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L'EDITORIALE    

L’EDITORIALE

di Mariano Sabatini

Ho avuto modo di conoscere Gianfranco Funari, uomo ruvido, che però improntava i rapporti con chiunque – fosse pure un giovane programmista com’ero all’epoca – all’insegna della semplicità. Parlava, parlava, parlava… ricordo telefonate fiume nel tentativo di convincerlo, solo ascoltandolo, ad una partecipazione televisiva che poi fece. Il “giornalaio” più giornalista di tanti giornalisti aveva bisogno di problematizzare, argomentare, scandagliare ogni sua mossa o decisione. Era, insomma, molto più profondo di quanto amasse apparire e con un’idea di televisione precisa: conosceva il mezzo come nessuno, seppure in studio amasse scompigliare, decostruire (“damme ‘a uno, damme ‘a due”), assecondare la sua animalità che lo rendeva un fenomeno da palcoscenico. In un’intervista doppia con Le Iene ebbe l’ardire di togliersi la dentiera e mostrarsi completamente edentulo, come il vecchino del west. Oggi avrebbe ottant’anni, posso immaginare cosa avrebbe pensato dinanzi al tentativo maldestro di Fabrizio Corona (sì lui, il bellimbusto noto alle cronache giudiziarie, il fidanzato di Belen Rodriguez, l’ex di Nina Moric, fotografato con il gingillo al vento su spiagge esotiche) di resuscitare il format più riuscito di Funari.   Parlo di Torti in faccia, nato nei primi anni Ottanta su Telemontecarlo  e poi ribattezzato per la Rai Aboccaperta: i primi people show, grazie ai quali un ragioniere, una casalinga o uno studente avevano la possibilità di assurgere alla dignità di opinionisti. In una stagione in cui la Tv appariva ingessata da un formalismo venato di ipocrisia,  Funari si rivelò portatore di controllato disordine. Essendo oltretutto, per la lunga gavetta in fumosi e oscuri night con uso di cabaret, credibile nel suo ruolo di capopolo. A distanza di un trentennio, nel ‘mariadefilippismo’ dilagante – la definizione è di una partecipante a Libertà di parola (lunedì sera su Canale Italia – Sky 913 e in chiaro in digitale) – una telecamera e un microfono non si negano a nessuno. Anzi, bisognerebbe sottrarli a viva forza a molti di quelli che sul piccolo scherno confondono il diritto costituzionale della libertà di espressione con il dovere; pur non avendo nulla di originale o solo interessante da dire. Certo telecamere e microfoni non si negano a Fabrizio Corona, l’eroe che ci meritiamo. Il neo conduttore-predicatore laico che ha l’impudenza con i suoi trascorsi di allestire un’aboccaperta dei nostri tempi tragici, sull’Italia governata dai politici nominati e non eletti. Ringhi, sfoghi, invettive, parolacce… senza via d’uscita, privi dell’ironia o del sorriso a trentadue dentoni di Funari in grado di sussumere il salvifico gioco delle parti, sull’onda di un pericoloso qualunquismo che giova solo ai furbi in azione. Lo studio di Libertà di parola sembra un grande vagone ferroviario mal frequentato, con un capotreno congestionato in viso, poco tempestivo o utile al dibattito. Alla vigilia del debutto televisivo, Corona si è autoproclamato l’erede di  Funari.  Peccato che il “giornalaio” fosse simile alla gente cui dava la possibilità di sfogarsi, o forse migliore per avercela fatta a smarcarsi, a raggiungere la vetta puntando sul talento. Quale sarebbe il talento di Corona? Quello di cui giudici e avvocati dibattono nelle aule di giustizia? Intanto registriamo che  Canale Italia, dopo aver scelto lord Luciano Rispoli come sua bandiera, potremmo d’ora innanzi ribattezzarlo “canile” Italia.

DIECI ANNI FA MORIVA DANIELE VIMERCATI

Sono passati dieci anni dalla scomparsa di Daniele Vimercati, un gentiluomo, un vero giornalista, che, pur avendo una propria idea politica, simpatie per la Lega, a differenza degli schierantisti pennivendoli di cui è pieno l'etere e la carta stampata, riusciva ad essere obiettivo. Non fui mai invitato da Vimercati ai suoi talk show, segnatamente allorquando pubblicai, primo in Italia dopo la scomparsa dell'ex leader socialista, la prima biografia di Bettino Craxi, la prima che uscì dopo la morte di Craxi.  Vimercati non aveva mai potuto soffrire i socialisti e la prima Repubblica e ci dividevano molte vedute, però fu sempre galantuomo, indipendente, corretto. Mi fece chiamare da un suo collaboratore, Roberto Poletti, quel Roberto Poletti che ne è poi diventato televisivamente l'erede e col quale collaborai per anni che mi manifestò la stima di Daniele per quanto avevo scritto, anche se poteva non condividerlo.  Da una persona come Daniele Vimercati, pur avendo visioni politiche diametralmente opposte, avrei potuto solo imparare. Il caso ha voluto che la sua prematura scomparsa non ci abbia poi mai fatto incontrare. Vimercati dopo avere lavorato e L'Eco di Bergamo, a Il Giornale di Indro Montanelli, si era ritrovato ad essere il primo biografo di Umberto Bossi, proprio nel momento in cui io ero diventato il biografo di Bettino Craxi, durante lo scellerato periodo del crollo della Prima Repubblica e della nascita della seconda, poi aveva diretto L'Indipendente e Il Borghese, ma, soprattutto, questo il suo più grande merito da me subito riconosciuto, aveva saputo rilanciare una tv locale, Telelombardia, dirigendone l'informazione e ideando un talk show, Iceberg, che andò poi in onda su molte altre emittenti locali e che rimane (con la conduzione di Vimercati) un modello irraggiungibile.  All'inizio del 2002 Daniele iniziò a stare male, c'era stato un avvicinamento proprio tramite Roberto Poletti, io volevo spiegazioni sulle voci che lo davano ormai in Rai a dirigere la testata regionale in quota Lega, purtroppo venne colpito da una leucemia fulminante che se lo portò via in un paio di mesi. Comunque posso garantire, e lo possono testimoniare Poletti e tanti dei suoi collaboratori, oltre agli amici che aveva, che non era intenzione di Daniele assumere incarichi in Rai, stava bene a Telelombardia dove aveva totale libertà, non avrebbe potuto, dopo essere stato il nemico della lottizzazione della prima Repubblica, partecipare alla lottizzazione della seconda Repubblica, lottizzazione senz'altro peggiore visto l'incompetenza dei lottizzati nella seconda.  Avrebbe rifiutato Daniele, a conferma della sua onestà intellettuale e della dirittura morale, ma, questo avrei voluto dirgli, ma non è stato possibile, se avesse accettato finalmente la seconda Repubblica avrebbe nominato qualcuno competente, non di parte (avrebbe svestito i panni del leghista, che comunque aveva già abbandonato a Telelombardia) e fatto il giornalista libero. A dieci anni dalla scomparsa di Vimercati molte cose sono successe, la lottizzazione selvaggia della seconda Repubblica e la pletora di incompetenti e faziosi mandata in Rai da Lega e Pdl non fa altro che confermare la mia idea di allora: Daniele Vimercati persona competente, onesta e imparziale, pur non nascondendo le sue simpatie.

 

UN PUGNO DI LIBRI... E POCO PIU'

di Mariano Sabatini

Guarita dalla depressione Veronica Pivetti si è consolata scrivendo un libro per Mondadori (Ho smesso di piangere), lei che non è una prof. ma ci prova... anche a Per un pugno di libri (domenica 17,55, Rai3) con un altro, Piero Dorfles, che non è professore ma gli piacerebbe e si siede pure in cattedra. Bisogna scriverne bene perchè è un programmino carino e a modo loro con giochini di disarmante semplicità a cui partecipano classi di liceo, parlando di libri, con studenti che magari sanno tutto di Nick Hornby e poco o nulla del vecchio Manzoni.

SOSTENEVA TABUCCHI...

E' scomparso Antonio Tabucchi, uno dei nostri più grandi scrittori, il paladino della libertà sconfitto da un tumore. Malato da tempo, aveva fatto del Portogallo la sua seconda patria.

di Massimo Emanuelli

Sosteneva Tabucchi di avere conosciuto l'opera di Pessoa quasi per caso, negli anni '60, quando, durante una serie di lezioni all'Università La Sorbona di Parigi venne per la prima volta a contatto con le opere del grande poeta. Sosteneva Tabucchi di esserne rimasto talmente colpito, al punto che al rientro in Italia decise di studiare il portoghese per comprendere meglio le parole del poeta del quale divenne, in seguito, il più grande critico e traduttore.

"Lei ha bisogno di elaborare un lutto, ha bisogno di dire addio alla sua vita passata, ha bisogno di vivere nel preesente, un uomo non può vivere come lei, dottor Pereira, pensando solo al passato". Chissà se oggi il personaggio nato dalla raffinata penna di Antonio Tabucchi sarà in grado di elaborare il lutto per la sua prematura scomparsa. Il grande scrittore è infatti morto all'età di 68 anni nella sua amata Lisbona, stroncato da un cancro che di recente lo aveva costretto ad un ricovero in ospedale. E proprio nella capitale portoghese saranno celebrati i suoi funerali, in quella fascinosa città dove, cinquant'anni prima, venne per le prima volta a contatto con le opere di Fernando Pessoa.

Per tutta la vita Tabucchi ha alternato la sua attività di professore di lingua e letteratura portoghese, a quella di saggista, traduttore e scrittore, Tabucchi aveva scelto di vivere fra il Portogallo (dove incontrò anche Maria Josè, la donna che diventerà sua moglie) e l'Italia. Il romanzo Sostiene Pereira era diventato il simbolo della difesa della libertà di informazione per gli oppositori di tutti i regimi antidemocratici. Lo scrittore toscano non ha mai nascosto la sua passione per la politica, soprattutto dalle colonne da La Repubblica, di cui era editorialista. Il suo ultimo libro, Racconti con figure, è stato pubblicato da Sellerio nel 2011.

Sostenevano gli intellettuali comunisti degli anni '50 e '60 che bisognava stare lontani dalla televisione, guardata come sospetto e come sottoprodotto culturale, sostenevano invece i posto comunisti l'utilità della televisione, ma Tabucchi sosteneva che bisognava apparirvi di rado. Lo ricordo in passaggi centellnati (Sky Tg24, Linea Notte, Mezz'ora e Che tempo che fa, unico programma che resiste agli editti bulgari berlusconiani a causa del buonismo e della ruffianeria di Fabio Fazio). Tabucchi invece le sue idee le sosteneva apertamente senza patemi, se lo poteva permettere.

L'OTTIMISMO E' IL SALE DELLA VITA: SE NE E' ANDATO UNO DEI PIU' GRANDI ARTISTI A TUTTO CAMPO

(POETA, SCRITTORE, SCENEGGIATORE, SCULTORE, PITTORE, ATTORE ECC.) DEL XX SECOLO: TONINO GUERRA.

IN TV AVEVA PORTATO L'OTTIMISMO

di Massimo Emanuelli

In tv aveva portato l'ottimismo attraverso vari spot relativi alla celebre catena di prodotti elettronici Unieuro, trasformando il motto " “Gianni! L’ottimismo è il profumo della vita!” in un vero e proprio tormentone. In apertura di ogni spot, sotto la sua immagine, la didascalia recitava “Tonino Guerra – Poeta e Scrittore“. Ma ridurre un personaggio del calibro di Tonino Guerra, scomparso oggi all'età di 92 anni, a testimonial pubblicitario e personaggio televisivo sarebbe un'eresia. E' vero che il grande pubblico l'aveva conosciuto soprattutto per questo spot, ma Tonino Guerra, poeta, scrittore, sceneggiatore cinematografico, scultore, pittore, uno dei più grandi intellettuali italiani del XX secolo, se è per questo aveva già fatto televisione, come avevo ricordato allo stesso Maestro quando lo incontrai casualmente e fugacemente in una calda estate d'agosto. Guerra infatti era stato intervistato dal compianto Marco Magalotti nel corso di una puntata di IN ZIR PAR LA RUMAGNA, programma cult di  Vga TeleRimini,   Sorrideva il Maestro quando gli comunicai che era popolarissimo fra i miei studenti che avevano iniziato a vedere i suoi film, a leggere le sue poesie, e a guardare (e magari apprezzare i film da lui sceneggiati) a causa di un fuori onda dello spot "l'ottimismo è il sale della vita" che spopolava su youtube. 

Con un pò di timore reverenziali provai a fargli alcune domande anche per sfatare certe dicerie che su di lui c'erano negli ambienti delle radio e delle tv locali romagnole: che fosse restio a parlare, esoso. Naturalmente coloro che facevano girare queste voci ora parleranno bene di lui, si dimenticheranno quanto sostenevano con me in privato, anche per loro da oggi Tonino Guerra diventerà un grande uomo, ma questo l'aveva già scritto Giuseppe Prezzolini (altro grande intellettuale a tutto campo): "gli uomini sono buoni con i morti così come sono cattivi con i vivi".  Personalmente trovai il Maestro gentile e restio ma avrà avuto le sue ragioni e comunque rispose ad un paio di domande non banali, sorrideva e rispondeva soprattutto con aforismi e si cullava sull'onda dei ricordi, soprattutto inerenti il mondo della scuola: "che pazienza ha a fare il professore", "io quando per un breve periodo ho fatto l'insegnante non avevo fantasia, davo sempre lo stesso tema: cosa ho fatto ieri sera". E poi, ancora, alcuni consigli per i giovani che volevano cimentarsi nella scrittura, la sua criticità verso la tv attuale. 

http://www.youtube.com/watch?v=7v3kIynDBx8

Poi ricordo un altro incontro, stavolta pubblico, una serata sulla Darsena riminese a Incontri con l'autore, con Tonino Guerra e il Cardinale Ersilio Tonini, ad un successivo incontro partecipò anche Sergio Zavoli, tre uomini di diversa formazione ideologica e politica (comunista, cattolica e socialista) ma con una profonda arguzia e una vastissima cultura, incantarono me e gli oltre 500 presenti. 

Avrei dovuto e sperato di incontrarlo nuovamente a Mi gioco la tv programma condotto da Daniele Perini per Teleromagna e in onda su 20 tv locali, ma Guerra non c'era.  Io presentai un mio liberculo (la biografia di Gianfranco Funari che mi venne lanciato addosso da Maurizio Seymandi mio mentore, che ora al posto dei dischi lancia i libri), ma se fosse stato presente il Maestro senz'altro avremo assistiti esterefatti alle sue parole, un fiume di saggezza.

Ho avuto la fortuna in quel di Rimini, località di svago e divertimento per eccellenza, di incrociare dei grandi come Marco Magalotti, Tiziano Cardellini, Titta Benzi, Romano Bedetti, Sergio Zavoli, cercavo ricordi, testimonianze inedite su Federico Fellini, ripercorrendo gli itinerari felliniani, anche se poi ho appreso che Federico Fellini da anni era assente da Rimini, e si vedeva di rado.  Quel Federico Fellini che ho visto a 10 metri di distanza (avevo molti anni di meno, molti capelli e diottrie visive in più) ad un congresso nazionale del Psi.  In quel partito nel quale ho militato e lo rivendico ancora oggi con orgoglio c'era un organo consultivo criticato dai media di destra e di estrema sinistra (entrambi oggi postfascisti e postcomunisti che disprezzavano i socialisti di dicono riformisti), quell'organo venne definito dall'allora ministro Rino Formica "assemblea dei nani e della ballerine".  Io ero da poco laureato e guardavo con timore reverenziale e ammirazione dei grandi, quell'assemblea di "nani e ballerine" aveva fra i suoi componenti, tanto per citare qualcuno, personalità del calibro di Federico Fellini, Vittorio Gassmann, Mario Soldati, Ornella Vanoni, Sandra Milo, Umberto Veronesi ed altri. Imavvicinabili, potevo vederli a dieci metri di distanza, e già era un privilegio, più vicino a noi "umani ed umili delegati congressuali del movimento giovanile" altri nani e ballerine di secondo rango rispetto ai primi: Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Renato Brunetta ed altri. Con ironia, e attirandoci qualche antipatia con l'altro mio mentore Paolo Pillitteri qualche anno fa abbiamo ricordato che i grandi "nani e ballerine" erano in un organo consultivo di partito senza alcun potere nelle decisione governative, mentre i "nani e ballerine" di secondario piano poi sono finiti al governo facendo sprofondare l'Italia nel baratro.  Ma fra coloro che disprezzavano come "personaggi di serie B" il gotha della cultura socialista c'erano anche Walter Veltroni, Massimo D'Alema, e tanti altri attuali deputati.  Nel bel mezzo si stagliava una figura signorile, colta, perbene, rimasto sempre socialista: Sergio Zavoli, ringrazio il Senatore Zavoli per avere riportato una mia dichiarazione su di lui sul sito del Senato della Repubblica.  Sarà proprio Sergio Zavoli,a leggere l'orazione funebre del suo amico Tonino Guerra.  Dopo avere sentito, soprattutto in quest'ultimo periodo, frasi ipocrite da parte di Walter Veltroni, per una volta condivido in toto la sua dichiarazione su Tonino Guerra: "ci mancheranno le cose profonde che diceva avvolgendole nel suo sorriso quasi da bambino. Se ne è andato un genio, un poeta, una persona dolcissima".  Delle tante frasi di Guerra in questo momento di dolore voglio ricordarne due in particolare.  La prima quando, intervistato proprio da Sergio Zavoli, ricordava una delle ultime serate estive romagnole trascorse con Federico Fellini.  Federico parlava dei nostri vecchi ricordi, ad un tratto di fermò scosse la testa e mi disse: "vedi, noi siamo come gli aerei, peccato che non ci siano più gli aereoporti".  E, infine, una frase profetica che ben si addice all'attuale Italia, agli italiani di oggi e alla tv volgare dove si urla e basta senza portare alcun messaggio positivo e costruttivo, la frase che Guerra fa dire a Roberto Benigni alla fine del film di Fellini La voce della luna: "e se tutti facessimo un pò di silenzio, forse riusciremo a capire meglio".

IL SENSO DELLA VITA PRESO AL VOLO

di Mariano Sabatini

Vorrei conoscere la mamma di quel bambinetto frignante prestato a Fabio Volo per il suo esordio ad effetto su Rai3. Parlo di Volo in diretta, dal mercoledì al venerdì ore 23,15. Dopo Bonolis un "senso della vita" secondo lo scrittore-panettiere così generoso da volerci ammansire i suoi incontri con "gente talmente interessante che non l'ha capita..."  In questi anni Volo ha letto libri, si è liberato michelangiolescamente dal blocco di marmo che lo attanagliava e sente l'urgenza di comunicarcelo con una trasmissione in cui riesce a rendere normale persino Franco Battiato.

PINO DANIELE A 57 ANNI SI AUTOPRODUCE

di Massimo Emanuelli

Pino Daniele ricomincia dalla musica e torna a fare quello che gli viene meglio: il musicista puro. Ha infatti presentato alla libreria Fnac di Milano nel corso di un'affollata conferenza stampa La grande madre nei negozi dal 20 marzo 2012, un disco che lo raffigura così come lo vogliono i suoi ammiratori.   E' un'ulteriore svolta nell'ormai lunga carriera del cantante paternopeo che nell'estate 2011 si è esibito in concerto con Eric Clapton a Cava dei Tirreni: rottura con la casa discografica ed autoproduzione.

"Basta con le case discografiche, non mi ritrovo in questo mondo che pensa allo share" il cantautore napoletano ha scelto l'indipendenza totale: "Quando una casa discografica non crede più in un suo artista non investe più nei suoi dischi... io che ora sono il discografico di me stesso nel mio artista ci credo. Per chi se lo può permettere è una bella alternativa per riuscire a confezionare dei prodotti artistici senza dover discutere con gente che viene dal ramo commerciale e che magari di musica non capisce nulla. Non sono più in sintonia con i direttori artistici: confesso che mi sento un pesce fuor d'acqua e non mi ritrovo nei tanti cambiamenti del mondo dello spettacolo e dei media, adesso si è legati allo share, alle canzoni che devono funzionare in radio, dopo avere registrato tanti dischi, io non posso scrivere brani per telefonini".

Pino ha presentato il suo nuovo cd nel giorno del cinquantasettesimo suo compleanno: "è stato il mio amico Renato Zero a suggerirmi l'autoproduzione e lo ringrazio perchè sono completamente libero, padrone del mio destino". Daniele non ha proprio voglia di tradire l'arte: "è una cosa che trovo insopportabile. E ultimamente ci sono stati dei cambiamenti politici che non hanno certo aiutato la cultura."  Nonostante il suo pessimismo di fondo l'artista è tuttavia pronto a scommettere in un cambiamento in meglio: "se in Germania vince il film dei fratelli Taviani e se in usa trionfa The artist, vale forse la pena essere un pò ottimisti."

Un paio di desideri per festeggiare nel migliore dei modi il tuo compleanno?

"Uno si è avverato, quando è arrivato il governo Monti. L'altro è che non finisca"

In La grande madre un solo pezzo napoletano 'O fra (che suona più o meno come Ciao fratello), scrivere in inglese, in italiano, in dialetto napoletano, per me è una questione superata. Mi preoccupa una sola cosa, la nostalgia che a volte ti può fregare e ti fa fare cose non buone, ecco perchè non vado a cercare per forza il napoletano che usavo in passato" Riuscirà l'album a vendere 35.000-40.000 copie necessarie a coprire i costi di una confezione sontuosa e di un grande cast artistico? Pino ci spera, grazie anche al tour al via sabato da Cesena, che in giugno lo porterà anche a New York: "io sono quel che sono e capita spesso di sentirmi un pesce fuor d'acqua, non mi ritrovo nei molti cambiamenti nel mondo dei media e dello spettacolo"

Pino saluta i giornalisti annunciando le tappe del suo tour: Cesena, Catania, Napoli, Roma, Firenze, Padova, Mantova, Reggio Emilia, Bologna, Torino, Bergamo, Milano, Zurigo, Brescia, Ginevra, Lugano, Genova, New York, Boston e Washington.

