cantato “U' piscispada”. Era un artista che non aveva
bisogno della TV per essere grande e conosciuto in tutto il mondo.
Ingrid Bergman
Di passaggio a Milano, intervistata in una
trasmissione serale. A lei piaceva parlare italiano, credo fosse il suo periodo
rosselliniano, e io faticavo a capire quello che mi diceva e a tradurlo per gli
ascoltatori. Molto cortese. Molto molto alta.
Dario Fo
Il ragazzo più intelligente e divertente che
abbia conosciuto - e la sua carriera mi dà ragione. Era ragazzo, aveva appena
conosciuto Franca Rame e impazziva per lei. Al Piccolo lo avevano ingaggiato con
Giustino Durano per uno spettacolo di mimo. Un intero spettacolo muto, fatto
soltanto di gesti. Non ho mai visto niente di più straordinario e esilarante.
Umberto Eco
Quando la televisione cominciò ad assumere una
fisionomia meno improvvisata, al settore Culturali arrivarono per concorso due
neolaureati: Umberto Eco e Furio Colombo. Umberto era un monello irriverente.
Oltre a combinare scherzi malandrini, ci recitava in rima le teorie di Kant o di
Hegel, per fare il saputello. Non ci siamo più rivisti per anni, anche se io ho
sempre seguito la sua storia e i suoi successi. Fino al giorno in cui ci siamo
per caso incontrati a un mercatino di cose usate e ci siamo abbracciati come se
ci fossimo lasciati il giorno prima. Da allora ci scriviamo per mail, ci
spediamo libri, e non ci siamo più rivisti. Ma non occorre. Io so che lui c'e'.
Furio Colombo
Furio era educato, molto rispettoso, persino
ansioso di capire quello che succedeva. Era uomo di carriera e carriera ha
fatto, ed era uomo di grande stile e l'ha sempre dimostrato. Non l'ho più
rivisto, ma ho letto i suoi libri, l'ho seguito sull'Unità, mi fa piacere sapere
di averlo conosciuto.
In tanti
anni di tv avrai senz'altro mille episodi divertenti da raccontare...
"Gianni
Granzotto quando era un importante giornalista politico aveva accettato di
intervenire nella mia trasmissione Vetrine per un breve inserto di
politica al femminile (questo era il mio modo di parlare alle donne!!!): seduto
dietro una scrivania commentava un fatto e lo spiegava meravigliosamente con
parole semplici e chiare! Davanti, sulla scrivania, aveva un foglietto con gli
appunti, ma gli seccava farsi vedere che andava a leggere. Allora gli ho
insegnato un trucco: tenere la penna fra le due mani, in modo orizzontale, ogni
tanto abbassare gli occhi come a guardare la penna e intanto leggere. Cosa che
ha lui ha fatto e da allora per sempre. Persino lo hanno parodiato con quel
gesto che ormai era diventato suo. Tra parentesi, quando è diventato direttore
generale della Rai, non sono mai andata a salutarlo e a chiedergli un
posto. Questione di pelle... Con le tue domande mi hai fatto ripensare a
tante cose che avevo dimenticato: questa è una di quelle."
Elda hai
condotto più di mille programmi: "Ho
citato le trasmissioni che hanno avuto un titolo e una certa ripetizione.
Capitava a volte che la Tv mandasse in onda riviste alle quali partecipavo
soltanto come legame tra un numero e l'altro, o interviste a personaggi, o
presentazioni di festival (internazionale del jazz a Sanremo), o dibattiti
politici, o interviste a artisti (Lucio Fontana e altri).
Elda si è cimentata anche nella conduzione
radiofonica: "Ho avuto una trasmissione
per sette anni, I conti in tasca. Ero la signora che parlava alle donne
in TV, e l'ho fatto anche in radio. Ancora oggi, quando mi intervistano in
radio, io sono molto più felice di quando mi capita in tv -
anche se la televisione è stata la mia casa. Io sono timida,
ma in radio mi sento coraggiosissima. E felice..."