 

VOLARE D'INFINITO CANTO

di Agostino Rosa

E' uscito il volume di Michele Coccioli VOLARE D'INFINTO CANTO con prefazione di Massimo Emanuelli. Modugno intuì il profondo significato del sogno e dell'immaginario, e nonostante i sogni finiscano all'alba invitava a continuare a segnare. Nel suo cielo trapunto di stelle c'è il cielo e c'è la luce, c'è il sole e ci sono le nuvole, c'è la terra e c'è il mare, con tutte le gioie e i dolori che il mondo si porta appresso. Volare d'infinito canto perchè sognare è la via dell'essere. A Domenico Modugno sono dedicate le immagini contenute nel volume, 50 immagini che affiorano dallo scatto dell'operatore, cieli tersi o marezzati, scorci paesaggistici, vedute urbane abbacinanti, dettagli storico-artistici, e poi ancora architetture, interni, strade, lidi, compendiano le visioni liriche quanto alterate di Coccioli. Sono rappresentazioni non descrittive, piuttosto evocative degli stati d''animo dell'autore, che costruisce le immagini mediante connessioni analogiche al testo della canzone di Modugno, fotografie come apparizioni oniriche, irripetibili, uniche e persino astratte: il blu, il vento, il volo, il cielo, la felicità, il sole, la luna, le stelle, albe e tramonti, il mondo svanito, la musica "gli occhi tuoi belli", ovvero il ritratto della donna amata, seguito dal confronto con i versi musicati dal cantante pugliese. Michele Coccioli agli studi di architettura presso l'Ateneo di Firenze affianca la passione per la fotografia, con la lettura di riviste specializzate e l'approfondimento dei più importanti autori del Neorealismo italiano. Coccioli si interessa di progettazione bancaria e direzione cantieri all'interno della Banca Popolare Pugliese, è stato inoltre membro della Commissione Cultura dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Lecce.  Dal 1980 al 2010 ha portato a termine numerosi reportage, dal Salento, sua terra d'origine, a quasi tutto il Meridione d'Italia, Polesine ed Europa dell'Est, confermando la propensione per una fotografia di indagine sociale legata in particolar modo a eventi di natura storico-letteraria.  Di questi lavori ha pubblicato nel 2002 PugliaLucania con Electa e nel 2009 Puglia. I borghi più belli d'Italia con Adda Editore. Nel corso degli anni non ha tuttavia trascurato gli sviluppi della fotografia moderna, con un occhio critico per i più concettuali. L''evolversi di nuovi linguaggi e l'esigenza di un nuovo confronto sono alla base della serie Il teatro dei sogni del 2009-2011. Il Novecento artistico (pittura e cinema) ne influenzano l'approccio stilistico e diventano spinta propulsiva per un viaggio dell'anima. L'universo immaginifico, il sogno, la dimensione irrazionale dell'essere diventano più oggetto costante di analisi e di riflessioni. I lavori di Coccioli sono recensiti nel catalogo Nuova Arte di Giorgio Mondadori e Multiplicity dell'Editoriale L'Espresso, quest'ultimo legato alla settima ed ultima edizione del Contemporaneo, Associazione Musei d'Arte Contemporanei Italiani.  Le fotografie di Coccioli sono state utilizzate da Enti pubblici e privati. Nel 2011 Coccioli ha ricevuto il premio Oscar Cultura dalla Galleria d'Arte Centro Storico di Firenze, per la serie Viaggio per la città sognata, fotografie ispirate al romanzo Le città invisibili di Italo Calvino.  L'idea di questo volume - dichiara Coccioli - trae lo spunto iniziale da Cosa sono le nuvole? di Pier Paolo Pasolini, terzo episodio del film Capriccio all'italiana. Tutto si svolge all'interno di uno scalcinato teatrino dove il regista mette in scena le prove di Shakespeare, recitato da burattini. La trama la conosciamo tutti, si conclude con l'assassinio di Desdemona da parte di Otello, in seguito agli intrighi di Jago.  Il film termina con il monnezzaro (interpretato proprio da Domenico Modugno  autore anche dell'omonima canzone http://www.youtube.com/watch?v=iIc-isA2uwA) che getta i burattini (Jago e Otello) in una discarica. Per Pasolini, l'unica maniera per poter assaporare la "straziante meravigliosa bellezzaa del creato" è quella di morire per poter rinascere, ma solo per pochi attimi, quelli necessari a Jago e Otello per poter scoprire le nuvole. Il regista, inventandosi una rappresentazione nella rappresentazione, vuole dimostrare che i personaggi, seppur marionette, sono in grado di provare le stesse emozioni degli esseri umani, di provare gli stessi incantamenti. Tale concetto è esposto anche nel manifesto anteposto all'ingresso del teatro, dove viene raffigurato il quadro di Velasquez Las Maninas i cui personaggi sono riflessi in alcuni specchi. Il film è una riflessione sui rapporti fra l'apparire e l'essere, fra la vita e la morte, successivamente l'arte e la psicanalisi hanno profondamente coinvolto Coccioli. Inaspettatamente è stata la canzone Nel blu dipinto di blu una canzone nata da una grande intuizione di Franco Migliacci e Domenico Modugno cantante vissuto in età giovanile a San Pietro Vernotico paese d'origine di Coccioli. Volare rappresenta un inno alla vita.  Un uomo sceglie di dipingersi le mani e la faccia di blu, proprio come nel quadro Le coup rouge di Chagall, e volare nel cielo infinito, in assoluta libertà, senza restringimenti razionali, limitazioni di ogni genere.  La realtà scompare nell'appagamento spirituale più assoluto. Ma ecco che all'improvviso il sogno svanisce, la realtà ridiventa presenza oscura, ma per fortuna tutto di nuovo risplende guardando gli occhi della donna amata. Si può assaporare ancora la felicità.  Scrive Massimo Emanuelli sono stato lieto di apportare un mio modesto contributo al lavoro di Coccioli, ho conosciuto poco Domenico Modugno lo incontrai per ragioni politiche e non giornalistiche o canore, era già stato colpito dell'ictus, ricordo le sue battaglie coi radicali alle quali partecipai anch'io nel mio piccolo, maestro ammirato non solo come cantante ma come corifeo di battaglie civili e democratiche.  Ricordo la sua lotta in favore dei diritti degli handicappati e la sua promesse fatta nel 1988 (a quattro anni dall'ictus): "se il partito raggiungerà il quorum per non scomparire in Parlamento tornerò a cantare Volare in pubblico”, si esibisce in occasione del congresso del partito, mandando in visibilio tutti i presenti che al suo “Volare” fanno il coro “ooo”.  A me vennero brividi, una sensazione indescrivibile che mi commosse, e mi commuove ancora ad anni di distanza, una delle emozioni più profonde della mia vita. Poi ricordo ancora una stupenda versione di Volare, ero dietro le quinte di  Superclassifica Show programma ideato e condotto da uno dei miei maestri, Maurizio Seymandi. Ricordo una puntata con Massimo Boldi, con il quale sto ultimamente lavorando per la stesura di un libro, i migliori cantanti italiani passarono per il salotto di Seymandi: Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla, Gianna Nannini, Vasco Rossi, I Dik Dik, Tony Esposito, Maurizio Fabrizio, Eugenio Finardi, Riccardo Fogli, Ivano Fossati, Dori Ghezzi, Milva, Claudia Mori, Banco del Mutuo Soccorso, Loredana Bertè, Angelo Branduardi, Rossana Casale, Patty Pravo, Ron, Enrico Ruggeri, Giuni Russo, Gianni Togni. Tutti insieme cantarono Nel blu dipinto di blu, Emozioni indescrivibili per chi, come Emanuelli, le ha vissute e viste live, figuriamoci per chi, come me, non era neanche nato.  Ho avuto il privilegio di visionare in anteprima il volume di Coccioli e di leggere le parole di Emanuelli. e mi sono appagato in quel mixage di letteratura, cinema, musica, teatro, fotografia, pittura, cui fa riferimento Emanuelli. Vi invito a comprare il volume di Coccioli, non può mancare dalla vostra biblioteca.  E con le braccia protese verso un cielo infinito, come in un volo d'infinito, così viene ricordato Domenico Modugno in volume che contamina le arti: musica, letteratura, cinema, teatro, pittura, fotografia.

LA SIGNORA OLGA, IL PRIMO GIALLO SCRITTO DA ELDA LANZA, LA SIGNORA DELLA TELEVISIONE ITALIANA,

LA PRIMA PRESENTATRICE DELLA TELEVISIONE ITALIANA

di Massimo Emanuelli

Elda Lanza, la signora della televisione italiana, da me intervistata un anno fa, non finisce mai di stupirci. Proprio mentre in tv (e in radio) continuano ad essere onnipresente persone senza alcuna professionalità o persone che ormai da anni fanno il verso a sè stessi, che vivono incollati al video, lei, la prima presentatrice della tv italiana (dal 1952 fino agli anni '70) ne ne è uscita con discrezione, con l'eleganza che le è propria.  Negli anni '70 ha iniziato una nuova attività, si è inventata un nuovo lavoro: ha aperto infatti un'agenzia di comunicazione d’impresa, pubblicità, giornalismo, grafica, architettura e arredamento, quando ancora non si sapeva cosa fosse la parola "comunicazione". Vi è poi una terza Elda, quella di oggi: scrittrice, che naviga internet, attenta ad ogni cosa e sempre al passo coi tempi. Il romanzo di Elda Lanza La signora Olga sarà presentato a Brividi fuori scena, rassegna promossa dal Ctb (Centro Teatrale Bresciano)  in programma dal 29 marzo al 3 maggio dove cinque scrittori (fra i quali vi sarà anche Piero Colaprico (inviato di cronaca nera e giudiziaria de La Repubblica, scrittore e saggista) saranno i protagonisti della formula che unisce letteratura e teatro nell'ambito del festival A qualcuno piace giallo. Elda racconterà il suo viaggio nei misteri dell'animo umano, della società e della storia.   E' un romanzo di intrighi che vede protagonista dell'intricata vicenda una signorina ottantenne che muore in modo misterioso, spetterà al commissario Max Gilardi, affascinante investigatore della squadra omicidi milanese, scoprire la verità sulla sua fine e ritrovare un quadro rubato. I colpi di scena si susseguono nell'intreccio avvincente che un racconto a tratti ironico e commovente che coinvolge gli inquilini di un intero palazzo della periferia  Il 3 maggio Elda Lanza sarà a colloquio con il nostro di Mariano Sabatini.

CIAO LUCIO SEMPRE VICINO AL CIELO

di Gigi Vesigna

Gigi Vesigna ricorda Dalla e gli anni di una lunga amicizia cominciata al Festival di Sanremo in cui morì Tenco.

La stanza con il soffitto di stelle.

Alla notizia, terribile,la memoria si illumina mettendo a fuoco un ricordo che ha dell’incredibile: il 27 gennaio 1967 in una stanza sotterranea dell’Hotel Savoy dove venivano ospitati i personaggi “minori” del Festival, Luigi Tenco pose fine alla sua vita terrena. Per puro caso io, che abitavo nello stesso albergo, scesi immediatamente insieme a due inviati del Messaggero e della Stampa e con loro entrai nella stanza prima dell’intervento della polizia. Poi il caos, e in mezzo alla confusione apparve uno strano personaggio avvolto in un pellicciotto probabilmente sintetico e, sotto, completamente nudo. Era Lucio Dalla che alloggiava proprio nella stanza vicina a quella di Tenco ma era sotto la doccia e non aveva sentito lo sparo.

Fu subito un sodalizio, tanto più che noi cronisti eravamo gli unici ad avere apprezzato la sua esibizione al Festival con una canzone, Paff bum, che era un piccolo gioiello musicale ma che la platea del Teatro del Casinò, che allora ospitava il festival, fischiò ferocemente. Vidi scene selvagge: signore impellicciate che agitavano le loro collane di perle quasi fossero dei “lazo” per strangolare Dalla.

E' la solidarietà a permettermi di usare, oggi, un vocabolo troppo spesso abusato: amico. E da amico l’ho incontrato più volte in circostanze sempre anomale. Un’estate ad Anacapri, nell’albergo dove ero in vacanza, Lucio aveva una suite sul tetto: il soffitto della sua stanza da letto, grazie a un meccanismo che mi parve magico, schiacciando un pulsante scivolava via lasciando libero il cielo. Quel cielo che Lucio si sforzava di avere sotto gli occhi ogni volta che poteva.

Così quando capitò ad Anacapri, dopo la solita rimpatriata mi chiese se avessi il tempo di ascoltare il suo nuovo album, che stava per uscire, e di fargli sapere il mio parere. Non c’erano titoli, trattandosi di un provino ma uno dei pezzi, Canzone, era straordinario. Glielo dissi e scuotendo la testa ruggì un “se lo dici tu”. A Capri era arrivato sul suo veliero che aveva battezzato “Catarro” e, quando l’aveva acquistato gli avevo regalato un binocolo da capitano di lungo corso. Un oggetto esagerato, ma che lo divertì molto.

Il cielo, dicevamo. Dalla abitava a Bologna in un vecchio palazzo le cui propaggini arrivavano sino a Piazza Maggiore. C’era aria di famiglia, di comunità: ogni giorno tanta gente intorno a un tavolo con i tortellini si respirava profumo di cibo buono e di amicizia. Ma Lucio aveva un piccolo segreto che mi mostrò solo quando la sera stavo per tornare a Milano: c’era, proprio di sguincio su Piazza Maggiore, uno stanzino piccolo piccolo, con un letto, meglio chiamarlo giaciglio, dove Lucio, dopo aver comprato all’alba i giornali del giorno dopo, si rifugiava e supino poteva guardare un cielo blu che si era costruito da solo perché era formato da tante stelline che si illuminavano magicamente.

Prima dell’ultimo Festival, al quale non aveva intenzione di partecipare, ma finì per cedere all’insistenza di Gianni Morandi che all’epoca di Fatti mandare dalla mamma lui avrebbe voluto produrre ma la RCA glielo aveva impedito, gli avevo telefonato perché volevo occuparmi del suo ultimo disco, una curiosa e copiosa raccolta di tutte quelle canzoni che per un motivo o per l’altro non avevano avuto il successo che di solito accompagnava un suo lavoro.

“Ma dai, sono canzoni che quasi mi ero dimenticato, però non sono niente male. Comunque lascia perdere, per me è una “scompilation!”. Ora è diventata un oggetto prezioso, perché fa conoscere un Lucio in penombra, che canta quasi sottovoce. Ma resta un inno alla vita perché "la morte", era solito dire, "è solo la fine del primo tempo!”

PANARIELLO E' IL RE DEGLI ASCOLTI, PECCATO CHE NON FACCIA RIDERE, SI PROPRIO PANARIELLO NON ESISTE

di  Massimo Emanuelli

Per chi, come me, conosce gli esordi creativi di Giorgio Panariello a Radio Super Tirreno, prima, e a Radio Versilia, poi, quindi ad Antenna 3 Toscana, Canale 39, Teleregione, Videomusic e TeleMontecarlo.  Starò indubbiamente invecchiando ma non riesco a capire il successo di Giorgio Panariello con Panariello non esiste andato in onda su Canale5. Panariello proprio non esiste, non fa ridere, fa il verso a sè stesso. Mi domando (ma non solo per Panariello ma anche per molti altri "comici" di oggi) dove è andata la verve creativa e innovativa degli esordi nelle tv locali, esordi che molti vip di oggi rinnegano. I comici di oggi sono ripetitivi, monotoni, fanno il verso a sè stessi, con un umorismo di bassa manovalanza, volgari, non fanno ridere. Non erano così Walter Chiari, Gino Bramieri, ed altri grandi della risata. Quella di Panariello non è ironia, il pubblico, infatti, non ride. I suoi personaggi non rappresentano nulla, Panariello dovrebbe esporre un cartello con la scritta "risata", come facevano una volta i direttori di studio. La recente fiction Walter Chiari. Fino all'ultima risata, pur suscitando alcune polemiche per dei falsi storici e delle omissioni, ha riportato alla memoria la grandezza di Walter Chiari, ai tempi di Chiari a Giorgio Panariello non avrebbero nemmeno permesso di salire sul palcoscenico. L'unica cosa indovinata? Il titolo dello show: Panariello non esiste. Si proprio Panariello non esiste.

LUCIO DALLA, UN CANTAUTORE CON TANTO SORRISO:  AVEVA COSI' TANTO TALENTO DA POTERLO DISSIPARE

di Mariano Sabatini

Lucio Dalla è morto come è vissuto, con estrema discrezione. E se ne è andato all’improvviso, portandosi via pezzi di vita dei tanti che lo hanno amato e continueranno a farlo. Morte, la sua, vissuta come uno strappo. Perciò la Rete, tra Twitter e Facebook, trabocca dolore come per un parente caro. Ci rimane la pregiata produzione musicale che per convenzione viene definita leggera. Ci terrà compagnia per sempre, insieme a quella di Domenico Modugno, Fabrizio De Andrè, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e tanti altri.

Come per ognuno dei protagonisti dello spettacolo e della comunicazione di larga popolarità, su Dalla si facevano chiacchiere di bassa lega, senza che mai – a mia memoria – sia caduto nel tranello di replicare, sistematizzare, chiarire. Non ne aveva bisogno. Volava nell’iperuranio dell’arte, aveva da inventare, scrivere, suonare. Artista è una qualifica abusata: molti, troppi ne sono portatori a dispetto di chi se ne fregia a pieno titolo. Lucio Dalla era un artista eclettico e in primo luogo un formidabile clarinettista: Piera Degli Esposti, sua compagna di banco, andava a sentirlo suonare fin dagli anni delle elementari. Mentre l’amico Pupi Avati, è stranoto, avrebbe voluto ucciderlo per la frustrazione di vedere i propri sforzi sovrumani annientati dal talento clarinettistico naturale del giovane Lucio. Anche nella scelta di questo strumento di affiancamento all’orchestra, non protagonista assoluto, Dalla tradì la sua natura generosa, ai confini di quell’umiltà che nei grandi non diventa mai di maniera.

All’ultimo Festival di Sanremo, pur di aiutare Pierdavide Carone a prendere il volo, si era ritagliato il ruolo di direttore d’orchestra, voce sommessa di supporto. Naturalmente, facendosi così apprezzare più che se avesse svettato, brevilineo com’era, sulle tavole dell’Ariston. Non si prendeva troppo sul serio, giocava con la sua fisicità e anzi la marcava, al contrario di tanti colleghi cantautori si faceva precedere dal sorriso in ogni occasione di lavoro. Collaborava con tutti (da Pavarotti a Califano e Peppino Di Capri), si dava senza risparmio, si misurava in ambiti diversi (compresa la narrativa e il cinema o la fiction, buoni e discutibili), perché avendo quell’esubero di indiscutibile talento che dicevamo poteva permettersi di dissiparlo.

Al di là delle partecipazioni promozionali o delle presenze in gara a Sanremo, volle cimentarsi col piccolo schermo nel 1995, inventando e firmando la regia di Taxi, trasmissione della seconda serata di Rai3. Alla guida del veicolo, il giornalista Giorgio Comaschi che pungolava una star della musica leggera di casa nostra e lo scortava ai Magazzini del Sale di Cervia,dove proseguiva Vincenzo Mollica coordinando le domande del pubblico presente. Non ha segnato in profondità la storia della tivù. Nel 2002 debuttò nel varietà classico di prima serata, in coppia con la giunonica Sabrina Ferilli, La bella e la besthia. Inutile specificare come fossero divisi i ruoli. Nonostante i grandi ospiti musicali ebbe qualche scivolata nel nazionalpopolare e fu anche battuto da C’è posta per te di Maria De Filippi su Canale 5.

Tra tanti cantautori per i quali si scomoda impropriamente il poesia, mi piace ricordare in conclusione la considerazione di Alda Merini nei confronti di Lucio Dalla. La poetessa ammise che molte sue canzoni le avevano fornito l’ispirazione per i suoi componimenti. Mica poco.

PANARIELLO E IL CURIOSO SCAMBIO DI RUOLI FRA COMICI E GIORNALISTI IN TV

di Mariano Sabatini

Dev’esserci un mutamento genetico in atto. In tv svernano comici che non fanno ridere nemmeno col solletico, nelle loro mire di fustigatori dei costumi nazionali, e anchormen – forse annoiati dalla ripetitività delle cronache declinate in tutti i colori della “nera” – che si rivelano discreti cabarettisti. L’altra sera su Canale 5, a Panariello non esiste, l’attore toscano ha ben sintetizzato il fenomeno: "Vuoi vedere che io, i Pokemon e Bruno Vespa siamo la stessa cosa?". Laddove, spesso, il giochino del “trova le differenze” si rivela più arduo del prevedibile. Panariello non esiste, mai titolo fu più tafazziano, è l’ennesima variazione sul tema del one man show; con una sorprendente Nina Zilli, grande scenografia della ditta Castelli, scenette di nessun fascino (con Vincenzo Salemme hanno riproposto, attualizzandola, la celeberrima e trita performance della lettera, resa sublime dagli inarrivabili Totò e Peppino De Filippo) ed estenuanti riflessioni umoristiche sull’attualità. Sarà che la comicità panarelliana trova il suo massimo fulgore nell’effimero di quegli spot telefonici.

Interessante lo spunto sull’ininterrotto reality – ipse dixit – della cronaca nera, ad ogni ora del giorno. A tal proposito riporto un pezzullo del quotidiano Libero: "In principio fu Novi Ligure. Poi Cogne, Garlasco, Perugia, Avetrana, Brembate hanno trasformato negli ultimi 10 anni il modo di fare cronaca nera. Il sangue in tv fa spettacolo e share, lo dicono le statistiche. E lo conferma anche Giorgio Panariello, che per il suo ritorno da one man show su Canale 5 con Panariello non esiste si gioca la carta della satira macabra e un po' furbetta. Il suo spettacolo in prima serata fa il botto con 6.581.000 spettatori (27.29% di share, vincitore nel testa a testa con Raiuno) e deve ringraziare anche Salvo Sottile, il giornalista che con Quarto grado su Rete4 ha conquistato gli appassionati di nera. Ospite speciale perché prestato al cabaret, con un siparietto di dubbio gusto. “Italia's got killer”, che fa il verso al talent show Italia's got talent, ha visto Panariello indossare i panni di alcuni dei più efferati assassini della fiction, dall'Hannibal Lecter di Il silenzio degli innocenti alla maschera di Scream, per impressionare Sottile nelle vesti di giurato esigente ed inflessibile. Uno dopo l'altro, ha bocciato tutti i serial killer: "E' difficile trovarne di seri e motivati. Avanti un altro". Dieci anni di plastici e talk show hanno trovato quello che mancava nel circo tv: una risata, un po' cinica". E un pensiero doveroso va alle vittime dei tanti delitti divenuti tristemente celeberrimi per l’attenzione insistita di tutte le reti.

Ma ci sono altri giornalisti che, tra radio e piccolo schermo, forzano la loro professionalità fino a lambire i territori dell’intrattenimento. Mi viene in mente la scapigliata trasmissione di Giuseppe Cruciani su Radio2, La Zanzara, in cui il fido David Parenzo organizza scherzi telefonici di grande risonanza, magari imitando la voce di Umberto Bossi con l’attuale direttore del Tg1, e riuscendo così a catturare sue imbarazzanti dichiarazioni.

In quell’happening quotidiano che è G’Day, l’astuta Geppi Cucciari si è invece garantita l’apporto di due giornalisti di ampia notorietà, prontissimi ad assecondare le esigenze dello showbiz: Michele Cucuzza, sorridente inviato nelle case delle famiglie italiane, e soprattutto di Francesca Senette, ex attrazione del Tg4 di Emilio Fede. Dopo un fugace passaggio a Rai2, eccola cooptata nel ruolo di improbabile intervistatrice del TgLa7, lanciata tra i passanti prontissimi a indossare parrucche o a fingere accenti stranieri pur di entrare nel vox populi di giornata.

Ai posteri, e forse all’Ordine dei giornalisti, il compito di valutare la conseguenza di certe commistioni tra generi.

NON C'E PACE PER WALTER CHIARI NEMMENO DA MORTO

di  Massimo Emanuelli

Nemmeno la fiction Walter Chiari. Fino all'ultima risata ci ha restituito nella sua integrità la figura storica di Walter Chiari. Ho conosciuto  Renzo Villa (e Wally Giambelli), ho conosciuto molo meno Walter Chiari, che fra l'altro incontrai di persona per la prima volta proprio negli studi di Antenna 3 Lombardia. Ero allora giovanissimo e non mi permettevo, come fanno oggi molti giovani neofiti, sedicenti "giornalisti" ed "esperti critici televisivi" solo perchè scrivono su blog o social network, di parlare troppo con quei grandi e di entrare nel merito di questioni contrattuali e private. Ho ritrovato e conosciuto meglio Walter Chiari allorquando collaboravo con l'allora sindaco di Milano Paolo Pillitteri (suo grande amico) poi mio condirettore a L'Opinione delle Libertà. Fu credo il momento meno felice della vita di Chiari, che di li a poco morì. In quanto a Luca Barbareschi lo stimo professionalmente (so che la stima è reciproca visto quanto mi ha scritto dopo avere letto la mia biografia di Gianfranco Funari), ed ho condiviso, facendo risentire l'allora ministro Paolo Romani, la sua affermazione: "in Rai vengono lottizzati comunisti e mignotte del Pdl". Da storico e critico posso soltanto sostenere che Walter Chiari non è mai stato licenziato da Antenna 3 Lombardia e le dichiarazioni di Wally Giambelli Villa e di Simone Annichiarico lo confermano. Ho apprezzato la fiction perchè dopo un lungo periodo di programmi spazzatura (talent show, reality, programmi urlati e diseducativi) ha avuto l'indiscusso merito di fare conoscere ai giovani e a coloro che non sapeva nulla di lui, la sua vita, pur con una serie di errori e falsi storici, che, coloro che hanno conosciuto Walter Chiari meglio di me, avranno senz'altro notato. Vi sono molte omissioni, originate credo una ragione di durata della fiction, ad esempio quello del film Romance per la regia di Massimo Mazzucco, nel quale lo stesso Barbareschi recitava con Walter Chiari  il quale tornava sul grande schermo dopo molti anni di assenza. Il film fu candidato per la Coppa Volpi come migliore attore alla Mostra del Cinema di Venezia e per un soffio non vinse il premio, con grande amarezza per Walter. Su tale vicenda è stato anche girato un film Festival per la regia di Pupi Avati interpretato da Massimo Boldi. Un madornale errore è stato poi quello di fare vedere Chiari detenuto per una vicenda di cocaina (che fra l'altro rovinò la carriera a lui e a Lelio Luttazzi) mentre guarda la partita Italia - Germania dei mondiali messicani dell'estate 1970, ma Alessio Boni (che ha interpretato magistralmente Walter Chiari) legge La Repubblica, giornale nato nel 1976. Non intendo alimentare ulteriori polemiche ma denoto, ancora una volta, l'incompetenza degli sceneggiatori che collaborano con l'emittente di Stato. Comunque, come ha dichiarato Simone Annichiarico vi sono stati due fruitori della fiction: le persone che non hanno conosciuto Walter Chiari (e da questo punto di vista la fiction è validissima grazie anche alla bravura di Alessio Boni) e le persone che invece hanno conosciuto Chiari e che non si riconoscono, soprattutto nella seconda parte.

"Caro Massimo, in merito alla fiction Walter Chiari fino all'ultima risata trasmessa da Rai Uno il 26 e il 27 febbraio esprino il mio parere negativo circa lo spezzone riguardante Antenna 3 e Renzo Villa. L'immagine di Villa e dell'emittente sono state completamente snaturate dagli sceneggiatori. Villa è stato presentato come una macchietta e si è ricorso allo sfruttato stereotipo dell’industrialotto brianzolo…. un po’ rozzo e arrogante. Antenna 3, invece che nella sua grandiosità (all’epoca possedeva lo studio televisivo più grande d’Europa, che poteva accogliere più di 1000 persone) è stata rappresentata come una piccolissima emittente locale. Nella fiction ci sono vari errori: il rapporto fra Walter Chiari e Renzo Villa (a TeleAltomilanese prima e ad Antenna 3 poi) è stato caratterizzato da grande stima e collaborazione. Le assenze giustificate di Walter certo non erano gradite nè all'emittente nè agli sponsor, ma ogni volta Renzo restava affascinato dalle parole che Walter trovava per farsi perdonare e dalle promesse tipo “… manderò fasci di rose a tua moglie!”Il loro è stato un incontro tra persone sensibili e con un grande senso dello spettacolo: questo avrebbe dovuto, a nostro parere, trasparire dallo spezzone della fiction che riguarda A3. E’ logico che, per Walter Chiari , lavorare in una tv privata, dopo i fasti della Rai, ha rappresentato un “arretramento”, ma la libertà ed il rispetto che ha potuto sperimentare chiunque abbia lavorato in Antenna 3 in quegli anni non gli sono mai stati negati né da Villa né da alcun altro suo collaboratore. Chiedo la pubblicazione di questa mia per tentare di ristabilire una verità nel suo piccolo, verità storica per rispetto della memoria sia di Antenna 3 che di Renzo Villa." Wally Giambelli Villa.

«Walter Chiari. Fino all'ultima risata a livello qualitativo è una fiction molto buona; Alessio Boni è straordinario, da fargli un monumento per quanta dedizione ha messo nel personaggio. Da utente la giudico godibile... La prima parte è Walter, la seconda è Lenny Bruce. Se nella prima puntata l'85 per cento delle cose sono vere e il restante 15 è romanzato, nella seconda è esattamente il contrario: l'85 per cento è inventato. Sfido chiunque ad averlo mai visto in down di cocaina da qualche parte. Non è mai stato licenziato da nessuna emittente televisiva, tantomeno da Antenna 3, al limite non lo chiamavano a lavorare. Il rapporto con me è assurdo, si vede addirittura che gli scanso la mano mentre mi accarezza. È un iper-mega-romanzo. Ne esce fuori un uomo fallito, dominato da brutti demoni, mentre lui era di un'allegria contagiosa, aveva un sacco di persone intorno. Tutto il contrario di quello che si è visto lì. Mi hanno chiamato molte persone che lo conoscevano bene, erano arrabbiate come belve."  Simone Chiari

 

LUCIO DALLA, LE RADIO E LE TV LOCALI

di Massimo Emanuelli e Ruggero Righini

 

“ Sono il telegattone, miaoo! / Mina, Lucio Dalla e Battisti qui con me non corron rischi..."

Era la sigla di Superclassifica Show scritta da Maurizio Seymandi e Lucio Dalla vi compariva.

http://www.youtube.com/watch?v=2rpsaDMODpU

In questi giorni le radio continuano a mandare in onda le sue canzoni, si assiste al fenomeno di sedicenti giornalisti, improvvisati blogger e chiunque dice la sua, poche parole (efficaci e concise) da parte di chi invece ha conosciuto Lucio di persona.  Alcuni speaker (o impiegati dell'etere è meglio definirli così) osannano Dalla mentre prima non lo prendevano in considerazione, ma l'aveva già scritto Giuseppe Prezzolini "gli uomini sono buoni con i morti così come sono cattivi con i vivi". 

A noi piace ricordare Dalla come persona umile, semplice, bonaria, simpatica, non spocchiosa, dietro le quinte di Superclassifica Show e in una puntata de L'ANGOLO DELLA SCUOLA nel corso della quale intervenne telefonicamente per ricordare gli anni passati a scuola.

Comunque il tributo che i media, in particolare le radio, stanno rivolgendo a Lucio Dalla, scomparso improvvisamente per un attacco di cuore in Svizzera, è sincero e sentito. Fa un certo effetto girare la manopola della fm e sentire ovunque la sua voce. Nel marzo 1977 Lucio Dalla fu uno dei fondatori di «Marconi & Company» Fm 103.500 MHz una radio indipendente con Red Ronnie, Franco Bonvicini (Bonvi) e Francesco Guccini. Il progetto però non decollò. Divenne " Il premiato Circo Volante del Barone Rosso" ma ebbe breve vita e venne chiusa alla fine dell'anno. Nel 1978 si trasformò in BBC (Bologna Broadcasting Corporation), mantenendo però frequenza e gli stessi programmi. Dalla, definito "l'artista senza vergogna" è stato anche scrittore. Nel suo primo ed unico libro "Bella Lavita" (undici racconti raccolti sotto il titolo di uno di questi strettamente collegati ad altrettante canzoni) edito da Rizzoli cita: "Ho cambiato tante case da allora a oggi ma non ce ne è stata una che non avesse una finestra, uno straccio di cielo qualunque che si affacciasse sui tetti delle città dove ho abitato e da dove ascoltavo, controllavo, cercavo i battiti del vostro cuore, i vostri respiri, le vostre bestemmie, il rumore dei vostri sogni, i misteriosi piccoli delitti quotidiani e le miracolose nascite che tutti i giorni Dio ci manda e che avvengono sotto i cieli di tutti i paesi e delle città nelle notti coperte di stelle.

CIAO LUCIO, SEMPRE VICINO AL CIELO

di Gigi Vesigna

Gigi Vesigna ricorda Dalla e gli anni di una lunga amicizia cominciata al Festival di Sanremo in cui morì Tenco.

La stanza con il soffitto di stelle.

Alla notizia, terribile,la memoria si illumina mettendo a fuoco un ricordo che ha dell’incredibile: il 27 gennaio 1967 in una stanza sotterranea dell’Hotel Savoy dove venivano ospitati i personaggi “minori” del Festival, Luigi Tenco pose fine alla sua vita terrena. Per puro caso io, che abitavo nello stesso albergo, scesi immediatamente insieme a due inviati del Messaggero e della Stampa e con loro entrai nella stanza prima dell’intervento della polizia. Poi il caos, e in mezzo alla confusione apparve uno strano personaggio avvolto in un pellicciotto probabilmente sintetico e, sotto, completamente nudo. Era Lucio Dalla che alloggiava proprio nella stanza vicina a quella di Tenco ma era sotto la doccia e non aveva sentito lo sparo.

Fu subito un sodalizio, tanto più che noi cronisti eravamo gli unici ad avere apprezzato la sua esibizione al Festival con una canzone, Paff bum, che era un piccolo gioiello musicale ma che la platea del Teatro del Casinò, che allora ospitava il festival, fischiò ferocemente. Vidi scene selvagge: signore impellicciate che agitavano le loro collane di perle quasi fossero dei “lazo” per strangolare Dalla.

E' la solidarietà a permettermi di usare, oggi, un vocabolo troppo spesso abusato: amico. E da amico l’ho incontrato più volte in circostanze sempre anomale. Un’estate ad Anacapri, nell’albergo dove ero in vacanza, Lucio aveva una suite sul tetto: il soffitto della sua stanza da letto, grazie a un meccanismo che mi parve magico, schiacciando un pulsante scivolava via lasciando libero il cielo. Quel cielo che Lucio si sforzava di avere sotto gli occhi ogni volta che poteva.

Così quando capitò ad Anacapri, dopo la solita rimpatriata mi chiese se avessi il tempo di ascoltare il suo nuovo album, che stava per uscire, e di fargli sapere il mio parere. Non c’erano titoli, trattandosi di un provino ma uno dei pezzi, Canzone, era straordinario. Glielo dissi e scuotendo la testa ruggì un “se lo dici tu”. A Capri era arrivato sul suo veliero che aveva battezzato “Catarro” e, quando l’aveva acquistato gli avevo regalato un binocolo da capitano di lungo corso. Un oggetto esagerato, ma che lo divertì molto.

Il cielo, dicevamo. Dalla abitava a Bologna in un vecchio palazzo le cui propaggini arrivavano sino a Piazza Maggiore. C’era aria di famiglia, di comunità: ogni giorno tanta gente intorno a un tavolo con i tortellini si respirava profumo di cibo buono e di amicizia. Ma Lucio aveva un piccolo segreto che mi mostrò solo quando la sera stavo per tornare a Milano: c’era, proprio di sguincio su Piazza Maggiore, uno stanzino piccolo piccolo, con un letto, meglio chiamarlo giaciglio, dove Lucio, dopo aver comprato all’alba i giornali del giorno dopo, si rifugiava e supino poteva guardare un cielo blu che si era costruito da solo perché era formato da tante stelline che si illuminavano magicamente.

Prima dell’ultimo Festival, al quale non aveva intenzione di partecipare, ma finì per cedere all’insistenza di Gianni Morandi che all’epoca di Fatti mandare dalla mamma lui avrebbe voluto produrre ma la RCA glielo aveva impedito, gli avevo telefonato perché volevo occuparmi del suo ultimo disco, una curiosa e copiosa raccolta di tutte quelle canzoni che per un motivo o per l’altro non avevano avuto il successo che di solito accompagnava un suo lavoro.

“Ma dai, sono canzoni che quasi mi ero dimenticato, però non sono niente male. Comunque lascia perdere, per me è una “scompilation!”. Ora è diventata un oggetto prezioso, perché fa conoscere un Lucio in penombra, che canta quasi sottovoce. Ma resta un inno alla vita perché "la morte", era solito dire, "è solo la fine del primo tempo!”

http://www.youtube.com/watch?v=HEEuIJfAOm0

PATTI CHIARI, MEMORIA LUNGA

di Mariano Sabatini

Quanto ancora dovrà durare la maledizione di Walter Chiari. Si è appena concluso su Rai1 il film-tv in due parti sull'attore, Walter Chiari. Fino all'ultima risata, in cui le vicende umane hanno fatto velo alla straordinaria parabola artistica; e già un biografo in cerca di pubblicità per il tomo monumentale in preparazione stupisce con le sue rivelazioni. Per placara gli animi suggerisco la lettura di Walter ed io, Baldini & Castoldi, in cui Simone Annichiarico ripercorre le tappe del sereno rapporto col padre. Uomo dolce, generoso, che avrei voluto conoscere.

LA MUSICA E' FINITA

di Mariano Sabatini.

Fa quasi tenerezza quello che scrive Enrico Ruggeri sul suo profilo facebook. "Tutti i cantanti sono soliti snocciolare cifre quasi sempre gonfiate sulle loro vendite. Io invece voglio essere sincero: il mio muovo cd non sta andando bene. Tutti mi fanno i complimenti, tutti mi dicono dicono di averlo ascoltato ma le vendite sono molto più nasse della mia media. Mi sembra strano proprio in un momento in cui grazie a facebook e twitter ho instaurato un rapporto continuativo e cordiale con decine di migliaia di persone.  Non posso pensare che tutti questi miei amici vogliono solo interagire con me senza avere voglia di sentirmi cantare. E non voglio pensare che tutte queste persone lo abbiano scaricato illegalmente."  Ma anche si, poichè... così fans tutti.

PIPPO BAUDO CONTRO I TALENT SHOW. NON GLI DO TORTO

di  Mariano Sabatini.

Si placano via via - si spengono come piccoli fuochi in seguito ad un incendio imponente - le polemiche accese dalla 62° edizione del Festival di Sanremo, una delle più brutte e scomposte della sua piccola storia. Doveva vincere Arisa, tra le tre donne (compresa Noemi) piazzatesi ai primi tre posti, e ha vinto Emma Marrone. Avrebbe meritato migliore posizionamento il Pallone stralunato di Samuele Bersani, che si è dovuto accontentare di un riconoscimento dei giornalisti accreditati all’Ariston. In generale abbiamo ascoltato testi bruttini, tendenti al deprimente, nella loro velleitaria illusione di raccontare i tempi grami che viviamo. Altro punto dolente della manifestazione canora è stata l’evidente vantaggio di cui hanno goduto i cantanti usciti dai talent show, o comunque dalla tv. Emma è una creatura di Maria De Filippi; il vincitore della categoria giovani, Alessandro Casillo, si era fatto i calli alle corde vocali a Io canto con Gerry Scotti.

In questi giorni di gozzoviglie musicali il nome di Pippo Baudo (anche per la scellerata conduzione dell’adorabile picchiatello di Monghidoro) è stato spesso evocato come esempio perduto di professionalità. Carlo Maria Lomartire, in Festival.60 anni di Sanremo (ed. Mondadori), a tal proposito ha raccolto l’opinione del presentatore, in tempi non sospetti: "Il proliferare di quel genere di spettacolo comporta una vertiginosa crescita di aspiranti cantanti, ballerini, star. Troppi, non c’e mercato per tante ambizioni. La maggior parte di loro, come sta già accadendo, scompariranno. Anche perché, diciamolo, quegli show sfornano spesso delle figure mediocri e fragili; magari con un po’ di talento ma con poca personalità e un carattere non adeguato a sopportare la competizione vera, dura, spietata: quella imposta dalla vita professionale. Per diventare grandi artisti non bastano il talento e le doti naturali, serve anche tanta personalità, forza e tanta determinazione".

Sempre in quel libro, Baudo racconta che per scegliere i cantanti da iscrivere alla gara ascoltava fino a duemila canzoni in un anno, magari dando consigli, intervenendo su musiche e testi: "Noi abbiamo inventato Sanremo Giovani – prosegue il presentatore, - una sezione che spesso ha cambiato denominazione ma che era sempre lo spazio dedicato alla ricerca dei nuovi talenti. Arrivavano ragazzi già selezionati dal mercato e dalle prime competizioni professionali. E infine dalla nostra severità. Altro che talent show! Non bastano pochi mesi spiati dalle telecamere per formare e scoprire una star di domani. Da quello spazio davvero sono uscite grandi personalità artistiche di livello internazionale: basti pensare a Ramazzotti, alla Pausini, a Bocelli, a Irene Grandi,a Giorgia, tanto per fare i primi nomi che mi vengono in mente. Una vera miniera di grandi talenti e di vere star". Ancor prima di aver letto queste parole, mi son trovato a sostenere in una trasmissione tv grosso modo la stessa tesi di Baudo e un collega, ospite con me, ha definito la mia un’”autopsia a posteriori del fenomeno talent”. Dimenticandosi di aggiungere che in uno di questi lui si è prestato come giudice. Il talento può assumere multiformi connotati.

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SANREMO 2012 PUPO SCRIVE GIALLI, CELENTANO STRAPARLA, MORANDI VAGOLA

Emma Marone è un prodotto televisivo, in questa edizione di Sanremo ha vinto la tv sulla musica, come capita da troppe edizioni. Diciamo che finora i talent show hanno dimostrato di saper fagocitare l'industria discografica, in quanto il successo duraturo lo si costruisce negli anni, attraverso una dura gavetta. La parabola di Valerio Scanu e Marco Carta, talenti televisivamente modificati, ci dicono che non si inganna a lungo chi ama la buona musica. Del resto neppure i vecchi cantanti hanno più voglia di cantare: la Zanicchi sta al Parlamento europeo, Pupo scrive gialli,  Celentano straparla, Morandi vagola all'Ariston.

Mariano Sabatini.

SANREMO 2012. CHI ENTRA PAPA IN CONCLAVE NE ESCE CARDINALE.

di Massimo Emanuelli

E ci risiamo con i bookmakers, con le previsioni festivaliere. Nella lunga storia di Sanremo gli italiani hanno sempre seguito il festival e si sono divertiti a votare (negli anni '50 ascoltandolo in radio, dalla fine degli anni '50 in tv prima nei bar e poi nelle proprie case) un vincitore. La storia del festival è lunga e complessa e analoga la storia delle canzoni vincitrici. Nelle prime edizioni c'era la giuria della critica, con gli anni la scelta della canzone vincitrice è variata, vi furono anche abbinamenti al Totip.  E' certo che di solito non ha mai vinto la canzone che poi ha venduto di più, e che, salvo qualche rara eccezione, resta negli anni un'evergreen.  Un solo esempio, fra i molti, nel 1983 furono eliminate Vita spericolata di Vasco Rossi (penultima) e 1950 di Amedeo Minghi, due evergreen. Ma gli esempi sono tanti. Di solito grazie al mio maestro Gigi Vesigna da venticinque anni a questa parte indovino quasi sempre chi vince il Festival. Negli ultimi anni è ancora più facile, la qualità è ormai scaduta a livelli bassissimi (ma la cosa non riguarda solo il Festival di Sanremo semmai l'Italia intera in tutti i settori, Sanremo non fa altro che riflettere il Paese) pochissime sono le canzoni e gli interpreti che resteranno (anche non vincenti nella storia della musica leggera delle ultime edizioni.  Sanremo da festival della canzone italiana si è trasformato negli anni in evento televisivo (ma questo era accaduto quando io già muovevo i primi passi nel mondo radiofonico e giornalistico) e negli ultimi anni in talent show.  Quest'anno avremo twitter, le nuove tecnologie, e tramite i social network tutti fanno pronostici, i vari blogger, mitomani, fan dei cantanti si sentono giornalisti, oracoli. 60 milioni di italiani e 60.000.000 di commissari tecnici della Nazionale, politologi e critici musicali. Del resto è l'Italia dove in televisione imperano esperti di tutto che in realtà non sono altro che cialtroni impreparati che non ne indovinano una.  I bookmakers (quelli almeno lo fanno di professione) fanno alcune previsioni, il popolo di facebook e di altri social network altre.  Mi sia consentito di fare la mia, con il beneficio di errore.  Lo scorso anno lancia lo slogan Il professore rilegge Madame Bovary.  I miei venticinque lettori di manzoniana memoria con un minimo di cultura letteraria compresero benissimo che ero indeciso (da vero liberale ho sempre il dubbio nel mio dna) sulla vittoria di Roberto Vecchioni (il professore) o di Emma (Emma è il nome della protagonista del romanzo di Gustave Flaubert).  Vinse Vecchioni i bookmakers mi avrebbero pagato il piazzato.  Per una sorta di legge morale che vuole che a Sanremo il vincitore morale o escluso di poco dalla vittoria l'anno precedente si afferma quello successivo.  Vi è poi la logica talent show e salvo la parentesi di Vecchioni lo scorso anno, nelle ultime edizioni hanno vinto il Festival personaggi (personaggini direi, quanta nostalgia per i big canori di un tempo) dei talent.  Il mio slogan quest'anno è Anche per questa edizione si rilegge Madame Bovary, ma esiste ancora la casa editrice Emi? Uno straniero direbbe "no Emi".