Nel 1971 Elda dopo vent'anni ed oltre mille
trasmissioni, si ritira dalla televisione per dedicarsi ad un nuovo esperimento
all'avanguardia per quel periodo: la comunicazione. Apre un'agenzia di
comunicazione d’impresa, pubblicità, giornalismo,
grafica, architettura e arredamento. Politica. Una costante curiosità per tutto
ciò che è movimento. Attualità. In un arco di oltre trent’anni, protagonista di
eventi sociali e culturali. Contemporaneamente organizza corsi accademici
sull’evoluzione del costume; all’Accademia d’Arte di Osaka è attivo un suo corso
sull’Evoluzione del costume e della Tavola dal Medioevo a oggi. Su questi temi
ha scritto testi, articoli, libri. Ha collaborato con Corriere della Sera, Il
Giorno, La notte.
"Ero giornalista
sapevo scrivere. Quando mi sono avvicinata ai
problemi della comunicazione d'impresa, avevo alle spalle anni di
socio-psicologia e molti viaggi in paesi dove la comunicazione d'impresa era già
matura. Ho scelto una strada difficile, in un periodo in cui le relazioni
pubbliche (che allora ci ostinavamo a chiamare Public Relations) in Italia erano
ancora sconosciute. Era un lavoro di prestigio: l'ho fatto bene per oltre
trent'anni.
Ho avuto clienti come Cartier, come Reporter, come Hoover, FIAMM e le corse
automobilistiche... e tanti altri, alcuni per un'azione particolare, altri per
anni. Alcuni li ho raccolti piccoli e nazionali, e li ho lasciati grandi in
tutto il mondo. Io non ho mai avuto 'lavori divertenti': era una cosa seria la
televisione, e' stata una cosa seria anche la mia agenzia. Trent'anni, sono un
percorso che merita tutto il mio rispetto.
Alcuni dei miei clienti mi
mandano gli auguri di Natale ogni anno. I giornalisti che si occupavano di
redazionali-stampa, ricordano che ero intransigente e poco simpatica."

ELDA LANZA A
UN
CONGRESSO A NEW YORK E A UNA CENA DI LAVORO FRA VINCENZO BUONASSISI E NINO
NUTRIZIO
Vi è poi una terza
Elda, la scrittrice, autrice di romanzi e saggi. Fra i libri pubblicati
ricordiamo: La tavola (De Agostini, 1999), I riti della comunicazione
(Sperling & Kupfer, 1992), Ho una pazza voglia di amare (Sperling
& Kupfer, 1992),
Una donna imperfetta (Mondadori, 1993), La tavola
(De Agostini, 1994), Signori si diventa
(Mondadori, 1995), Una stagione incerta (Marsilio, 2006, opera con la
quale ha vinto il premio letterario Antonio Sebastiani detto il Minturno),
L’altra faccia della luna (Lula.com 2008).
"Sto scrivendo tre
gialli, che forse proprio gialli non sono, legati a un solo personaggio; che nel
primo romanzo è commissario, e nel secondo e terzo torna a fare l'avvocato. I
titoli La signorina Olga (un'adorabile truffatrice di ottantadue anni),
Il matto affogato (mossa degli scacchi, quando le proprie pedine
impediscono al giocatore di dare (uno) scacco al re), l'intrigata storia di un
omicidio; Morire d'inverno una storia di ricatti e di mafia"
Dall'incontro casuale
e l'amicizia con Francesca Mazzuccato, scrittrice feconda e animatrice
culturale, in Elda Lanza nasce una nuova passione: il blog. "Al computer sono
arrivata da sola, nel 2000, ora sperimento il potere di internet, di facebook,
del blog, e delle nuove tecnologie".
Elda oggi vive a
Castelnuovo Scrivia, in provincia di Alessandria, un paesino fra Milano e
Genova, un paesino vicino a Volpedo: "è tutto un Pelizza".