SANREMO, EMMA HA GIA' VINTO... FORSE

di Gigi Vesigna

Radio Festival ha già pronunciato il suo verdetto: sarà proprio Emma ad aggiudicarsi la vittoria sul palco dell'Ariston. Complice forse il popolo di "Amici" che voterà compatto.

Domenica scorsa l’Arena, il talk show litigarello condotto da Massimo Giletti, ha in qualche modo celebrato la non impossibile vittoria di Emma Marrone al Festival che sta per cominciare. Quando avevo ascoltato “Non è l’inferno”, la canzone scritta per lei da Francesco Silvestre, ovvero Kekko dei Modà, il gruppo con cui Emma aveva cantato a Sanremo 2011, non avevo capito bene il significato del testo. Certo la gran voce e il temperamento della ex vincitrice di Amici sovrastava ogni possibilità di comprenderla d’acchito. Comunque si tratta di un nonno che racconta al figlio le sue esperienze belliche e questa visione della vita sconsiglia il ragazzo di metter su famiglia.

Ma la domanda viene spontanea: come mai è una voce di donna a raccontare la storia di un nonno? Chiedo urgentemente di chiarirlo con l’autore ma non ci riesco e allora, grazie alla efficienza della Goigest, la società che rappresenta l’artista, la rintraccio al telefono e le chiedo se può chiarire i miei dubbi. “Sai - mi risponde Emma - io e Francesco abbiamo ripescato nel passato momenti di vita familiare, rintracciato ricordi dell’infanzia e abbiamo deciso di raccontarli”.
 

OK, Emma, ma resta il mistero della voce femminile, la tua. Come la spieghi?
“Diciamo che è come se leggessi una lettera di mio nonno che racconta la sua vita tra due guerre”.

Cerco di capire ma proprio non ci riesco e allora suggerisco garbatamente a Emma, proprio perché la stimo un’artista come ce ne sono poche di chiarire nelle sue interviste il concetto del nonno che racconta. Poi escono un po’ di interviste e in una si azzarda persino che quel nonno che ama tanto il suo Paese possa essere identificato nel Presidente Giorgio Napolitano. Bingo!!!. Così quando scrivo il mio giudizio su “Non è l’inferno” la definisco “criptica”. Identico vocabolo utilizzato proprio domenica da un collega del Corriere della Sera.

Intanto radio Festival ha già pronunciato il suo verdetto: sarà proprio Emma a aggiudicarsi la vittoria a Sanremo. Motivi, naturalmente tutti ipotetici: Emma è pesantemente sponsorizzata da Maria De Filippi, che ora avrebbe scelto come agente Lucio Presta, dotato di super poteri più forti di quelli dei supereroi dei fumetti della Marvel. Quindi il popolo di “Amici” voterà compatto. Ipotesi? Certo. Ma non basta: la canzone di Emma è omologa a quella di Vecchioni di un anno fa. Un bel pezzo, anche se quello di Roberto era comunque più efficace, ma comunque è una canzone schierata. “Non è una canzone politica - precisa Emma - perchè io mi occupo del sociale”. E al Festival una canzone socialmente impegnata fa parecchio comodo.

Ma torniamo all’Arena di Giletti, andata in onda alla vigilia del Festival: una vera e propria consacrazione, con tanto di filmati che mostrano Emma impegnata un anno fa a Roma alla manifestazione femminile “Se non ora quando”, alla quale conferma di aver partecipato anche quest’anno. E poi - ciliegina sulla torta - la citazione tratta dalle bozze (poi non pubblicate) del thriller “La confessione” di Enzo Ghinazzi, cioè Pupo, pubblicato da Rizzoli e ambientato al Festival con riferimenti non proprio vaghi a fatti e personaggi realmente esistenti. Compresa una giovane cantante in ascesa che di cognome fa Celeste. Cioè un colore, proprio come Marrone, il cognome di Emma. Ma si!

E per concludere in gloria, alla inevitabile domanda sul significato della sua canzone Emma risponde con un “si certo mi piace pensare che quel nonno possa essere proprio il nostro Presidente della Repubblica”. Emma, sei tra le migliori voci del panorama femminile italiano, ma quando ti avevo chiesto di spiegare la tua canzone “criptica” non pensavo proprio che saresti arrivata tanto in alto. E voilà. I giochi sono fatti. Ormai tratta solo di aspettare.

MENTANA CENTRA IL BERSAGLIO

di Mariano Sabatini.

L'altra sera su La7 un evento televisivo che ricorderemo. Il latitante Lavitola per un paio d'ore è stato collegato da una località ignota (o meglio, nota solo agli organizzatori) in diretta con lo studio di Bersaglio mobile, nuovo programma di esclusive giornalistiche di Enrico Mentana. L'intervista con gli apporti di Travaglio, Lillo, Formigli, si è rivelata densa, interessante. C'è un però. La tv prosegue, e vale la pena rifletterci, nel cammino che la porta sempre più spesso ad anticipare, incalzare e talvolta ad esautorare la giustizia.

LA SFIDA DI MITRAGLIA

di Mariano Sabatini.

Oggi si grida all'exploit di La7 lo scrivevo qui, il 9 settembre scorso: "se non lo soffocano sul nascere, il terzo polo della tv in chiaro è una realtà grazie ad Enrico Mentana. Il direttore e conduttore del tg de  La7 ha innescato un meccanismo virtuoso per gli ascolti di tutta la rete". Mentana fa il modesto ma il suo tg funziona anche in sua assenza, con l'ottima Gaia Tortora la sera, come nelle altre edizioni. Gli è riuscito il miracolo, diamogliene atto, e speriamo che lo lascino lavorare a lungo.  La7 è la sfida giusta per uno come lui.

ENRICO MENTANA RILANCIA IL TG DE LA7 E L'INTERA RETE. E' NATO IL TERZO POLO?

di Massimo Emanuelli

Il povero Gianfranco Funari quando parlavamo di terzo polo televisivo mi diceva: "ahò non lo nominà porta sfiga, chiunque ci ha provato è finito male". E in effetti in Italia non è mai nato un terzo polo. Telemontecarlo, Prima Rete Indipendente, il Gruppo Aiazzone Televisivo, Rete A, Euro Tv, Odeon Tv, 7Gold, Mtv, ecc non hanno mai impensierito Rai e Mediaset. In questi ultimi mesi La7 ha registrato un aumento dei propri telespettatori grazie al tg diretto da Enrico Mentana (oltre il 10% di share nell'edizione serale, 1.880.000 spettatori). «È passata solo una settimana. Sono molto contento, ma non è il caso di montarsi la testa - afferma Mentana - Certo, è già un risultato di rilievo». L’impressione è che il direttore non abbia intenzione di accontentarsi. «Sono risultati buoni, ma non strepitosi se si guarda a tutto il circuito - aggiunge il giornalista - Certo, se prendiamo come riferimento La7, che è una rete che aveva ascolti intorno al 3%, è chiaro che si nota un certo incremento». Grazie al tg di Mentana, che fa da traino, è aumentato lo share di altri programmi della rete com Otto e mezzo, L'infedele, Niente di personale condotto da Antonello Piroso, In onda condotto da Luca Telese e Luisella Costamagna. Un buon risultato per rete che fa dell'approfondimento politico la sua specializzazione. Che stia finalmente per nascere il terzo polo?

CONTI, GORAN KUZMINAC E LE RADIO LIBERE

Prosegue nel suo viaggio tra decenni Carlo Conti. La quinta puntata dei Migliori Anni ha portato sul palco due fra gli interpreti più eclettici dello spettacolo: Loredana Bertè e Teo Teocoli. Accanto a loro, nella puntata di venerdì 16 ottobre tra gli altri anche Memo Remigi, Gianni Pettenati e Bobby Solo per i favolosi Anni Sessanta; Iva Zanicchi, i Formula 3 e gli Hot Chocolate per gli Anni Settanta; i Matt Bianco per gli Anni Ottanta; Carlotta per gli  Anni Novanta. Sono intervenuti anche Giovanna Ralli e Manuela Acuri. Benito Urgu ospite fisso.  La musica che punteggia i ricordi della nostra vita è la semplice intuizione di un programma d’intrattenimento leggero, fresco, ben fatto e ben condotto, senza troppi fronzoli perfettamente adatto per il sabato sera della prima rete della Rai. Una conduzione pronta, preparata, professionale di un Carlo Conti che risulta essere, dopo quella del veterano Pippo Baudo, la vera punta di diamante della rete. A chi replica che il programma è vecchio ha ben risposto l’altra settimana Goran Kuzminac cantante–cultore replicando che costoro hanno paura della vecchiaia perché a loro volta anche loro invecchiano. Dal sito dell’artista riportiamo ciò che pensa delle radio libere, le radio di una volta come le chiama lui: “Forse sarà per l'età, ma io c'ero. Avevo l'età giusta per vedere capire e partecipare alla nascita delle prime radio private. Canzoni non ne scrivevo ancora, ma come molti appassionati di musica, la mia camera era piena di dischi in vinile. Conoscevo a memoria tutte le formazioni dei gruppi, come oggi gli appassionati di calcio conoscono i nomi dei giocatori. Ero studente all'università di Padova, e sono stato una delle prime voci in onda sulle radio del Veneto e del Trentino. Era tutto molto sperimentale e piena di entusiasmo. I trasmettitori, erano vecchie glorie dell'esercito ritarate su frequenze civili. Devo avere ancora da qualche parte una fattura di un certo: " Rossi Vasco " elettrotecnico di Zocca, che sistemava e vendeva questi primi catorci. Ovviamente si faceva tutto per amore e passione. Non si guadagnava una lira. Si chiamavano radio libere. La pubblicità non era padrona di nulla, la musica invece regnava sovrana. In un'ora di programmazione, c'erano forse tre o quattro spot di pizzerie o parrucchierie. Quando arrivava una telefonata di un ascoltatore, era un evento. Ci si guardava stupiti, e scoprendo che magari telefonava da 100 chilometri di distanza, gli si mandava anche un panettone in omaggio. Poi tutti a congratularsi, su quanto fosse potente la nostra frequenza. Nel 1979, quando uscì il mio primo 45 giri: " stasera l'aria è fresca ", le radio private furono determinanti. Erano i programmatori che spingevano senza nessuna pressione dall'esterno. Solo per il gusto della scoperta di qualcosa di nuovo e la voglia di condividerlo con gli altri. Era come l'influenza Aviaria. Un ragazzo di Torino, andava in vacanza a Palermo portandosi dietro i dischi più amati e contaminava tutti. Telefonava alla radio locale e chiedeva uno spazio che gli veniva festosamente concesso. Trasmetteva ciò che più gli piaceva. Io scoprivo di essere famosissimo in una provincia, e sconosciuto a 40 chilometri di distanza... la radio locale che mi trasmetteva non arrivava fino a lì! Il vecchio West selvaggio! Prima i coloni che si fanno ammazzare dagli indiani, ma aprono le strade, poi i commercianti, che bisogna pur sfruttare questo nuovo mondo no? Dargli delle regole, metterlo in riga! Farci qualche soldino… Infatti non si vive di solo entusiasmo, ed allora apri anche agenzie di vendita pubblicitaria. Nessun problema! Si trasmetteva comunque buona musica, e per vivere si prestava la voce a qualche spot. Le case discografiche nel frattempo, si erano accorte di questo nuovo fenomeno e iniziarono a mandare dischi gratis (che bella parola!). Fino ad allora, le radio avevano in maggior parte vissuto sui vinili di chi programmava. Sembrava brutto non ringraziare in qualche modo... e poi era un bel risparmio no? E da allora perché non trasmettere una o due volte anche quello che non ti faceva proprio impazzire? In fin dei conti la radio vive di musica. (Quanti CD ha comperato la vostra radio lo scorso anno?? E quanti in omaggio? Dai.. onestamente!) Da lì, il passo è breve. I promoter delle Major discografiche, scoprirono che con qualche piccolo regalo ai DJ piu seguiti ,,, (un viaggetto, biglietti gratis per concerti, cesti di Natale ecc. ecc.) i dischi mediocri, diventavano magicamente: " l'ultimo eccezionale evento musicale dell'anno ". E la gente pensava: " mah! A me, me pare una stronzata... ma se lo dice lui che se ne intende, sarà vero! ". E arriva il GENIO che coniò il termine: " radio commerciale ". In un colpo solo, sono a posto sia la coscienza che il portafoglio. Il ragionamento è semplice. Io trasmetto la musica e faccio promozione... cioè, vi faccio vendere dischi e guadagnare. Se volete questo servizio mi dovete pagare! Giusto! Noi ti paghiamo, e tu trasmetti quello che vogliamo noi.  Giusto! Ma gli appassionati di musica? I liberi programmatori? Il gusto della gente?... nessun problema, le generazioni cambiano in fretta. Tu abituali a sentire immondizia, e loro si abitueranno a mangiarla. Il mondo è basato sul commercio, si sa...te lo devo dire io? Si compra e si vende di tutto: droga, organi umani, sogni, cultura, amore, e allora perché non la musica? Tanto qualche cretino con una tastiera elettronica ed un computer si trova un tanto al chilo. Che ci vuole a farlo diventare famoso per una stagione e poi trovarne un altro? Siamo Forti!! Siamo Potenti!! Con noi i dischi li vendi di sicuro!!! Gli facciamo una testa cosi' ogni giorno!!! Vi sembra un ragionamento amaro? Davvero? Fatemi un piacere, accendete la radio. Non importa quale stazione, ma ascoltate attentamente per dieci minuti le canzoni. Ascoltate il testo (se lo capite in inglese), ascoltate la melodia e l'armonia... (sapete cosa sono?). Adesso ditemi pure che mi sono sbagliato! Pensate veramente che chi trasmette oggi, ascolti veramente le canzoni che trasmette? Le conosca, le ami? Poco tempo fa viaggiando in macchina, ho ascoltato stupito e divertito, un brano italiano di un gruppo emergente. Il testo ad un certo punto diceva romanticamente: " la mattina quando vai in bagno, il rumore dell'acqua mi ricorda ruscelli di montagna ". Cioè: Lei tira lo sciacquone e lui si commuove. Lo giuro! Ho telefonato alla radio chiedendo se avevano sentito il testo della canzone appena trasmessa. Mi hanno chiesto: quale canzone? Noi abbiamo una scaletta programmata, si rivolga alla direzione. I grossi network radiofonici lo negano, ma per programmare un brano nuovo vogliono un mucchio di soldi. Siamo Forti!! Siamo Potenti!! Con noi i dischi li vendi di sicuro!!! Gli facciamo una testa cosi' ogni giorno!!! Prima devi mandare il CD, poi ti telefoniamo, e facendoti i complimenti, ti facciam parlare con l'ufficio commerciale. Il conto è presto fatto. Per un mese di programmazione nazionale, ci vogliono € 7000 (in amicizia ovviamente... se no è molto di più), e ce ne sono almeno quattro che devi coprire... si arriva a € 28.000. Ma quanti dischi devo vendere per pagare una cifra simile? Un artista medio guadagna 2 € e mezzo a CD venduto. Per andare pari deve venderne almeno 11.200 (undicimiladuecento). Vi garantisco che è una cifra difficile da raggiungere. A quel punto fatti due conti, timidamente chiedi: " ma se il disco vi piace, non potreste trasmetterlo qualche volta gratis? "- " sì, il disco è molto bello, ma purtroppo, dobbiamo deluderla, il suo lavoro non è conforme alla nostra linea editoriale... ". E tanti saluti a casa".

CONTI SERIAL KILLER NOSTALGICO

di Mariano Sabatini

Metro 9.10.2009

Nostalgia canaglia, cantavano Romina Power e Albano. Albano continua interperrito, tanto gli spazi che alimentano l'aria nostalgica abbondano. Sopratutto grazie al serial killer della memoria Carlo Conti con I MIGLIORI ANNI (venerdì 21,05, RaiUno) e 50 CANZONISSIME ci dimostra che spesso i bei tempi andati ci appaiono belli solo perchè sono andati. A TV TALK il presentatore ha dichiarato che il successo del format si deve ai giovani telespettatori. Vorrei conoscerlo un giovane che si gasa nel sentire Wilma Goich cantare oppure la ragazza che attende ansiosa l'arrivo di Alain Delon.

UN'ALTRA GRANDE PUNTATA DE I MIGLIORI ANNI

di Ruggero Righini

Christian (Cara), I Ricchi e Poveri (Che sarà, Sarà perché ti amo), Wilma Goich (Le colline sono in fiore, Se stasera sono qui), Le mele verdi (Barbapapà), Tavares (More then a woman - La febbre del sabato sera), Patrick Sanson (Soli si muore), Piero Focaccia (Permette signora), Pippo Franco (Mi scappa la pipì), Limahl, John Miles, Mickloc Chacon, Goran Kuzminc, Slela e Devolution e la ritornata Geraldina Trovato (Ma non ho più la mia città) sono stati i partecipanti della 4.a puntata del 10 ottobre de “I migliori anni” di Carlo Conti coadiuvato dalle belle e brave 4 “professoresse” de l'Eredità che il presentatore fiorentino ha promosso in prima serata dopo tre stagioni nel quiz di RaiUno: la mora Sara Facciolini, la mediterranea Roberta Morise, la bionda Elena Ossola e la provocante Angela Tuccia madrine rispettivamente degli anni sessanta, settanta, ottanta e novanta. Sono intervenuti: Alain Delon, Lou Ferrigno (Incredibile Hulk) e Benito Urgu (nell’apparizione a sopresa breve e azzeccata dell’incredibile uomo verde  Hurgu), Alessandra Berini (del tormentone telefonico “Ma mi ami?, Ma quanto mi ami?”), ”Giancarlo Lareati (bambino prodigio dei film anni ’60). La prossima del 16 ottobre prevede tra gli altri: Bobby Solo, Formula 3, Matt Bianco.   

CONTI NOSTALGIA SENZA IDEE

di Mariano Sabatini

Noi che guardavamo Goldrake e piangevamo con Candy Candy, noi che il sabato sera ballavamo davanti a Fantastico e conoscevamo tutte le parole delle sigle di Heather e Lorella, noi che portavamo il Moncler e pomiciavamo sulle note de Il tempo delle mele. Non possiamo che sorprenderci inebetiti da I MIGLIORI ANNI di Carlo Conti. Programma gradevolmente infido che fa leva sulla nostalgia, e richiama in scena reperti archeologici: Albano, Pappalardo, Dorelli, il mitico Tom Bosley di HAPPY DAYS. Senza dubbio è più comodo ricordare, rilucidare, che inventare.

GRAZIE A CARLO CONTI RIVIVIAMO I MITICI ANNI '70 E '80, QUELLI DELLE RADIO E DELLE TV LIBERE, QUELLI DELLA TV QUALITA'. Ruggero Righini

5.675.000 sono gli italiani che hanno seguito la 3.a puntata de I Migliori anni di Carlo Conti. 23,20% lo share. I dati Auditel e pertanto i telespettatori danno ragione all’artista toscano che prosegue nella sua performance con un programma “nostalgico”. Carlo è bravo perché va semplicemente a ricordare ciò che siamo stati oggi che c’è tanto bisogno di riacquistare il nostro rapporto con il passato. Alle soglie del terzo millennio se guardiamo in dietro ci accorgiamo che in un ritmo frenetico nel nostro cambiamento abbiamo perso parte del patrimonio che è la memoria storica, ben vengano pertanto programmi come questo dove si ripercorrono gli anni trascorsi. Per coloro che li hanno vissuti descrivere i loro anni è il modo per ringraziarli di ciò che hanno fatto, l’atto più bello all’unico loro sbaglio: quando chiudono per il sonno eterno gli occhi e ci lasciano soli in questo mondo! Il programma è pieno di sentimento e per questo efficace come una freccia di Cupido che fa’ bene al cuore in questo mondo odierno dove predominano l’odio e la sete di potere. Carlo ci “illumina” e ci fa’ da “guida” in un viaggio a vele spiegate verso l’amore pulito dei tempi passati raccontato da molti artisti di ieri ma non per questo da relegare nel dimenticatoio. Il programma lascia  senz’altro un sapore di buono intorno a noi come in una favola. Tra i cantanti: Dino, Viola Valentino, Jimmy Fontana, Jessica dei Gazzosa, le Silver Convention, Rosanna Fratello, Marcella, Jimmy Somerville, Lu Coledo, Paolo Vallesi e Lucio Dalla. Sono intervenuti: Alberto Cova, Debhora Caprioglio, Anna Maria Rizzoli, Gloria Piedimonti mitica sigla di “Disco Ring” e gli scoppiettanti I Gatti di Vicolo Miracoli (Smaila, Calà, Oppini, Fini) per l’occasione ricomposti. Citazioni mitiche: “1975 le radio libere – navi scuola” e “Noi che ancora dopo 40 anni ci fate sentire 14 anni”    

La seconda puntata de “I Migliori anni” condotta da Carlo Conti ha superato gli indici d’ascolto. Tra i protagonisti le performance della   spigliata e bravissima Lorella Cuccarini dimenticata da una tv che preferisce dar spazio alle risse isteriche di veline e tronisti; il ritorno in tv della grandissima Cinzia De Carolis indimenticabile bimba del film “Anna dei miracoli” e oggi apprezzata doppiatrice; Leonardo Marino voce della sigla della “Freccia Nera” mitico sceneggiato degli anni ’60; Davide Mariotta il “piccolo grande” Ciribiribì; una strabiliante Loredana Berté; poi Franco Califano, Rick Astley, le intramontabili sorelle Kessler, Il Gruppo Italiano per l’occasione ricomposto, Le Sister Sledge, Alessandro Baldi e Francesca Lotta, Little Tony, The Twins, I Jalisse con Fiumi di parole. Ospite d’eccezione il mito Franca Valeri da una vita sul palcoscenico. Benito Urgu è troppo ripetitivo. Brava l’orchestra diretta dal maestro Pinuccio Pieraccioli. Doverosi i ricordi a Wess e Mike. Per la terza puntata del 2 ottobre ci sono tra gli altri: jimmy Fontana, Fausto Leali, Marcella Bella, jimmy Somerville, I Delegation e Jessica dei Gazzosa.

QUEGLI SPOT "ARDENTI" CON MIKE

di Mariano Sabatini

Lavori forzati post mortem. Non è bastato quanto ha faticato, quanti soldi (tanti!) ha portato a casa e quale benessere ha garantito, da vivo, ai tre figlioli e alla moglie: Mike Bongiorno dovrà proseguire nella diuturna promozione di una nota ditta di telefonia anche da sei metri sotto terra. Come saluto estremo al popolarissimo presentatore, in questi giorni possiamo "godere" di inedite scenette registrate poco prima di tirare le cuoia. Per contratto, e per scelta della signora Daniela Bongiorno, il conduttore di "Lascia o raddoppia?" e del "Rischiatutto" proseguirà a scopo pubblicitario a proporsi come buffone in coppia con Fiorello e, udite udite, del figlio ventenne, il debuttante Leonardo (o Leolino, come lo chiamava il babbo).

Ebbene, proprio la presenza del pargolo, bramoso di mettere un piedino nello scintillante mondo dello showbiz, ci fa sospettare che si vada oltre il doveroso omaggio al celeberrimo divo del piccolo schermo. Lo spot ardente, fragrante di tomba, alligna nel gusto macabro di certi autori "di genere" e, per volontà dei congiunti, serve a nutrire e a lanciare le ambizioni di Bongiorno Jr. Che si fa per i figli!?, tutto, compreso disturbare il riposo eterno di un defunto ancora caldo. Senza considerare che potrebbe nascere una moda. Da oggi ogni produttore potrà aggiungere una clausola sui contratti di presentatori, attori o teleimbonitori: registrazioni aggiuntive da usare in caso di dipartita.
 

MIKE BONGIORNO: OLTRE LA VITA

Torna in tv dal 20 settembre in uno spot di Infostrada con il figlio Leonardo e Fiorello. Nel primo Mike in smoking nero, accompagnato da una musica anni ‘30, saluta il pubblico con il suo inconfondibile "Allegria!", presenta la nuova offerta della compagnia telefonica, poi si rivolge al pubblico: "Vi chiederete, ma non c'è Fiorello?". Entra in scena Fiorello con un caffè: "Tu mi hai detto, giriamo fra un' ora!…”. E rivolgendosi a Mike: “ E’ un monumento nazionale della tv, è protetto". Nel secondo spot mentre Fiorello presenta l'offerta della compagnia telefonica entra in scena, a sorpresa, il figlio di Mike, Leonardo che il babbo voleva nel mondo dello spettacolo. Leonino dice: "Papà dice che ci vuole un giovane per parlare di internet, e tu sei troppo vecchio...".  Fiorello indispettito chiede: “Ma chi è il regista?”. L’ultima inquadratura è per Mike che da dietro la macchina da presa, risponde: "Io, perché?". (Ruggero Righini)

http://www.youtube.com/?gl=IT&hl=it

CIAO AMICO MIKE

di Gigi Vesigna


L’azzurro degli occhi, delle camicie e del suo angelo, la monetina nel cestino, la Resistenza, il successo, le gaffe, il carattere, la vita, raccontati da chi lo ha conosciuto bene.   Il mio amico Mike Bongiorno amava l’azzurro, aveva gli occhi azzurri, sempre un po’ inumiditi dalla miopia, quando non portava gli occhiali. Vestiva spesso giacche azzurre, e azzurre erano le camicie che acquistava in un negozio elegante di corso Magenta, nella sua Milano. Il mio amico Mike, anche secondo il parere di chi ha lavorato con lui in Tv, era molto parsimonioso. Spendeva oculatamente, ma quando c’era da investire in un quadro, o in un oggetto d’arte, non badava a spese.  Un giorno, negli studi milanesi della vecchia Fiera mi disse: «Andiamo a bere un caffè, offro io. Lo conoscevo dalla fine degli anni Cinquanta e non mi era mai capitato. Andò alla cassa, pagò, ma al momento di ritirare il resto, una monetina cadde nel cestino dei rifiuti. Il bar era pieno di tecnici, cameramen, concorrenti del quiz. Lui, senza fare una piega, rovesciò il contenuto del cestino sul pavimento, frugò col piede finché non trovò la moneta e si piegò per recuperarla. Poi bevemmo il caffè, come se niente di strano fosse accaduto.    Il mio amico Mike venne festeggiato da Bruno Vespa in una puntata di Porta a porta per i cinquant’anni di carriera. C’erano Sabina Ciuffini, il direttore di Raiuno e c’ero anch’io, ormai memoria storica del "bongiornismo". Si parlò anche del suo leggendario "braccino corto" e io gli ricordai quell’episodio del passato. «È vero», confermò, «però quel caffè alla fine te l’ho pagato io!». Il mio amico Mike sapeva come spiazzarti. Un giorno indossava una camicia di un azzurro davvero raro. «Che bel colore», mi complimentai. Una settimana dopo ricevetti un pacco che conteneva sei camicie di quel colore bellissimo, sulle quali aveva persino fatto ricamare le mie iniziali. Il mio amico Mike aveva un angelo custode che, secondo lui, lo seguiva sempre ed era azzurro. L’aveva salvato per due volte, quando i nazisti furono sul punto di fucilarlo e lui era detenuto a San Vittore perché era stato catturato mentre portava messaggi da un gruppo all’altro di partigiani. Lo salvò il passaporto americano e rimase in carcere dove faceva "lo scopino", ma continuava a fare da messaggero della Resistenza. La seconda volta l’angelo azzurro lo salvò mentre girava il Carosello di una grappa. Era sul Cervino, dove era arrivato con un elicottero che l’aveva calato sulla croce che campeggia sulla cima. Doveva gridare "sempre più in alto!" agitando la bottiglia. Improvvisamente calò una nebbia fitta e si levò un brutto vento. Pareva impossibile per l’elicottero andare a prelevarlo. Sembrava proprio la fine. Ma un coraggioso pilota sfidò le intemperie e lo recuperò.

Il mio amico Mike non seppe mai spiegarmi perché il suo angelo era azzurro: «Ma come fai a sapere che è azzurro?». «Lo sento perché profuma d’azzurro», mi rispose, e poi aggiunse: «Una volta una zingara per strada si avvicinò e mi disse. "Com’è bello il tuo angelo custode e che bel colore azzurro ha!". Questa storia me l’ero sempre tenuta per me, perché rischiavo di esser considerato un originale o peggio. "Come fai a vedere che è azzurro?", chiesi alla zingara. E lei: "Lo vedo chiaro, sta proprio alle tue spalle". Le porsi qualcosa ma rifiutò».    Il mio amico Mike pagava le tasse sino all’ultimo centesimo. Da americano vero lo faceva convinto. Ho sempre pensato che fosse l’unico personaggio dello spettacolo che non cercava di ingannare il fisco. «Non sarà», scherzai un giorno, «perché Al Capone è stato arrestato non per le sue malefatte ma per evasione fiscale?». Mi mandò a quel paese.    Il mio amico Mike, quando lavorava, era come in un mondo parallelo: ignorava tutto quello che gli succedeva attorno. Una volta, a Sanremo, una sua valletta in cerca di popolarità finse di svenire in scena proprio accanto a lui. E Mike, senza scomporsi, chiamò con l’occhio esperto la telecamera che inquadrò solo il suo primo piano e, salvo le persone in teatro, nessuno si accorse di nulla perché il Festival era trasmesso solo dalla radio. La valletta fu portata fuori scena e tutto finì lì. Poi Arbore e Boncompagni mi rivelarono che quella sceneggiata era nata durante il viaggio in macchina da Roma a Sanremo. E con loro due c’era, naturalmente quella "sciagurata" che con il finto svenimento si giocò praticamente la carriera...

Il mio amico Mike, finché restò in Rai guadagnava "solo" sui venti, venticinque milioni l’anno. Si rifece quando Berlusconi, per sbarcare alla Fininvest, gli offrì fino a 600 milioni. Allora smise di fare le serate e quel tour itinerante che si chiamava Giro Mike e che gli permetteva di arrotondare lo "stipendino" Rai.   Il mio amico Mike aveva una barca che si chiama Ekim, il contrario di Mike. Ci dormii un bel po’ di volte quando lo raggiungevo per intervistarlo a Milazzo, dove l’Ekim era ormeggiata. Un giorno, a bordo, tra lui e Augusto Martelli scoppiò una lite feroce. Era sparito un orologio subacqueo e Mike sosteneva che doveva saltar fuori. Fu un momento davvero imbarazzante e io, che ero appena arrivato e quindi insospettabile, mi augurai che la nave affondasse perché era la prima volta che lo vedevo così furente. Sgattaiolai via e tornai un paio d’ore dopo. Non chiesi nulla, ma, dopo la tempesta, era tornata la quiete. Tracce dell’orologio? Non pervenute.

Il mio amico Mike faceva gaffe esilaranti. Molti sostenevano che le creasse di proposito, ma frequentandolo per tanti anni (l’inizio della mia carriera professionale ha praticamente coinciso con i suoi esordi) ho capito che quelle gaffe erano di due tipi. Le prime erano quelle che gli venivano spontanee. Come quando a Sanremo disse: "Questa manifestazione è organizzata dal Comune di Milano" e quando, in un’altra edizione concluse così la seconda serata: "Si voteranno questa sera altre cinque canzoni. Cinque canzoni ieri, e cinque stasera, fanno appunto dodici!".   Un’altra volta, leggendo sul copione una domanda si impicciò in un Paolo VI ha detto. Quei numeri romani lui li lesse come un "Paolo vi ha detto" e il resto del discorso non tornava. Se la prese con gli autori, naturalmente. Ma c’era un altro tipo di gaffe con il quale andava a nozze. Erano quelle provocate dalla frase di un concorrente o da una situazione che poteva prestarsi a un gioco di parole, a un doppio senso. E lì Mike ci giocava divertendosi a far lo gnorri ma continuando a buttar benzina sul fuoco. Nacque allora la leggenda della signora Longari e di quella famosa frase, provocata dalla materia in concorso, l’ornitologia: ahi ahi ahi siora Longari mi va a cadere proprio sull’uccello! Vi garantisco che non è mai stata pronunciata, ma forse al mio amico Mike è piaciuto lasciarlo credere.

Il mio amico Mike era il protagonista dei fotoromanzi di Bolero film, il settimanale dove per qualche anno ho lavorato. Un giorno, sul set, mi disse, anzi mi chiese, meglio mi impose: "Ti va di lavorare per me?". Dissi subito di sì, e per un bel pezzo andai a incontrare i concorrenti già selezionati per partecipare a un suo quiz. Chiacchieravo con loro, facevo, in pratica un’intervista cercando di capire cosa potesse interessare di loro al mio "padrone". Ne rimase tanto soddisfatto che i testi di tutti i suoi primi Festival li fece scrivere a me. Una frase in particolare mi fece guadagnare punti nella sua stima. Accadde l’anno in cui al Festival arrivarono per la prima volta i complessi, tutti quanti con le lunghe chiome che arrivavano persino oltre le spalle. Contemporaneamente a Sanremo sbarcarono i New Minstrels, tutti con il classico cappello da cowboy. Io scrissi nel discorso d’esordio: «Questo è un Festival di capelloni e di cappelloni». E lui ripeté la frase in un sacco di interviste.

Il mio amico Mike era il ritardo fatto persona. Intendiamoci, per arrivare arrivava, ma sempre all’ultimo momento, quando lo studio era già colmo, i tecnici e i concorrenti in fibrillazione. Arrivava regolarmente arrabbiato. Seguiva sempre la regola che quando si è in torto è meglio attaccare.     Il mio amico Mike era molto religioso. Diceva sempre: «Dio c’è, credete in lui e lui vi aiuterà». Una sera, durante la registrazione di un quiz, un concorrente sacerdote gli chiese se poteva raccogliersi in preghiera prima di cominciare. Mike allora fece alzare i presenti e pregarono tutti ad alta voce, lui compreso.

Il mio amico Mike mi ha giocato un brutto scherzo, se ne è andato in punta di piedi rispondendo evidentemente a una domanda che Qualcuno, da lassù, gli ha rivolto. Per me non è successo, ogni volta che accenderò la mia tv lo vedrò, in un piccolo riquadro, sul teleschermo. Perché lui è stato e sarà sempre la Tv. Quella buona di un tempo, che non ti sorprendeva con effetti speciali, ma solo con semplicità e buoni sentimenti. Ciao Mike.

BENTORNATA TELECAPODISTRIA 

di Ruggero Righini

Buone nuove dal mondo televisivo. I programmi della storica Tv slovena in lingua italiana  sono tornati Tv Koper Capodistria nuovamente visibili in chiaro sul satellite. Anche in Italia è dunque possibile da subito vedere la programmazione (con l’esclusione dei grandi eventi sportivi per i quali la rete non ha i diritti per l’estero) via satellite sempre su Hotbird -13 gradi est sulla stessa frequenza sui cui l'emittente trasmetteva prima dell’interruzione: Frequenza: 12.303 Mhz; Polarizzazione: Verticale; Symbol Rate: 27.500; FEC: ¾ ; Codice di identificazione: TV K-C. TV Capodistria trasmette attualmente dalle ore 14.00 alle ore 01.00. Attualmente la programmazione si basa su news, approfondimenti e programmi culturali che toccano la realtà delle regioni slovene, italiane e croate (litorale sloveno, Istria, Friuli Venezia Giulia e Veneto). Fra i programmi di punta il telegiornale Tuttoggi e i settimanali di approfondimento e dibattito sull’attualità politica, economica, sociale, ambientale e culturale come Tuttoggi Attualità, Meridiani parliamo di, Mappamondo, Artevisione Mediterraneo. Per gli appassionati di viaggi, l’appuntamento è con Itinerari condotto da Stefano De Franceschi mentre la bella e brava Lorella Flego, presenta ogni martedì il programma d’attualità Q: ogni martedi sera per un’ora mezza uno spaccato della società attuale con tutto ciò che è trendy ed elegante, insomma di qualità, un vero è proprio rotocalco aperto sul mondo, dove allo spettatore è consentito sognare. Nelle ore in cui, al momento, non vengono trasmessi i programmi televisivi si possono seguire i programmi radiofonici di Radio Capodistria. A partire dall`inverno prossimo 2010 il palinsesto sarà integrato con nuovi contenuti e prodotti anche multimediali. Per i prossimi anni il canale satellitare, posizionato sul trasponder della RTV di Slovenia sul satellite Hotbird 8, sarà integralmente a disposizione di TV Capodistria. Si tratta di una nuova tappa fondamentale nella diffusione del programma italiano di TV Capodistria volta, soprattutto, a valorizzare ed affermare il suo ruolo e le sue potenzialità informative e culturali nei confronti di tutta la Comunità Nazionale Italiana di Slovenia e Croazia, ma anche rispetto a un pubblico più vasto che ha già dimostrato di apprezzare e gradire la programmazione dell’emittente. La diffusione satellitare di TV Capodistria è sostenuta da Unione Italiana, con i mezzi destinati dal governo italiano per le attività culturali della Comunità Nazionale Italiana di Slovenia e Croazia, ed è stata avviata in base ad un accordo con la Radiotelevisione di Slovenia di cui TV Koper-Capodistria è parte integrante. Il “bambino col flauto” riappare sul video e ci riporta ad anni lontani quando tutto era più bello… è il caso di dire: bentornata Tele Capodistria!  

1974 MIKE BONGIORNO IN VISITA AGLI STUDI DI TELECAPODISTRIA

E' MORTO MIKE BONGIORNO, E' MORTA LA TV

di Massimo Emanuelli

E' morto per un infarto a Montecarlo Mike Bongiorno. Unitamente al maestro Manzi, Mike è stato colui che ha unificato linguisticamente l'Italia. Le trasmissioni televisive in Italia iniziarono il 3 gennaio 1954 e Mike già conduceva, la prima trasmissione fu ARRIVI E PARTENZE, una serie di interviste a personaggi famosi che partivano ed arrivavano dall'aereoporto di Roma.  E' il il 19 novembre 1955 parte Lascia o raddoppia? (ispirato al telequiz americano Una domanda da 64.000 dollari), che durerà fino al luglio del 1959. è Mike il primo divo della tv italiana. LASCIA O RADDOPPIA viene spostata dal sabato al giovedì per le proteste dei gestori delle sale cinematografiche. La tv non è ancora entrata nelle case di tutti gli italiani che per vedere LASCIA A RADDOPPIA vanno al bar (dove è d'obbligo la consumazione), al cinema (LASCIA O RADDOPPIA viene proiettato su schermo gigante prima del film), o a casa dei pochi fortunati che possiedono un televisore. E' proprio grazie a LASCIA O RADDOPPIA che la tv entrerà in tutte le case degli italiani. Arrivano gli anni '60, è il periodo del boom economico e Mike è ancora in televisione: presenta diverse edizioni del Festival di Sanremo, CACCIA AL NUMERO, LA FIERA DEI SOGNI e GIOCHI IN FAMIGLIA. Mike non si ferma nemmeno di fronte alla contestazione sessantottino o agli anni di piombo:  dopo una breve parentesi presso la Tv Svizzera con PERSONAGGI IN FIERA eccolo ritornare in Rai con RISCHIATUTTO, un nuovo successo. Restano nell'immaginario collettivo di coloro che hanno superato i 40 anni campioni come Giuliana Longari, Enzo Bottesini, Massimo Inardi, Andrea Fabbricatore, che mai renderà popolarissimi. Le gaffes di Mike riempiono i giovedì sera degli italiani. Nel 1977 l'incontro con Silvio Berlusconi; dopo essere stato il padre della televisione pubblica Mike lo diventa della tv privata. I SOGNI NEL CASSETTO prodotto da TeleMilano58 va in onda su una ventina di emittenti locali. E' proprio grazie a Mike che Canale 5 ha la sua definitiva affermazione: BIS, SUPERFLASH, PENTATLON, PAROLA D'ORO.  Anche negli anni '80 e '90 Mike spopola in televisione: TELEMIKE, LA RUOTA DELLA FORTUNA, BRAVO BRAVISSIMO, VIVA NAPOLI, TELEMANIA, tanto per ricordare alcune trasmissioni.  Mike è attivo anche nel nuovo millennio con GENIUS e IL MIGLIORE, e altri format, ed è sempre un precursore. Qualcosa si incrina negli ultimi anni, gli viene tolto spazio per fare posto ad altri conduttori più giovani anagraficamente. L'inossidabile "signor tv" se ne lamenta in privato con amici comuni del mondo dello spettacolo. Silvio Berlusconi dichiara: "Mike per tutto quello che ha fatto per Mediaset lavorerà con noi a vita". Questa frase di Berlusconi si commenta da sola: dimenticandosi quanto aveva sostenuto anni prima lascia che Mike venga estromesso dai dirigenti Mediaset. Mike si sfoga da Fabio Fazio, quindi il passaggio a Sky.   Gigi Vesigna lo aveva intervistato in agosto, Mike, arzillo come un ragazzino parlava del suo nuovo progetto per Sky e aveva dichiarato: "Mi sento pieno di voglia di cominciare e di dubbi. Qui mi stanno dando una mano tutti, a cominciare da Fiorello che, prima partner in spot pubblicitari, ora è diventato un amico e mi ha promesso di partecipare al mio quiz, naturalmente non come concorrente".

Mike lo vedo fin da piccolo davanti ad un televisore in bianco e nero, ho avuto la fortuna di incontrarlo alla fine degli anni '70 ai tempi della prima TeleMilano58, molti anni dopo l'ho ritrovato in un bar vicino all'Istituto Cesare Correnti, dove allora insegnavo. Affabile, sorridente, mi aveva risposto ad alcune domande. Pochi giorni dopo se ne era uscito con una delle sue clamorose gaffes: "dei miei studenti l'avevano incontrato al bar dove era solito fare colazione, e gli avevano detto: "a Signor Bongiorno il nostro professore ci ha ha detto che lei abita in questa zona" e Mike serafico: "studiare, seguite il vostro professore che è un grandissimo cantautore". Non ho mai cantato in vita mia (del resto sono stonato), forse Mike mi aveva scambiato per Roberto Vecchioni che in quell'istituto aveva insegnato molti anni prima. Le gaffes di Mike - ricorda Maurizio Seymandi storico collaboratore di Bongiorno - a volte venivano spontaneamente, ma a volte venivano studiate.

Qualche giorno fa discutendo in chat discutendo con il collega Mariano Sabatini (critico televisivo di METRO) c'eravamo trovati concordi sul fatto l'unica novità di rilievo di una stagione televisiva poverissima sarebbe stato il RYSKYTUTTO di Mike versione Sky, sarebbe stata la sua terza svolta della sua vita: dopo quella della Rai e quella delle Fininvest (poi Mediaset). Quindi mi sento di scrivere: è morto Mike Bongiorno, è morta la televisione. Già mi immagino una serata televisiva con i palinsesti stravolti, aveva proprio ragione Giuseppe Prezzolini: gli uomini sono buoni con i morti così come sono cattivi con i vivi. 

 

BIBLIOGRAFIA SU MIKE BONGIORNO

U.Eco Fenomenologia di Mike Bongiorno, Bompiani, 1961

Goldoni- Ronchetti Storia d'Italia attraverso Mike Bongiorno. 1994

G.Lazzarini  Il signor Mike, Mondadori, 2000

M.Emanuelli 50 anni di storia italiana attraverso la televisione, Greco & Greco Editori, 2003

A.Grasso Storia della televisione e Garzantina della televisione, Garzanti, 2004

Mike e Nicolò.Bongiorno La versione di Mike. Mondadori, 2007

OGNI GIORNO 11 ORE DI GIOCHI TELEVISIVI

di Gigi Vesigna

L'ORO DEL QUIZ


La Tv mette in palio più di due milioni di euro ogni giorno. Ma una ricerca rivela che chi vince una somma consistente ha serie probabilità di stare peggio nel giro di pochi anni.

Aveva ragione Renzo Arbore, quando scimmiottava le trasmissioni a premio cantando quella memorabile canzoncina La vita è tutta un quiz? No, quella era solo una parodia, però senza trucco e senza inganno, ma la Tv, privata o pubblica, con i quiz ci marcia. A cominciare dalla scelta dei concorrenti che, "provinati", rivelano i loro punti deboli, i loro numeri fortunati, le loro scaramanzie, tutto quanto, insomma, può aiutare a pilotare verso una sicura sconfitta o a una vincita modesta, ma fondamentale per le esigenze del concorrente.

La tentazione di partecipare a un gioco o a un semplice quiz con relativi montepremi è fortissima, e in più si aggiunge quel quarto d’ora di celebrità che Andy Warhol ha "assegnato" a ogni comune mortale. Si calcola che da quando è nata la Tv, circa la metà della popolazione italiana adulta abbia tentato di proporsi come concorrente. Poi, da quando si cercano i partecipanti ai reality show il numero è sensibilmente aumentato: comunque, ogni giorno i palinsesti delle principali reti televisive dedicano a quiz, game show e infotainment (informazione più intrattenimento) almeno 11 ore di programmazione, sulle complessive 144 (calcolo medio) dell’intera giornata. Ma spesso si arriva a picchi di 15 ore. 