Elda è tornata
recentemente a Milano: "pochi giorni dopo l'inaugurazione del Museo del 900.
C'era poca gente, molto spazio, poche code. Un'esperienza che ripeterò
certamente. Alcuni di quegli artisti li ho visti crescere: Fontana, Dova,
Guttuso, Messina, i due Pomodoro... Tutti calmi: nessuno di loro mi ha lasciato
uno schizzo in ricordo, io li ho amati ugualmente. Ora li guardo attraverso le
loro opere e sono immortali".
Come è cambiata Milano
nel corso dei decenni dal dopoguerra a quando l'hai lasciata?
"E' una città
stravolta. Dove c'erano, preziosissime, le vecchie librerie oggi si vendono
scarpe e le librerie sono supermercati. Sparite le mercerie con i plastron
colorati. Le tabaccherie. Il panettiere di Via Montenapoleone oggi è diventato
non so cosa. I salotti - quello famoso della Maruccelli - dove erano invitate
non le persone "in vista sui rotocalchi" ma quelle che davvero contavano nella
cultura e nell'arte. I pomeriggi musicali al Nuovo, i teatri, la Scala. Mi dirai
che almeno questi sono rimasti in piedi: ma gli spettacoli sono gli stessi?
Soprattutto è lo stesso pubblico di allora, elegante, partecipe, colto,
coinvolto? Da quello che ho visto recentemente dubito. Certo Milano è diventata
una città da bere. Ma poi forse ci vuole un alkaseltzer per digerire lo smog, il
rumore, la sporcizia, la volgarità, il disinteresse, la corsa al successo o
all'ultima idea di... con insensate code davanti a vetrine di oggetti. Ho
lasciato Milano dieci anni fa, ci ritorno sempre volentieri, soprattutto per le
grandi mostre d'arte, che forse una volta non erano così grandi. Ci torno
volentieri perché so che torno a casa, in un paese a misura d'uomo in cui oggi
mi piace vivere davvero.
Stupisce l'incredibile
contrasto fra questa quieta signora ultra ottantenne sorridente e una vita
attraversata da eventi che hanno trasformato il mondo e la società nella quale
viviamo.
Quale è la differenza
più grande fra la tv degli anni '50 e quella di oggi?
"E' come paragonare il
trenino a carbone della mia infanzia con l'alta velocità di oggi. Il nostro era
un giocattolo per signorine di buona famiglia. Questo di oggi è un carrozzone
altamente tecnologico che deve saper raccogliere di tutto per tutti?
Come è cambiata la tv
dagli anni '50 ad oggi?
"Quando si parla di
conformismo culturale degli esordi forse non dobbiamo dimenticare che Italia
fosse, la Democrazia Cristiana al governo; le donne a casa, soprattutto quelle
anziane, senza lavoro; suor Pasqualina che guardava la nostre trasmissioni e ne
riferiva al Papa, a volte telefonando alla direzione per rimproverare qualche
atteggiamento o per esprimere soddisfazione. Le ballerine con le calze e un
vocabolario attentissimo, dove la vendita all'asta diventava vendita
all'incanto, i membri del governo erano solo ministri o chiamati per nome; gli
scapoli erano uomini non sposati... Oggi è facile dire che fosse un
conformismo becero, ma quella era un'Italia nella quale cominciavamo a sentirci
stretti. Ce ne siamo liberati poco alla volta, per cadere nel conformismo
opposto ma altrettanto becero: fare il peggio perché tanto oggi si può. Le
ragazze tette e culi sono almeno belle da vedere, chiedono soltanto di essere
guardate. Che male fanno? Trovo peggiore il conformismo politico e sociale che
nella nostra televisione abbonda sotto la bandiera della libertà."
Non trova che la tv
degli esordi (quella di Guala) era più didattica e pedagogica (pur con le
censure democristiane) di quella attuale?
"Credo che sia giusto
definire soprattutto didattica la prima televisione. Il maestro Manzi era un
maestro e ha fatto una serie di
trasmissioni che hanno insegnato davvero a chi non sapeva leggere né scrivere.
Jole Giannini ha 'inventato' un metodo straordinario per insegnare l'inglese
attraverso piccoli fumetti e disegni (era bella e bravissima: un peccato che
abbia lasciato la Tv troppo presto). L'amico degli animali ha insegnato l'amore
per gli animali e il come trattarli e pensarli. Gli sceneggiati e le commedie
sono diventate cultura 'popolare'. Ancora oggi incontro uomini maturi che mi
ringraziano perchè da ragazzi hanno imparato l'amore per la lettura dalla mia
trasmissione Avventure in libreria. La televisione di allora era diretta
a un pubblico che andava 'educato' alla televisione. Ci insegnavano a parlare
lentamente per abituare i telespettatori a guardare le immagini e ad ascoltare
le parole contemporaneamente. Perchè la televisione non era la radio; ma neppure
il cinema, dove la storia può suggerire anche quello che non si è ascoltato o
capito. La televisione era asettica: video e audio, e bisognava farsi capire.
Oggi, con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione, una Tv 'maestra' non
avrebbe senso. Le trasmissioni di cucina, di attenzione alla spesa, di viaggi,
di strapaese hanno orari che coinvolgono soprattutto un pubblico casalingo.
Tanto più il pubblico si allarga e si estende, e tanto più la televisione
diventa qualunquista. Io ho l'impressione che la televisione oggi non sia
interessata alla qualità del pubblico a cui si rivolge, ma alla quantità. Ho
sempre pensato, infatti, che la pubblicità avrebbe salvato e distrutto la
televisione."
Cosa guarda Elda in
tv?
"Guardo poco la televisione, perché di solito nelle ore buone io sto al
computer. I telegiornali - mi piace quello de La7 perché
Mentana e perché era al Liceo Manzoni di Milano con mio figlio: e anche se è un pò più grande gli ha insegnato la politica. Non mi piacciono i dibattiti
politici. Mi annoiano i varietà. Che cosa resta? Quel poco me lo godo. La
televisione è di casa in casa mia, mi ha nutrito".
Cosa fa oggi Elda
Lanza?
Cose che mi piacciono e che scelgo. Sono docente di corsi sull'evoluzione del
costume, che diventano anche lezioni di buone maniere civili. Sono stata
presidente della biblioteca locale e ancora oggi promuovo per il mio paese
occasioni di cultura e di divulgazione. Scrivo: sto terminando tre piccoli
gialli che presto andranno in stampa. Scrivo articoli per giornali locali.
Rispondo alle interviste come la tua. Vado ospite in televisione a
raccontare la tv dei miei tempi. Ascolto molto e leggo molto. Una vita
impegnata, per fortuna accanto a un compagno che, dopo 64 anni di vita in
comune, ancora mi interessa e mi impegna la testa e il cuore.
Grazie Elda per tutto
quella che hai fatto per la tv (e non solo) un posto nella storia della
televisione e pertanto nel nostro sito lo meriti a pieno diritto.

ELDA LANZA E' LA TV
di
Mariano Sabatini
C'è una signora che ha visto nascere la
tv, per lei fu coniato il termine presentatrice, e ne è uscita con la discrezione
l'eleganza che le è propria. Ha superato gli 80 da qualche anno, ha tre romanzi
in attesa di pubblicazione, naviga in internet e partecipa, purtroppo di rado,
alle trasmissioni. Su Telecity, del
circuito 7Gold
con Ketty Porceddu ad Aria pulita. Elda Lanza si è
raccontata con semplicità, umiltà ed educazione, parole di una telespettatrice
al telefono. E' stata recentemente ospite ad Apprescindere con Michele
Mirabella. Seguitela.