Canale 5 mette in palio più di un milione di euro al giorno (solo con Chi vuol essere milionario di Gerry Scotti si può portare a casa un milioncino), ma Raiuno segue a non poca distanza con gli 815 mila euro a disposizione di chi vuol tentare la fortuna. Una somma spalmata in cinque programmi, dal primo mattino ad Affari tuoi, il gioco dei pacchi che da solo mette in palio 500 mila euro. «Quello messo in atto», precisa Saro Trovato, presidente di Comunicazione perbene, «è un bombardamento mediatico pericolosissimo. Oggi basta accendere la televisione per assistere a programmi che regalano cifre esorbitanti e fanno perdere anche quello stimolo di eccezionalità che un tempo creò la fortuna del quiz e dei giochi a premi».

Da uno alla settimana s’è passati a una vera e propria inflazione di "offerte" di guadagni facili, che non hanno niente a che vedere con quanto succedeva quando c’erano Lascia o raddoppia? e Il musichiere. Se Raffaella Carrà prometteva nello spettacolo abbinato alla Lotteria (che già aveva come premio finale cinque milioni di euro) vincite sino a 750 mila euro, Paperissima prometteva al concorrente che avesse realizzato il filmato più spiritoso 100 mila euro.

Quando gli euro sono "virtuali"

Gli euro, come vedremo, sono spesso virtuali, ma ci sono anche trasmissioni che danno premi "in natura". Su Raidue, Mattina in famiglia, per risolvere un cruciverba dispone di poche centinaia di euro, Mezzogiorno in famiglia mette in lizza i Comuni d’Italia, che possono vincere un pullman. A Geo & Geo si gioca per vincere pannelli solari, La prova del cuoco mette in palio una batteria di pentole, Per un pugno di libri regala alla squadra di ragazzi che vince un carrello della spesa pieno di libri, Occhio alla spesa offre buoni acquisto per generi alimentari oppure casalinghi, Alle falde del Kilimangiaro regala viaggi. 

Insomma, fatti due conti, la Tv mette in palio 84.272 euro l’ora, 1.404 ogni minuto, vale a dire 23 al secondo. Ma qui viene il bello: non è tutto oro quello che luccica. I premi, infatti, si differenziano sostanzialmente, se li vince un concorrente che gioca in una trasmissione Rai o in una di Mediaset. Come si sa, solo le lotterie e i giochi "benedetti" dallo Stato (il Lotto, il Superenalotto) sono esentasse: chi vince in un quiz o in un gioco televisivo su Mediaset riceve la cifra a domicilio entro 180 giorni (decurtata del 20 per cento per le tasse) in gettoni d’oro che portano inciso il marchio del biscione, fabbricati da aziende specializzate. Questi gettoni non sono convertibili in banca, se non accettando la valutazione di "oggetti in oro vecchio", ma chi vince viene raggiunto da una tempestiva telefonata di agenzie che si offrono di "ritirare" il malloppo con un prezzo definito "ragionevole" (si dice che 100 mila euro diventino subito 70 mila). Così quei gettoni non devono essere riconiati per un altro concorrente, ma tornano al punto di partenza. In sostanza, girano sempre quelli, eliminando un sacco di spese.

I gettoni sono coniati in tagli da 25, 50 e 500 euro e vengono consegnati a casa in buste sigillate, entro sei mesi, e le spese di spedizione sono a carico del ricevente. Poiché è facoltà delle varie Tv di pagare in denaro o in gettoni d’oro,    Mediaset ha mantenuto l’abitudine di pagare in gettoni d’oro, la Rai ha scelto un sistema misto: mentre L’eredità e Affari tuoi pagano in euro, mediante accredito bancario, le altre trasmissioni offrono "pagamenti in natura", come oggetti di vario genere da scegliere tra quelli che gli inserzionisti mettono a disposizione.

«I giochi trasmettono ottimismo»

Poche settimane fa l’onorevole Walter Veltroni ha preso una posizione durissima su quiz e giochi a premi: «Ci sono trasmissioni televisive in cui si guadagnano milioni senza far nulla e trasmettono al Paese un messaggio sbagliato». Il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, replica che «i giochetti in Tv diffondono ottimismo», e naturalmente anche il direttore di Canale 5, Massimo Donelli, sostiene: «I premi in Tv esistono dalla notte dei tempi, fanno parte della storia della Tv, non solo italiana». Poi, spostando l’argomento dalla Tv privata a quella pubblica, sostiene: «Quest’anno nei nostri programmi, dal Grande Fratello a La corrida, i telespettatori possono vincere buoni acquisto per fare la spesa. Si deve distinguere tra la Tv commerciale, che non gode di un canone, e quella pubblica».

Interviene anche Gerry Scotti:«I miei dilettanti allo sbaraglio hanno solo un modesto rimborso spese, ma vengono per giocare, per passare una serata diversa, al contrario dei ballerini della Carlucci, che per ballare con le stelle percepiscono ingaggi "principeschi». Comunque, nel suo Milionario, i concorrenti hanno guadagnato in sei anni 15 milioni e 632 mila euro!

La filosofia del quiz o del gioco che ti fa guadagnare soldi è cambiata: Mike Bongiorno, che ha portato il quiz televisivo in Italia, sostiene: «Ormai è tutta questione di fortuna come al gioco dei tre bussolotti. L’inizio della fine è stato quando per tirare su gli ascolti hanno cominciato a dare tre, quattro risposte per ogni domanda».

 

Ai tempi di Mike ogni concorrente veniva scrutinato tre volte, la prima a casa sua, la seconda a casa di Mike e la terza in studio. Poi, venivano consegnati dei libri sulla materia scelta e il concorrente doveva studiarli: le risposte alle domande le avrebbe trovate tutte lì.

Sono lontani i tempi di Mike

Oggi, di solito i concorrenti di giochi che richiedono risposte nozionistiche sono prima sentiti telefonicamente, poi vengono interrogati sulla cultura generale e, quindi, devono rispondere a un questionario di trenta domande. L’attesa da quando si presenta la domanda a quando viene chiamato in trasmissione è di solito molto lunga: Davide Pavesi, il venticinquenne di Milano che ha vinto un milione di euro da Gerry, ha aspettato la convocazione per un anno e mezzo, e la vincita l’ha investita acquistando immobili.

Sono lontani i tempi in cui Mike Bongiorno offriva ai vincitori per la domanda finale (davvero difficile) 5 milioni e 125 mila lire e, come premio di consolazione, una Seicento; o quelli in cui il primo grande vincitore del Musichiere di Mario Riva, il cameriere Spartaco D’Itri, vinse 8 milioni.

I record di oggi, in euro, sono plurimiliardari (in lire). Il signor V. D. P., molisano, ha vinto il superpacco da 500 mila euro ad Affari tuoi; mentre la signora G.T., che ha vinto la stessa cifra, quando, interpellata da Staffelli di Striscia la notizia su una presunta irregolarità (mai provata), che l’avrebbe costretta a restituire i soldi, ha risposto con grande buonsenso: «La cosa importante è la salute!».

Il Codacons attacca la Rai

Mentre tra Codacons, l’ente che tutela i diritti dei cittadini, e la Rai è in atto una polemica che riguarda proprio Affari tuoi, ed esiste anche un atto formale del ministero dello Sviluppo economico, del 12 gennaio scorso, secondo il quale «la trasmissione a premi denominata Affari tuoi è da considerarsi vietata in quanto ha avuto svolgimento senza che la società promotrice abbia mai adempiuto alle disposizioni recate dal Dpr 430/2001». Comunque la trasmissione va in onda regolarmente, perché la Rai respinge ogni accusa. Ma quella signora che ha parlato di salute ha, inconsciamente, messo il dito nella piaga.

Un’indagine svolta da due ricercatori della Paris School of Economics, Andrei Clark e Bènedicte Apouey, ha confermato che i soldi non fanno la felicità, sostenendo che chi vince alla lotteria o a un gioco televisivo una somma consistente ha serie probabilità di stare peggio nel giro di pochi anni.

L’inchiesta, condotta tra il 1995 e il 2005, tra 16 mila persone incluse nel British Panel Study, ha appurato che ritrovarsi da un momento all’altro ricchi sfondati dà, al primo momento, una sensazione di benessere mentale, ma successivamente i comportamenti che seguono la vincita danneggiano la salute. Antonio Lo Jacono, presidente della Società italiana di psicologia, avverte: «Abbandonarsi agli eccessi è il segnale che, sotto sotto, anche l’equilibrio mentale non è più così solido».

Insomma, tutti vorremmo vincere un jackpot miliardario, ma poi dovremmo mantenere uno stile di vita maturo e consapevole, senza stravolgere il quotidiano. Sempre secondo le stime di Lo Jacono, il 35 per cento dei vincitori di grossi premi dopo un po’ si accorge che stava meglio prima. Ammalarsi di ricchezza? Sembra un paradosso, ma chi, sinceramente, può sapere come si comporterebbe se si ritrovasse a essere straricco? E anche questa è una domanda da un milione di euro!


L'estate ha registrato la chiusura de La Tv delle Libertà. Molti si domanderanno il perchè, sono state date diverse spiegazioni, gli alti costi sia per gli studi che per la messa in onda sul circuito di tv locali. Qualcuno ha anche avanzato l'ipotesi che al Pdl, ora che è al governo, non conviene avere una tv tematica, tv che serve quindi a chi è all'opposizione?  Parrebbe di si visto che fra qualche mese partiranno due tv tematiche della sinistra: Youdem per iniziativa di Walter Veltroni e una tv ideata da Massimo D'Alema.  Veltroni aveva annunciato il varo di una tv appena eletto segretario del Pd il 14 ottobre 2007: "il Pd deve dotarsi di una televisione, la faremo". E infatti Youdem Tv nascerà ufficialmente il 14 ottobre 2008, nel primo anniversario dell'elezione di Veltroni alla carica di segretario. Da qualche mese sono in onda trasmissioni sperimentali via web, sono stati raccontati gli appuntamenti più importanti del partito il quale in un comunicato ha dichiarato di avere finora realizzato un "prodotto povero, realizzato con pochissime risorse, molta buona volontà, e tantissimo volontariato, ma abbiamo registrato un crescente interesse testimoniato dai contatti"  Al progetto di Youdem hanno lavorato anche Paolo Gentiloni, ministro ombra alla Telecomunicazioni del Pd ed ex ministro alla partita, Vincenzo Cerami, il sogno di Veltroni è quello di convincere volti nuovi della televisione a lanciarsi nella nuova avventura, si parla di tv satellitare, mentre più difficile sarà andare sul digitale terrestre

Da ottobre - secondo quanto ha riferito l'agenzia Ansa - ci potrebbe inoltre essere una collaborazione con la tv della fondazione Red di Massimo D'Alema, che con Nessuno Tv, il canale satellitare dedicato alla politica schierato con il centro-sinistra, diretto da Claudio Caprara, considerato vicino a Massimo D'Alema.

L'associazione Red di Massimo D'Alema, dal canto suo, vuole dare vita a un'altra emittente sul modello di Barak Obama che alla sua emittente ha affidato molti messaggi durante le primarie della Casa Bianca. La tv di Veltroni sarà tutta un'altra cosa rispetto a quella di D'Alema, una tv sul satellite con una piattaforma che prevede un quotidiano on line ed una radio, il tutto accessibile anche dal telefonino.  "Vogliamo creare una struttura aperta, non basata sul palinsesto tradizionale, ma dai contributi che arrivano dai cittadini, perchè il nostro riferimento del linguaggio è la rete e non la tv tradizionale" ha dichiarato Veltroni.  Si partirà il 14 ottobre (anniversario della nascita del Pd) con un palinsesto di 4 ore: "Youdem somiglia a quello che farà o dovrebbe essere il Pd, cioè un partito aperto, democratico, dove è possibile fare circolare nuove idee".  Vincenzo Cerami ha definito l'emittente "un racconto dell'Italia"

Si parte quindi con buoni propositi e con gli auguri dell'"avversario" Giorgio Medail che, rivolgendosi a Veltroni e D'Alema ha fatto loro gli aguri e non ha lesinato un consiglio: "fate una tv trasparente, senza preoccuparvi di altro, il rischio è restare imbrigliati in logiche partitocratiche".

Ma la storia dovrebbe insegnare a non ripetere gli errori del passato, anche se poi vengono sempre commessi.  Anche la storia dei rapporti dei comunisti con la tv dice chiaramente che i dirigenti della sinistra non hanno mai capito nulla di televisione.  Guido Crainz  nello stupendo volume IL FRIGORIFERO DEL CERVELLO. IL PCI E LA TELEVSIONE DA LASCIA O RADDOPPIA ALLA BATTAGLIA CONTRO GLI SPORT, ha evidenziato come il Pci non abbia mai capito nulla di televisione. Crainz suddivide in tre periodi l'atteggiamento del Pci nei confronti della televisione. Dal primo, dal 1954 fino all'inizio degli anni '60 quando il partito e i suoi dirigenti guardavano con diffidenza alla televisione, considerata il "figlio del diavolo", una sorta di "oppio dei popoli" una nuova religione, e la stampa di partito la ignorava.

Si arriva quindi ad un secondo periodo che va dagli anni '60 fino alla metà degli anni '70 durante il quale si sceglie soltanto la tv con i film, le opere teatrali (naturalmente impegnati, i film - scriverà anni dopo Giorgio Gaber - se annoiano sono di sinistra) e le neonate Tribune Politiche. Il terzo periodo va dalla sentenza della Corte Costituzionale del 1976 che liberalizzava le tv private al 1991, anno della fine del Pci.  Crapis si ferma qui, ma noi potremo andare avanti aggiungendo alcune chicche.  Il Pci ignorò completamente anche il fenomeno delle tv via cavo e delle tv libere, fermò un suo consigliere, Enrico Centofanti, che in quel dell'Aquila avrebbe voluto dar vita ad una tv via cavo, TeleAquila.   Poi ad un certo punto, fra il 1977 e il 1978, per l'ennesima volta troppo tardi, il Pci diventò onnivoro.  Furono due giovani dirigenti ad essere i più attratti dalla televsione. Un certo Massimo D'Alema, allora segretario della Federazione barese del Pci, rilevava da un certo Pino Liuzzi una televisione locale per poi farla fallire nel giro di breve tempo. E chi si ricorda di Net Nuova Emittenza Televisiva?  Altro tentativo (fallito) di dare vita ad una syndacation nazionale di televisioni filo-Pci diretto da un certo Veltroni.  Ma comunque, siamo già al 1979, il Pci in un peridoo di compromesso storico si sarebbe impossessato della nascente terza rete pubblica che di li a qualche anno sarebbe diventata TeleKabul, e quindi non aveva alcun vantaggio nel mantenere una rete privata.  Le poche emittenti rimaste vennero liquidate e cedute con l'avvento del Pds.  Fra il 1992 e il 1994 crollava la prima Repubblica ma intanto stavano partendo i tg nazionali dell'"odiato" Silvio Berlusconi.   In questi telegiornali lavoravano molti giornalisti comunisti, ma anche coloro che oggi, dopo un passato di sinistra, si professano berlusconiani sono rimasti comunisti nello spirito, essere comunisti vuol dire essere inquadrati, usare la stessa violenza che veniva usata allora per altre!cause".  Molti, la maggioranza, sono rimasti "comunisti" ma come mai allora continuano a parlare male di Berlusconi pur lavorando sulle sue reti?  Una cosa è certa, con l'avvento di  Youde e della tv di D'Alema il panorama informativo sarà ancora più sbilanciato a sinistra.

Gianfranco Funari si è spento stamattina all'Ospedale San Raffaele di Milano dove era ricoverato dall'inizio dell'anno per problemi cardiaci e polmonari. L'avevo chiamato qualche mese fa e mi aveva risposto Morena: "Gianfranco sta molto male, ricordatelo come era". Avevo capito che stavolta, non ci marciava, si perchè Gianfranco aveva da tempo problemi di salute, ma poi alla fine ce la faceva sempre il vecchio leone. Mi ricordo quando andai a trovarlo in occasione di un altro ricovero, intorno al 2005, si riprese e nonostante i consigli dei medici di un lungo periodo di convalescenza la sera dopo era in tv a condurre. I ricordi che mi tornano alla memoria in questo momento sono molti:  ricordo il nostro primo incontro, a Radio Ambrosiana, io ero un giovane ragazzino, 15 anni, con un programma per gli studenti, lui era un affermato cabarettista che, esauritasi la stagione del Derby, cercava uno spazio radiotelevisivo.  Io chiudevo la mia trasmissione alle 19,30, quindici minuti dopo andava in onda Gianfranco.  Il programma?  Un talk-show (allora non si chiamava ancora così) telefono aperto con i radioascoltatori favorevoli o contrari ad un determinato argomento che si scontravano, due linee telefoniche (era una piccola emittente), ma già in nuce c'erano TORTI IN FACCIA e ABOCCAPERTA.  Un'esperienza occasionale, come amava ricordarmi, ma fondamentale, di li a poco il passaggio a TeleMontecarlo grazie all'amico Enzo De Mitri, allora critico televisivo de LA NOTTE, attuale editorialista di www.storiaradiotv.it  Quindi il passaggio in Rai, poi un peregrinare fra Rai e Mediaset, ormai era Funari.  Pochi bucavano lo schermo come lui, parlantina da romano verace, sboccata ma giusta, da animale televisivo, sempre dalla parte del pubblico, mai dei potenti. Lo ritrovai negli anni '80, poi lo persi di vista, lo ritrovai nuovamente all'inizio del nuovo millennio.  Aveva un affetto paterno nei miei confronti al punto che mi diceva: "te vojo bene, potresti essere me fijo, e ricordate è sempre mejo fijo de Funari che fijo d'una mignotta".  Molti sono i ricordi, gli attestati di amicizia, e i grandi insegnamenti che mi ha dato. Il primo? Funari aveva fatto mille mestieri (dal croupier al venditore di acque minerali), prima di approdare al mondo dello spettacolo, un insegnamento che farebbe molto bene ai giovani e non solo, e che in questo momento mi fa venire in mente un sedicente giornalista che a 38 anni non ha combinato nulla nella vita e che pensa di avere scritto LA DIVINA COMMEDIA, con un'arroganza, una strafottenza e deliri di onnipotenza con tutti, oltre ad azioni scorrette. Arroganza e strafottenza che con me, fortunatamente, non hanno mai usato i veri grandi come Gianfranco.  Anzi Funari a volte mi metteva a disagio poichè quando parlavo con lui finivo col diventare io il protagonista, mi imbarazzava. Non si risparmiava le critiche, i colpi di scena, anche durante le interviste che gli facevo.  Mi ricordo quando mi concesse un'intervista per MESTIERI ARTIGIANI, eravamo alla vigilia della campagna elettorale del 2006, quando si scontravano Prodi e Berlusconi, mi ricevette a casa sua, era in boxer, io con il regista Giancarlo Danielli stavo effettuando la prova microfono, lui iniziò "prova, prova un cazzo, ma che stai a provà, io me faccio intervistare così e sai perchè: perchè Berlusconi ci ha ridotto in mutande, ora arriva Prodi che ce le toglie".  Con lui non era possibile concordare interviste nè alcunchè, era fatto così, era Funari. E, ancora, nel corso di un'altra intervista mi rilasciò subito la liberatoria precisando: "quei stronzi che dicono che io vado a cachet milionari, io i soldi li chiedo a chi li ha, nun a te che te devi autoprodurre, che puoi essere me fijo",  poi aveva ammonito me e Roberto Poletti: "piccoli Funari crescono, attenti ve bruciano..." Battitore libero, senza timori reverenziali nei confronti dei potenti, non ha mai accettato veti e limitazioni, non aveva peli sulla lingua. Quando partì MESTIERI ARTIGIANI dopo qualche puntata mi chiamò manifestandomi ancora una volta la sua stima, la sua amicizia e dandomi l'ennesimo consiglio. Iniziò in maniera brutale ma eloquente: "aho ma te sei messo a fa er marchettaro" io gli chiesi una spiegazione: "hai sempre fatto ben a non accettare sponsor politici, ma attento anche agli sponsor commerciali, non devi essere tu a fa quel che dicono i sponsor commerciali, devono essere i sponsor commerciali a fa quel che dici tu".  Gianfranco è sempre stato libero, quando i "poteri forti" l'hanno oscurato ha scelto di essere libero con le tv locali, tv che noi presentiamo con questo sito. In occasione del nostro ultimo incontro era preoccupato per Morena, per il dolore che le avrebbe lasciato a causa della sua dipartita, e in questo momento mi sento vicino a Morena, Gianfranco mi diceva: "vedrai poi non la faranno più lavorare, perchè è stata mia moglie" cara Morena in questo momento ti siamo vicini, per te c'è già a disposizione un posto a www.storiaradiotv.it  Con l'ennesima crisi e ricovero per problemi cardiaci e polmonari al San Raffaele credevo che il vecchio leone ce l'avrebbe fatta per l'ennesima volta, ma proprio Morena mi fece capire che stavolta era proprio difficile.  Povero Gianfranco me lo immagino, anche quando lottava fra la vita e la morte, indomito, combattente, sempre libero, eccolo che mi saluta e mi da l'ultimo consiglio, mi saluta con la sua frase proverbiale, che mi diceva ogni volta che lo intervistavo, che lo incontravo, lo salutavo e che era diventata la sua firma: "eh ricordate, la tv è come la merda, bisogna farla, non guardarla" Ciao Gianfranco ci ha lasciati soli, ormai siamo rimasti pochissimi cani sciolti, io, l'amico Roberto Poletti che mi ha appena telefonato, e pochissimi altri che ora non ricordo, perchè forse non ci sono.  I tuoi insegnamenti li terremo sempre ben presenti, ciao Gianfranco, non ti dimenticheremo.

CHE FINE HANNO FATTO LE RADIO LOCALI?

Amo la radio perchè arriva dalla gente, entra nelle case, ti parla direttamente, e se una radio è libera, ma libera veramente, mi piace ancor di più perchè libera la mente" così recitava una famosa canzone di Eugenio Finardi che inneggiava alle radio libere che fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 nascevano come i funghi. Che fine hanno fatto quelle radio?  Le oltre 7000 emittenti operanti in Italia si riducono a 5000 con l'avvento dei network e delle syndacation. Soltanto 4000 nel 1990 intendono fare richiesta di concessione (le altre intanto hanno dovuto chiudere i battenti), nel 1992 sono 3497 le domande che provengono al ministero delle Telecomunicazioni.  Nel 1994 i candidati effettivi alle concessioni sono 2595, e il 20% di queste emittenti si vedrà negata la concessione. Fra il 1994 e il 1998 si registra una progressiva erosione delle radio locali. Nell'autunno del 1998 le emittenti radiofoniche italiane sono circa 1300. Con il nuovo millennio ne chiudono altre, molte si convertono a internet, nascono le web radio che possiamo paragonare alle radio libere degli anni '70.

GIORGIO AIAZZONE L'UOMO DEL FARE

Alla presentazione del libro di Enrica Aiazzone svoltasi a Biella il 23 novembre scorso erano presenti molti pionieri dell'emittenza radiotelevisiva, oltre a tanti, tantissimi biellesi che hanno lavorato e conosciuto personalmente Aiazzone.  Giorgio Aiazzone è stato "l'uomo del fare" come ha scritto Silvio Berlusconi suggerendo ad Enrica Aiazzone il titolo del libro. Molte erano le persone giunte da Milano e da altre città del Piemonte e della Lombardia.  Consigliamo la lettura del volume di Enrica Aiazzone, in questo volume viene ricostruita la biografia di un uomo non soltanto come imprenditore televisivo, ma anche imprenditore, pubblicitario, amministratore. Leggendo il libro emerge anche la figura di Giorgio Aiazzone fratello, Giorgio Aiazzone padre, Giorgio Aiazzone nel privato. Ringraziamo la signora Enrica Aiazzone e suo marito Roberto Cappio e ci auguriamo di potere presentare nuovamente il volume a Milano e in altre città italiane, "isole comprese".

i 30 ANNI DI ANTENNA 3 LOMBARDIA

Antenna 3 Lombardia compie 30 anni, le facciamo i nostri migliori auguri: 100, anzi 1000, e mai mettere un limite, di questi giorni. L'emittente di Legnano ha avuto ed ha svolto un ruolo importante nella storia delle tv private: dopo  TeleAltomilanese è stata la prima tv lombarda fonte di sperimentazione e di innovazione ad uscire dai confini della Lombardia. Antenna 3 ha avuto tre fasi storiche: la prima (dal 1977 al 1986) ritenuta da molti la migliore, che ha rilanciato personaggi banditi dalla Rai e lanciato nuovi artisti che ancora oggi vanno per la maggiore sulle reti nazionali. Vi è stata una seconda fase, a parer mio ingiustamente sottovalutata, caratterizzata dalla gestione Giunco-Bernasconi (1986-2004). Maurizio Giunco ha avuto l'indiscutibile merito di salvare dal fallimento un'emittente storica che, altrimenti, oggi non sarebbe più in vita come altre storiche tv scomparse negli anni '80. Giunco aveva vissuto l'esperienza pionieristica delle prime emittenti comasche, proprio mentre in riva al Lario altre tv venivano mangiate dai network diede vita ad  Espansione Tv, emittente della quale è ancora oggi editore.  Espansione Tv porta nelle case dei comaschi l'informazione e lo sport locale, servizi non sempre svolti nel migliore dei modi dal servizio pubblico. E così è stato per la seconda fase di Antenna 3 Lombardia che ha anche rilanciato ed affermato nuovi personaggi come Guido Oddo, Marina Suma, Maurizio Mosca, Stefania Cioce, Roberto Poletti, ecc.  Giunco è anche riuscito (e riesce ancora) a dar voce ai piccoli editori nella sua carica di Presidente della Frt.  Infine la terza fase, quella di Sandro Sandro Parenzo, troppo recente, troppo attuale per storicizzarla. Basta però soltanto evidenziare che Parenzo, unificando Antenna 3 e Telelombardia e creando sinergie con altre emittenti locali ha di fatto creato un polo alternativo. Questo ad Antenna 3  è un dovuto tributo, ma, l'abbiamo ribadito più volte, non vogliamo essere il portale di una sola emittente, pertanto continueremo ad occuparci anche di tutte le altre televisioni italiane, alcune delle quali festeggeranno nei prossimi mesi i loro anniversari e che presenteremo nei prossimi aggiornamenti. Ringrazio tutti gli amici di Antenna 3  che da anni mi forniscono testimonianze utilii per ricostruire la storia dell'emittente che ho pubblicato in passato su un volume e su riviste specializzate. Certo che l'editore di Antenna 3 comprenderà la nostra posizione, invitiamo i nostri lettori a visitare il sito ufficiale di  Antenna 3 e a Sandro Parenzo a verificare l'esistenza siti non accreditati che, a parer nostro, potrebbero ledere l'immagine di questa storica emittente. Auguri Antenna3.

LA MORTE DI GIGI SABANI: GLI UOMINI (IN QUESTO CASO I GIORNALISTI) SONO BUONI CON I MORTI, COSI' COME SONO CATTIVI CON I VIVI.

di Massimo Emanuelli

La frase "gli uomini sono buoni con i morti, così come sono cattivi con i vivi" la scrisse il grande Leo Longanesi, si addice alla perfezione per quanto sta accadendo in queste ore in merito alla morte di Gigi Sabani, una morte che fa notizia, sia per la popolarità del personaggio, sia perchè era stato diagnosticato un infarto come un normale "stress da lavoro", nonchè per un errore giudiziario del quale Sabani era stato vittima.  Il Tg5 ha fatto rivedere un duetto fra Gigi Sabani ed Enzo Tortora paragonando i due casi giudiziari, di Sabani ora parleranno tutti, anche coloro che non l'avevano mai conosciuto nè apprezzato. Colui che dopo la morte di Alighiero Noschese era diventato il re degli imitatori, avrà ora una riabilitazione post-mortem.  Vi è un'altra riabiltazione post-mortem che però nessuno ha il coraggio di fare, eccezion fatta per una nostra assidua lettrice, una giornalista laureatasi con una tesi sulla storia della televisione inerente il varietà degli anni '80. La cui email pubblico.  Gigi Sabani quindi non ne parlo. Ho letto: "si sentiva da tempo abbandonato dalla tv" mi chiedo solo quale possa essere l'artista che a vario titolo ha fatto parte della nostra televisione prima del 14 settembre 2000 (giorno ufficiale della fine della tv con l'arrivo dei reality) che oggi non si senta abbandonato. Il desiderio di provare ad impostare una storia del varietà televisivo cresce sempre di più.  Cosa rispondere alla nostra lettrice?  Noi di www.storiaradiotv.it ci stiamo provando. Gigi Sabani?  Anch'io non l'ho mai conosciuto personalmente pertanto lascerò a Gigi Vesigna e a Maurizio Seymandi, che l'hanno conosciuto e ci hanno anche lavorato insieme, il compito di ricordarlo.  Sui reality, le commemorazioni post-mortem mi sia consentita un'altra citazione, la frase che Federico Fellini fa dire a Roberto Benigni alla fine del film LA VOCE DELLA LUNA: "e se tutti facessimo un pò di silenzio"..  A noi piace ricordare Gigi Sabani con questa copertina di TV SORRISI E CANZONI allora diretto da Gigi Vesigna.

 

Bentornati a tutti dalle vacanze. Troverete il portale (che stiamo trasformando in periodico on line, rinnovato nella grafica, stiamo ampliando molte schede, poichè tantissimi pionieri ci hanno contattato fornendoci molti documenti, video, adesivi, loghi, fotografie, testimonianze.  Ringraziamo tutti e ringraziamo anche i lettori che ci mandano i loro ricordi, i loro commenti e anche critiche, critiche che teniamo ben presenti per migliorare il portale. Ad esempio, a grande richiesta, partiranno nuove rubriche, verranno inseriti nuovi link dedicati a personaggi sui quali non abbiamo ancora scritto nulla.  Le iniziative in cantiere sono molte ve ne anticipiamo al momento solo tre. Innanzitutto  due ritrovi (una a Roma ed uno a Milano) di tutti coloro che ci hanno scritto, telefonato e seguito, lettori, pionieri, personaggi radiotelevisivi ed editori. Dove?  Uno a Milano ed uno a Roma.  Si, ma dove esattamente?  Ve lo comunicheremo via email (tutti coloro che sono interessati a partecipare ci scrivano) per darvi una traccia provate ad indovinare, dove si possono ritrovare appassionati di radio e di televisione, se non presso la sede di due emittenti?    L'altra novità è la riconversione dalle vecchie pizze ai dvd di alcune vecchie trasmissioni gentilmente forniteci dai titolari e dagli aventi i diritti (di diverse televisioni, non di una sola), in occasione del ritrovo milanese valuteremo la fattibilità di inserire on line molti di questi filmati creando una sorta di webtv del passato, questa è la seconda iniziativa che vi anticipiamo.  La terza novità riguarda il rientro in tv di alcuni collaboratori del portale in radio e in tv, con una nuova trasmissione e con la ripresa di un programma già andato in onda (rinnovato nei contenuti, come il portale).   A proposito di rinnovamento e di storia, salutiamo e ringraziamo (unitamente alla signora Carmela Zagarella, del Centro Documentazione Mondadori) il direttore di TV SORRISI E CANZONI Umberto Brindani per la disponibilità mostrata nel mettere a disposizione di Massimo Emanuelli l'archivio  Anche SORRISI (settimanale che abbiamo sempre nel cuore) si rinnova, cambia e diventa più ricco. "Il numero di SORRISI in edicola questa settimana - ha dichiarato Brindani è un numero da collezione perchè è l'ultimo della vecchia serie" e noi lo inseriremo nel nostro archivio.  "Mi raccomando - ha scritto Brindani - non perdetevi il prossimo numero di TV SORRISI E CANZONI con un testimonial davvero fuori dal comune.  Non lo perderemo, buon lavoro Brindani e grazie ancora. 

Segnaliamo un intelligente programma in onda su Rai2, peccato che sia in seconda serata e non sia stato sufficientemente promosso: GIU' AL NORD.  Curato da Edmondo Berselli, il programma ci farà rivedere in otto puntate personaggi del mondo dello sport, della cultura, della politica e dell'imprenditoria. Una puntata sarà dedicata al fenomeno delle tv locali, ma la cultura non è soltanto quella televisiva, vedremo infatti la Luino di Piero Chiara, la Vigevano di Mastronardi, il mitico Gianni Brera.  Una puntata sarà dedicata agli anni della Milano da bere. Rivedremo Gerry Scotti (allora candidato, eletto, nel Psi), Bobo Craxi che viene intervistato da Piero Chiambretti, Massimo Boldi (fra i pochissimi nel mondo dello spettacolo a non rinnegare la sua fede socialista, anche nei momenti più difficili), Ornella Vanoni una delle prima a rinnegare il leader socialista Bettino Craxi, il gradissimo Giorgio Gaber, "cane sciolto", che sparava a zero su tutto e su tutti ma che quando si abbattè la bufera giudiziaria sui partiti storici della prima Repubblica non infierì. Gaber aveva denunciato i partiti storici in tempi non sospetti, a differenza di altri artisti "di regime" che dopo essere stati nel sistema nel periodo di Tangentopoli facevano dell'ironia gratuita. Nella puntata verrà anche mostrata un'immagine di repertorio di un giovane Silvio Berlusconi che recita in un Carosello della Stock 84.  Fedele.  Intervista a Fedele Confalonieri che dichiara "sul periodo di Mani Pulite e Tangentopoli si pronuncerà la storia" e che sottolinea gli indubbi meriti di Craxi facendo un paragone fra lui e Silvio Berlusconi: Craxi che si smarca dal compromesso storico, come Berlusconi si stacca dal conformismo. Berlusconi non era mai stato ai vertici di Confindustria, era un parvenue, e quindi visto male dell'establishment...

Invitiamo tutti i nostri lettori a guardare GIU' AL NORD.

Canale5 propone il film-tv PIPER, dedicato al locale simbolo degli anni '60 sceneggiatura di Enrico e Carlo Vanzina, regia di Carlo Vanzina. Rivedremo così i mitici anni '60, periodo durante il quale l'Italia conquistò il benessere economico. Dopo il periodo della ricostruzione, dopo il periodo della crisi del secondo dopoguerra, gli anni della "guerra fredda" e gli anni '50, ecco i formidabili anni '60, iniziati a dire il vero sul finire degli anni '50 (almeno a livello di boom e di euforia) e terminati con il 1968, la contestazione, la violenza e la politica. Gli anni '60 paiono essere diventati un genere televisivo: dopo il successo di RACCONTAMI (del quale si sta girando una seconda serie) ecco dunque PIPER. Nell'atmosfera radiosa degli anni '60 a Roma, in via Tagliamento, nasce un locale nuovo dove si ritroveranno per anni giovani e meno giovani, per ballare, divertirsi, incontrarsi, ascoltare buona musica. Al Piper si esibirono l'Equpe 84, Renato Zero, I Rokes, Patty Pravo (appunto soprannominata "la ragazza del Piper"), Fred Bongusto, Rita Pavone e star straniere come i Procol Harum, Rocky Roberts, e i giovanissimi Pink Floyd.  Nel cast del film-tv Martina Stella (che occhieggia Patty Pravo) Matteo Branciamore, Anna Falchi, Maurizio Mattioli, Carol Alt e Massimo Ghini (che dopo il successo di RACCONTAMI si rituffa negli anni '60). In PIPER  vedremo la storia dei momenti che precedettero l'apertura del locale, inaugurato nel febbraio 2005 grazie all'avvocato Crocetta e a Giancarlo Bornigia.  Il locale si ispirava al mondo del beat inglese, e divenne in breve un tempio del pop internazionale oltre che della mondanità della capitale.

IL NOSTRO G.F. NON GRANDE FRATELLO BENSI’ GIANFRANCO FUNARI.

Il vecchio leone ce l’ha fatta. Stasera è riparito su Rai1 con APOCALYSE SHOW.  Evidente il richiamo nel titolo e nella grafica al film APOCALYS NOWS ì, come eviente il richiamo a Fellini e al suo AMARCORD nei promo che abbiamo visto in questi giorni,  “voglio una donna” urlava Ciccio Ingrassia nel film del maestro di Rimini, e “voglio Rai1” urlava Funari. Qualcuno pensava che l’avrebbero oscurato, che la trasmissione non sarebbe andata in onda: già lo spot aveva causato alcuni problemi:  secondo l’Osservatorio sociale di una mela alla suora è da considerarsi anticlericale e diseducativo.

E invece Funari ce l’ha fatta dopo 11 anni di assenza.  L’inizio è con Funari che parla della fine del mondo, di quanto è accaduto in 2000 anni e in questi ultimi di inizio millennio. Commovente quando parla di Samuele e di Tommaso, “si saranno incontrati in Paradiso e si saranno detti: “ma che siamo venuti a fare al mondo?”. Funari ricorda il Gaber di NON INSEGNATE AI BAMBINI non abbiamo proprio nulla da insegnare ai giovani sembra dire.”La nostra generazione ha perso”, per dirla come Gaber, o, come Montale di “abbiamo fatto del nostro meglio per insegnargli il nostro peggio”. Ma Funari ha molto da dire ai giovani.   

“Sabato 26 maggio – annuncia Funari - ci sarà la fine del mondo e se non lo sapevate l’avete saputo adesso perché l’ha detto la televisione”. L’ha detto Funari, si perché Funari è la televisione.  Uno dei pochissimi “grandi vecchi” che la televisione italiana ouò vantare. Dopo anni di grandi scemenze, reality vari, di “impiegati della tv” come ha giustamente definito Gianfranco i mediocri che imperversano sui network finalmente una ventatadi professionalità. Funari dispensa consigli ai giovani, e racconta la sua vita. Inizia dal lontano 1960 quando faceva il croupier in Asia, ricorda i magici anni ’60, il boom economico, il rock and roll, E con un’atmosfera anni ’50-’60 Funari ha iniziato presentando, con Fabio De Luigi, Chubby Cevker. Poi è stata la volta di Lucio Dalla (cantante che poco si concede alla tv) quasi a richiamare gli anni ’70 e ’80, e, infine, una cantante di una generazione più recente: Irene Grandi, e un Federico Salvatore tolto dall’oblio televisivo nel quale era stato confinato.  Funari attacca i mediocri, niente accenni ai politici, si lamenta solo per la mancata intervista a Cossiga. Funari inveisce contro Maurizio Costanzo, poi parla di suo padre (“papà mio faceva er vetturino, er barrociaio”, come mi disse nel corso di un’intervista).  Scopriamo anche un Funari cantante, è un ritorno alle origini, al Funari del Derby, ma del cabarettista e del croupier gli sempre rimasto tutto.    G.F. Gianfranco Funari, è lui il “grande vecchio della televisione italiana”, e non a caso si è levato un coretto sulle note della canzone sanremese VECCHIO SCARPONE: “vecchio Funari, quanto tempo è passato”, una serata divertente, che, come però, come ha detto lo stesso Funari, che però non ha escluso la riflessione.  Bravo Gianfranco.

GIANFRANCO FUNARI TORNA IN RAI

Molte volte nel corso di questi ultimi anni durante i quali era assente dalla Rai e da Mediaset, Funari mi aveva dichiarato: "torno in Rai" ma poi l'accordo non si è mai concretizzato. Assente dal 1996 (NAPOLI CAPITALE su Rai2 è stato il suo ultimo talk-show) Funari ha lavorato in questi anni per Odeon Tv dove si è divertito a fare e a dire ciò che voleva. Cacciato dalla Rai (ma anche da Mediaset) perchè "battitore libero" non asservito nè alla destra nè alla sinistra, Funari è fra i pochi battitori liberi in Italia, sempre dalla parte della "ggente", sempre pronto a inveire contro i politici e le loro malefatte. Funari ripartirà a maggio con APOCALIS SHOW in prima serata su Rai1. E aspettiamoci le sue invettive, Funari è fatto così: prendere o lasciare: è Funari...  

CHE FINE HA FATTO MAURIZIO SEYMANDI?

In merito alle numerose email pervenute in questi ultimi giorni in redazione indirizzate a Maurizio Seymandi, lasciamo la parola a Maurizio (come diceva DjX):

Cari ragazzi e ragazze sto bene, vi ringrazio per quanto scrivete. Sono un pò lontano dalla tv attuale, nella quale non mi riconosco molto. E' per questo che è nato www.storiaradiotv.it.  Sto osservando l'attuale Festival di Sanremo che sembra uguale, nel senso positivo, a molti di alcuni anni fa. Ciò significa che in campo musicale nulla è cambiato, i cantanti di allora sono evergreen, hanno indubbiamente fatto la storia della canzone italiana. In merito a un mio possibile ritorno e alle trasmissioni che citate non so cosa rispondervi, in tv guardo soltanto le partite di calcio. In merito all'idea di dare vita ad un sito rievocativo di SUPERCLASSIFICA SHOW sono pronto.

MICHELLE HUNZIKER AFFIANCHERA' PIPPO BAUDO

MICHELLE? LA MANDA LIZA

di Gigi Vesigna

Imitare la Minnelli? «No, lo spettacolo è diverso dal film. L’ho incontrata e mi ha incoraggiata. Però, sarebbe bello un duetto tra noi a Sanremo...».

Michelle Hunziker sta conducendo da settimane una doppia vita: di giorno è sempre lei, la svizzera bionda più popolare d’Europa, ma già in serata, nel musical Cabaret, diventa Sally Bowles, una diciannovenne inglese dai capelli corvini che è la star del Kit Kat Club, il cabaret più famoso della Berlino degli anni Trenta, frequentato dai ricchi berlinesi, ma dove già in platea spuntano le prime minacciose divise dei gerarchi nazisti.

Michelle, come riesci a sdoppiarti ogni giorno, restando sempre te stessa? Non soffri un po’ di questa "sindrome da sdoppiamento"?

«Anche se non ho ancora una grande esperienza, il mestiere d’attrice ti fa abituare in fretta a entrare nei panni di un personaggio: quando ho recitato in Tutti insieme appassionatamente, il personaggio che era di Julie Andrews era già nelle mie corde, una specie di Biancaneve che ama i bambini come me. In Cabaret, il ruolo di Sally mi impegna di più, perché lei è molto più lontana dalla mia quotidianità. La mia vita ha altre regole morali, ma il personaggio che al cinema fu di Liza Minnelli è elettrizzante. Io ci provo, ma ci metto molto di me, e in questo senso Saverio Marconi e tutta la Compagnia della Rancia mi ha incoraggiato: ho studiato il personaggio per settimane, provando a casa mia con Saverio, che è davvero un maestro, e credo di poter essere soddisfatta. Comunque, sarà il pubblico a giudicarmi».

Già, il pubblico: non pensi che tutti, più o meno, verranno a teatro con l’idea di confrontarti con Liza e con le sue straordinarie canzoni, che hanno vinto uno degli otto Oscar attribuiti al film di Bob Fosse nel 1972?

«Questo l’ho messo in conto ma non ho timori, quando ho incontrato Liza Minnelli e le ho raccontato che mi accingevo a "sostituirla", lei mi ha incoraggiata. Anzi, ho chiesto agli organizzatori di invitarla al Festival di Sanremo. L’idea di un duetto con lei già mi elettrizza. Però bisogna anche ricordare che questa non è la copia del film di Liza, il regista Marconi ha attinto ad altre fonti, quelle che hanno poi dato origine al musical e poi al film».

La puntualizzazione di Michelle è corretta: pochi infatti sanno che il film della Minnelli nasce da una pièce di John Van Druten intitolata I ama camera e al romanzo di Christopher Isherrwood, Addio a Berlino, che a sua volta è diventato un film del 1955 intitolato La donna è un male necessario, con Julie Harris. Elaborando le varie evoluzioni si è arrivati a questo Cabaret "made in Italy", dove le canzoni (le più famose sono Money money e Life is a cabaret) sono rigorosamente tradotte nella nostra lingua, e quindi rese comprensibili a tutti. Tornando a Michelle, bisogna riconoscere che è stata sicuramente il personaggio televisivo dell’anno lavorando da stakanovista a Striscia la notizia, che ha dovuto lasciare anticipatamente per problemi alle corde vocali affaticate, e a Paperissima, e adesso che si accinge a presentare Sanremo, per riprendere subito dopo il musical.

Non ti sembra di esagerare?

«Questo è certo, però, dopo la conclusione di quello che è già avviato, ho intenzione di prendermi un anno sabbatico, per dedicarmi di più a me stessa, alla mia famiglia, ad Aurora, che ormai ha dieci anni e ha con me un rapporto veramente meraviglioso».

A proposito di Aurora: durante la cena che hai dato per le feste, alla quale hai invitato i tuoi amici più cari, avete organizzato un karaoke e Aurora ha dimostrato già incredibili doti canore, cantando sia in italiano che in inglese. Pensi che se vorrà seguire la tua strada tu la incoraggerai o, invece, cercherai di dissuaderla. E cosa farà il papà, Eros Ramazzotti?

«È vero, Aurora ha già grandi disposizioni. Ma, quando sarà il momento, non la incoraggerò né, tanto meno, cercherò di scoraggiarla. Mi limiterò a dirle delle tante difficoltà che dovrà superare, cercherò di farle capire che il mondo reale è tutt’altra cosa rispetto a quello colorato dello spettacolo, che sembra accoglierti a braccia aperte e invece è pieno di insidie, di cattiverie: è un mondo spietato, quindi dovrà stare in guardia. In quanto a Eros, non me la sento di rispondere per lui, ma sono certo che la pensa come me. Le vuole troppo bene per agire diversamente».

Ho sentito parlare di una Fondazione che tu staresti realizzando insieme all’avvocato Giulia Buongiorno, ormai famosa per il processo in cui ha difeso il senatore a vita Giulio Andreotti. Di che cosa si tratta in sintesi e chi la sovvenziona?

«Io nella vita sono stata molto fortunata, così ho deciso di fare qualcosa di concreto per aiutare le donne in difficoltà, le vittime di violenze casalinghe, di stupri, quelle che sul lavoro subiscono il mobbing. Intendo aiutarle insieme all’amica Giulia, seguirle sino in tribunale per far sì che le loro ragioni vengano ascoltate. In quanto alle sovvenzioni, non ne abbiamo, ci penserò io, pronta ad accettare i contributi, intesi come collaborazione, di persone che possano agire in questo campo. Cominciamo con le donne, ma poi vorremmo occuparci anche dei bambini e degli uomini. Tutti, nella vita, a un certo punto hanno bisogno di una mano e, senza retorica né demagogia, agendo in silenzio, noi cercheremo di dargliela».

Tosta la ragazza, soprattutto se si pensa che questo dovrebbe essere per lei un anno di pausa. A questo proposito le chiedo se le voci che girano circa un suo show a puntate da presentare su Raiuno sono prive di fondamento. «Da Mediaset ho una liberatoria per il Festival e per altre quattro serate, quindi tutto è possibile, purché il progetto sia stimolante e non il solito "facciamo varietà", tanto per riempire il palinsesto».

 

IL RITORNO DI COCHI E RENATO IN TV

di Gigi Vesigna

Nello studio 2000 di via Mecenate a Milano, dove si percepiscono ancora i miasmi di L’isola dei famosi, che si registrava qui accanto, si rivive un’atmosfera antica, quella di quando si inventava una buona televisione. Stiamo lavorando per noi è il titolo della trasmissione – quattro puntate su Raidue dal 10 gennaio – che segna il ritorno di Cochi e Renato, coppia storica prima del nostro cabaret, poi della Rai che amava inventare e sperimentare.

«Credimi», mi dice un Renato pensieroso perché quella produzione, che si chiama Alto Verbano, è gestita dai suoi figli, Giacomo e Francesca, quest’ultima presente in studio pronta a risolvere ogni problema con un sorriso per tutti, «siamo stati riscoperti da un pubblico giovane che, mischiato a quello del nostro zoccolo duro, riempie regolarmente i teatri dove ci esibiamo. È questo che ci ha convinti a tornare sul video, perché il popolo televisivo può essere sterminato, anche se quello del teatro ti fa subito capire se ti vuol bene».

Una compagnia in piazza. Lo spettacolo che la ditta Ponzoni-Pozzetto sta portando in giro per l’Italia è Nuotando con le lacrime agli occhi, un po’ vecchio e un po’ nuovo, ma pieno dello stupore surreale, quasi metafisico, ma sempre esilarante che caratterizza la coppia. Nata artisticamente nel 1964, prima in un locale popolano che si chiamava Osteria dell’oca e poi trasferita in un cabaret, il Cab 64 di Milano, arrivò al trionfo nel mitico Derby

«Nuotando con le lacrime agli occhi», confessa Renato, «è un test quotidiano: quello che il pubblico apprezzava di più l’abbiamo travasato in Tv».

Stiamo lavorando per noi, ambientato nella piccola piazza di una città qualunque, dove si esibisce una compagnia stravagante che recita a soggetto; una strada percorre la piazza per tutta la sua lunghezza e vi passano auto, taxi, biciclette, tifosi urlanti e persino un carro funebre. Ci sono anche due botteghe, una panetteria (gestita da Stefano Chiodaroli) e un ortolano (l’insegna è "Non solo cachi" e il titolare è Bebo Storti) e abitanti che non sempre sono disposti a sopportare gli artisti della piazza. È proprio sulla miscela di queste situazioni, ciascuna di per sé normale, ma in un insieme del tutto anormale, che Cochi e Renato puntano per coinvolgere gli attori che interpretano i bottegai, gli inquilini e il portinaio, l’attore Maurizio Milani, un vigile urbano, Sergio Sgrilli, tutti reduci da Zelig.

Mano a mano la piazza si anima e si fa un tuffo, giova ripeterlo, in quella Tv fatta più con l’intelligenza che con i miliardi. Arriva Massimo Boldi col suo telegiornale da Cipollino, ci sono il Mago Silvan con il suo "doppio" Raul Cremona, Lino Toffolo riemerge dal passato come una piacevole sorpresa, Renzo Arbore viene a suonare le sue canzoni senza tempo, Gene Gnocchi porta con sé la sua comicità al vetriolo, mentre Enzo Jannacci, il terzo "cochierenato", gioca con le sue canzoni strampalate, come la sigla finale Italiani, uno spaccato di come siamo fatti ma non ci vediamo, e con Malpensa firmata da Pozzetto. La sigla iniziale, invece è di Dario Fo, Cosa aspettate a batterci le mani, rielaborata nel testo da sembrare scritta oggi. C’è anche un’orchestra, quella dei Good Fellas, specialista in musica degli anni Cinquanta-Sessanta, che alimenta "l’inquinamento acustico".

Avete cominciato in un’osteria e adesso le vostre canzoni le sanno tutti a memoria e una, E la vita la vita… è diventata l’inno dei tifosi negli stadi...

«È tanto che non vado più a vedere il Milan», ammette Renato, «ma mi piacerebbe una volta sentire tanta gente che canta: "basta avere un’ombrella che ripara la testa ed è un giorno di festa"».

Ti prometto che la prima volta che la sento te la registro...

Renato annuisce, ma la cosa evidentemente non è al centro dei suoi pensieri. Da imprenditore attento, tramite i suoi figlioli, deve seguire questa produzione televisiva, che poi diventerà un disco con tutte le canzoni, vecchie e nuove, la tournée teatrale e il lancio di un film di cui quasi non si ricorda il titolo, ma lui è congenitamente distratto.

Con Cochi intrecciamo un dialogo ai confini della realtà: «L’ultimo film in coppia? Mah, forse vent’anni fa, forse venticinque, forse era Sturmtruppen», azzarda lui. «Ma no», interviene Renato, «poi ne abbiamo fatto un altro, Io tigro tu tigri, quello a episodi».

È chiaramente una gag improvvisata, perché insieme hanno appena finito di girare un nuovo film, Un amore su misura, ovvero la storia di una donna tanto perfetta da esser fatta su misura. La moglie di Renato è Anna Galiena, ma nel film c’è anche la donna perfetta, interpretata da una stangona nordica, Camilla Sjoberg, che fa parte del cast fisso di Stiamo lavorando per noi.

Se questo spettacolo si è potuto realizzare lo si deve anche alla costanza, all’insistenza, alla grande professionalità di Paolo Beldì, il regista dei Festival di Sanremo, e dell’amicone Fabio Fazio di Quelli che il calcio, che dirige ancora, nonché di Anima mia e L’ultimo valzer, entrambe con Fazio. Paolo ha anche riportato Celentano in Tv con Svalutation su Raitre e ha diretto le due ultime performance del molleggiato 12 milioni di caz... te e Rock Politic.

Anche lui, che pure appartiene a una generazione molto più recente, in quell’habitat dello studio 2000 si trova come un pinguino sul pack e nel successo (inevitabile) della trasmissione la sua presenza sarà determinante. Come le canzoni dei due quasi "gemelli diversi", tipo La gallina, L’uselin de la comare, La canzone intelligente e l’esilarante Come porti i capelli bella bionda.

Li ho definiti non a caso "gemelli diversi": amici d’infanzia, compagni di scuola a Gemonio, sul Lago Maggiore. Aurelio "Cochi" Ponzoni è nato a Milano nel ’41 ed era impiegato all’aeroporto di Linate; Renato Pozzetto è di Laveno, classe 1940, ed era contitolare di un’industria di raffreddamento. Si conoscono per caso all’Osteria dell’oca ed è subito feeling. Insieme hanno fatto buona parte della storia del cabaret. Basterebbe solo questo per farci cantare per loro Cosa aspettate a batterci le mani. In fondo, stanno lavorando per noi.

IL RITORNO DI COCHI PONZONI E DI RENATO POZZETTO IN TV

di Massimo Emanuelli

Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto sulla scia del successo di STIAMO LAVORANDO PER NOI e dello spettacolo teatrale NUOTANDO CON LE LACRIME AGLI OCCHI hanno deciso di fare un film assieme.  STIAMO LAVORANDO PER NOI ha registrato quindi il ritorno della coppia (celebre nella prima metà degli anni '70) in tv, poi le loro strade si sono separate: Cochi ha scelto la forma più difficile ma di presa più diretta con il pubblico teatrale, mente Renato è diventato un attore cinematografico. Molti hanno dimenticato però che già nel 2000 i due si erano ritrovati in video con NEBBIA IN VAL PADANA, ma senza ottenere il successo degli esordi. STIAMO LAVORANDO PER NOI è l'ennesima minestra riscaldata, gradevole nel momento dell'attesa, e durante i primi minuti, ma che poi risulta tutt'altra cosa rispetto alle trasmissioni cult degli anni '70. E' vero che i giovani hanno così conosciuto la coppia e - come ha dichiarato Renato Pozzetto - molti che non erano nemmeno nati ai tempi de IL BUONO E IL CATTIVO e de IL POETA E IL CONTADINO si ritrovano alla fine dei loro spettacoli con copertine di vecchi dischi in vinile che si fanno autografare.  Ma STIAMO LAVORANDO PER NOI non può essere minimamente paragonato a IL POETA E IL CONTADINO, IL BUONO E IL CATTIVO e all'ultima edizione (allora tanto bistratta ma oggi rimpianta) di CANZONISSIMA. RaiSat ha riproposto alcune puntate dei vecchi programmi e, fra gli ospiti c'era anche un certo Marcello Marchesi...  STIAMO LAVORANDO PER NOI inizia su una piazza comune di una città che scorre, passano le macchine, le biciclette, i pedoni, qualcuno si ferma a fare la spesa nei negozi. E' qui che si esibiscono, accanto alle star Ponzoni e Pozzetto, vari personaggi (noti o meno noti) che recitano a soggetto. Abbiamo così riascoltato vecchi successi (fra i quali ricordiamo LIBEBELA' e MAMMA VADO A VOGHERA), Enzo Jannacci ha riproposto FACEVA IL PALO (pur senza citarne l'autore, il compianto Walter Valdi), il bravissimo Massimo Boldi (che esordì in tv proprio con Cochi e Renato a CANZONISSIMA interpretando Mario Vigorone), ha proposto il tg TELERACCOMANDO come ai tempi di Max Cipollino, gli stessi Cochi e Renato hanno proposto il brano FINCHE' C'E' LA SALUTE, canzone scartata dalla commissione selezionatrice del Festival di Sanremo. Ma non basta per fare del programma STIAMO LAVORANDO PER NOi un cult. LA PADANIA ha parlato del ritorno di Cochi e Renato in prima pagina, ma può piacere l'umorismo di Cochi e Renato anche fuori dalla Lombardia? Credo proprio di si, Cochi e Renato sono noti al pubblico nazionale. Roberto Negri su IL GIORNALE ha parlato di "una copia sbiadita di Cochi e Renato". Come ha giustamente delineato anche Aldo Grasso: "il calendario segna ancora l'anno di grazia 1973, l'anno de iL POETA E IL CONTADINO, con Cochi Renato ed Enzo Jannacci e Beppe Recchia alla regia". Grasso ha lodato Paolo Beldì, allievo di Beppe Recchia, che, sempre a detto di Grasso, ha superato il maestro), ma ha giustamente parlato di "uno spettacolo al rallentatore, con i tempi comici dilatati", e di "fantasmi del Derby" e di Antenna 3 Lombardia.   Concordo pienamente con Aldo Grasso: per ridare linfa alla tv attuale (molto vuota) non serve riproporre le trasmissioni del passato. Come al cinema anche in tv i remake non valgono gli originali. Un'altra dimostrazione di questi falliti remake è stata LA BUSTARELLA di Ettore Andenna.  Si è parlato di un possibile ritorno di PORTOBELLO in tv. No, grazie! Ripetiamolo: le minestre riscaldate non funzionano. Con l'aggravanete, nel caso di PORTOBELLO, che essendo morto Enzo Tortora qualcuno dovrà prendere il suo posto, ma Enzo Tortora è insostituibile.

Auguro innanzitutto un buon 2007 a tutti i lettori di www.storiaradiotv.it.Siamo tornati da Rimini, ringraziamo Agostino Rosa per l'ottimo lavoro svolto in Emilia Romagna.  L'aggiornamento del mese di gennaio è pertanto dedicato a tale regione. La seconda premiazione ha avuto successo, abbiamo avuto l'occasione di incontrare (o di rincontrare) alcuni protagonisti dell'emittenza locale di questa regione.  Il prossimo appuntamento sarà in una città del Sud Italia a marzo, a febbraio tappa intermedia in una città del nord d'Italia. Molte saranno le novità di questo 2007 che culminerà a settembre con la finale del referendum fra i nostri lettori (a proposito continuate a votare). Già in questo aggiornamento troverete notizie su due storiche emittenti (TeleFoggia e Antenna 5 Empoli) e una doverosa precisazione su un'emittente via cavo mai nata: Tele Aquila.  E cosa dire della storia di TeleRubicone?  Fra le altre novità di questo inizio 2007, che caratterizzeranno nei mesi successivi la nostra linea editoriale, vi è un'apertura alla reti nazionali (senza dimenticare le nostre origini di portale al servizio delle emittenti locali) e l'inserimento in rete di alcuni video.  Abbiamo avuto dagli aventi i diritti d'autore (noi li rispettiamo) alcune immagini audio e video storiche, molto è il materiale che conduttori, cantanti, emittenti televisive ci inviano.  Pian piano accontenteremo tutti, troppe novità in una sola volta stonerebbero. Ringraziamo il cantante Gianni Drudi che da quest'anno troverete on line mensilmente con alcune sue hit. Riceviamo una cinquantina di email alla settimana con diversi quesiti, suggerimenti e consigli per migliorare il portale, le critiche costruttive sono ben accette, accontenteremo tutti.  Il lettore ha sempre ragione,il lettore deve rispecchiarsi in quanto legge, la famosa copertina di Gigi Vesigna con uno specchio, recentemente copiata dal TIME, è eloquente. 

Un buon 2007 a tutti i nostri lettori, continuate a seguirci e a scriverci.

 

Rivolgo un caro augurio di buon Natale e felice anno nuovo a tutti i lettori di www.storiaradiotv.it. In questo primo anno di vita abbiamo avuto molte soddisfazioni e riconoscimenti. Dobbiamo innanzitutto ringraziare i nostri lettori per tutte le email che ci hanno inviato. Da due mesi non le pubblichiamo poichè ci siamo concentrati sull'organizzazione delle nomination del Festival delle Radio e delle Televisioni che si terrà nel settembre 2007.  Il primo appuntamento si è svolto il 26 novembre al Circolo della Stampa di Milano (presente la cantante Milva, premiate le emittenti TeleGenova, TeleAcras e TeleNova),il secondo sarà all'inizio di gennaio a Rimini.  Molte sono le email di critica costruttiva, a tutti abbiamo risposto e cercheremo di accontentare tutti. Infatti con il 2007 www.storiaradiotv.it allargherà il proprio orizzonte.  Personaggi come Mina, Renzo Arbore, ma anche editori storici ci hanno inviato auguri, ci hanno letto e ci seguono con attenzione. In questo numero ci è sembrato doveroso dedicare spazio a Renzo Arbore, sia per gratitudine (visto che siamo sul suo sito ufficiale) sia per accontentare i molti lettori che ci hanno chiesto di parlare di lui.  Noi non ci accontentiamo (per usare una citazione manzoniana, come professore mi sia consentita, visto che chi non è giornalista nè tantomeno docente cita a sproposito, fra l'altro con errori madornali di sintassi, ortografia e di concetti) di un Renzo Tramaglino, di un Carneade (Carneade, chi era costui?). Grazie a Denis Gianniberti (lui si che è webmaster e giornalista professionista) abbiamo i contatti con Renzo Arbore, che ci segue con attenzione. L'organizzazione di Vesigna, che nel frattempo ha coinvolto altri due personaggi nazionali che saranno fra i giurati del Festival, è una garanzia. Il nostro Festival non sarà il Festival di una tv e di un o due personaggi di Castellanza (se a Castellanza esiste una tv e con tutto il rispetto degli abitanti di Castellanza) ma un Festival nazionale ed internazionale.  Il Festival (e il sito) sono aperti a tutti, fin dal prossimo aggiornamento i lettori potranno constatare come abbiamo allargato la nostra zona di copertura. Comunque le novità nella nostra linea editoriale saranno ben evidenti già con i primi aggiornamenti del portale che saranno effettuati nei primi mesi del 2007. Auguro a tutti i lettori, i collaboratori, gli editori, i personaggi televisivi che ci seguono con attenzione, buon Natale e felice anno nuovo e do appuntamento a tutti a Rimini.

Da domenica 10 dicembre su Rai1 andrà in onda la fiction RACCONTAMI per la regia di Tiziano Aristarco e Riccardo Donna, che ripercorrerà attraverso le vicende di una famiglia romana, gli anni del boom, dell'ottimismo e della ricostruzione, ma anche dell'ingenuità, della povertà che lascia il passo al benessere generale, all'euforia di una democrazia nascente. RACCONTAMI ripercorre la storia del magico decennio del boom economico, del costume italiano e della televisione.  La fiction è una riflessione sul periodo forse più rimpianto da chi l'ha vissuto, forse perchè fu il più ottimista.  RACCONTAMI è un romanzo famigliare raccontato attraverso i ricordi di un bambino di allora, Carlo Ferrucci, interpretato da Gianluca Grechi, nato nel 1954, insieme alla tv. E la tv è la protagonista della storia che comincia con l'arrivo della televisione in casa Ferrucci. RACCONTAMI è incentrata sulle piccole e grandi vicende di una famiglia romana che abita nel popolare quartiere capitolino del Testaccio.  E' il 1960, l'anno delle Olimpiadi. La famiglia Ferrucci è costituita da Luciano (Massimo Ghini), capomastro in una ditta di costruzioni di un suo vecchio compagno d'armi ai tempi della guerra. Sua moglie è Elena, la coppia ha tre figli: Andrea, Titti (una femminista ante.litteram) e Carlo. Sono gli anni del boom economico ma i Ferrucci non se la passano bene, Luciano subaffitta il sottoscala. Con la famiglia vivono anche zia Anna (sorella di Elisa Ferrucci, una zitella che sogna il primo amore) e nonna Innocenza, donna all'antica, molto tradizionalista, che propria nella tv individua i mali della società. Nonna Innocenza sgrida il piccolo Carlo che ama stare sempre davanti al televisore, un elettrodomestico che si diffonde sempre di più nelle case degli italiani proprio in quegli anni. Che la tv stia segnando e sconvolgendo la vita degli italiani lo si deduca leggendo SORRISI E CANZONI D'ITALIA, il settimanale più letto dagli italiani, che, proprio a partire dall'inizio del 1960, assume la denominazione di SORRISI E CANZONI TV.  Nonostante siano gli anni del boom economico la famiglia Ferrucci stenta a far quadrare il bilancio. Luciano decide di tornare a studiare a prendersi il diploma di geometra, studiando di notte insieme con il figlio Andrea si prepara alla maturità riuscendo a diventare geometra. Luciano partecipa quindi con brillanti risultati alla costruzione del Villaggio Olimpico in costruzione per le imminenti Olimpiadi del 1960 che si svolgono a Roma. Luciano inizia a guadagnare qualcosa, sua figlia Titti intanto si fidanza con Antonio, un ragazzo semplice, senza grandi ambizioni.  Luciano ormai guarda con fiducia verso il futuro, come molti italiani nel periodo del boom economico. Nel quartiere dove abitano i Ferrucci ruotano pure una serie di altri personaggi le cui vicende si intrecciano con quelle dei protagonisti principali. Fra le canzoni che fanno da colonna sonora alla fiction ci saranno 24.000 BACI, CUORE, ABBRONZATISSIMA, QUANDO CALIENTA IL SOL, UNA ZEBRA A POIS,  LEGATA A UN GRANELLO DI SABBIA, QUANDO QUANDO QUANDO, COME TE NON C'E' NESSUNO ecc. Compariranno inoltre gli oggetti simbolo del decennio del benessere, quali, ad esempio, la macchina da cucire portatile, la lavatrice, la Seicento. Per ricostruire nel migliore dei modi l'atmosfera gli scenografi Leonardo Conte e Alessandra Banconi, hanno girato mercatini d'epoca e collezioni private per ritrovare i settimanali in versione "lenzuolo", i rossetti rosa pastello come si usavano allora, la brillantina Linetti, il barometro ed altri oggetti di uso comune negli anni '60. 

RACCONTAMI proporrà molti spezzoni dei programmi dell'epoca, quali, ad esempio, LASCIA O RADDOPPIA?, L'AMICO DEL GIAGUARO presentato da Gino Bramieri, Raffaele Pisu e Marisa Del Frate. RACCONTAMI andrà in onda a partire da domenica 13 dicembre su Rai1, tredici puntate da 100 minuti l'una, che ripercorreranno il decennio, la protagonista della fiction è la televisione, non solo un elemento di arredamento che comincia a troneggiare nei salotti degli italiani, ma anche un personaggio a tutto tondo, capace con immagini e notizie di interagire, sconvolgere e revisionare le vite dei protagonisti e degli italiani. Noi di www.storiaradiotv.it seguiremo puntata per puntata gli avvenimenti storici e di costume degli anni dedicati alle prossime puntate. Abbiamo iniziato con il 1960, 1961 e 1962, proseguiremo con gli altri anni fino al termine del decennio. Leggete I MAGICI ANNI '60.

Martedì 28 novembre su Rai1 è andato in onda 50 CANZONISSIME programma condotto da Carlo Conti dal teatro Ariston di Sanremo che ha riproposto alcune sigle televisive, di molte di esse abbiamo parlato fin dal primo numero di www.storiaradiotv.it

La sigla è un importante parte di una trasmissione, grazie al programma di Carlo Conti abbiamo riascoltato molte storiche sigle di apertura e di chiusura e ritrovato alcuni dei personaggi che abbiamo ritratto ed intervistato per il nostro sito.

Little Tony ha riproposto la sigla di LOVE BOAT, abbiamo inoltre riascoltato KISS ME LICIA (Cristina D’Avena), QUELLI BELLI COME NOI (Gemelle Kessler), VORREI CHE FOSSE AMORE (cantata da Mina, sigla di coda dell’edizione 1968 di CANZONISSIMA), MALAFEMMENA (sigla della serie televisiva PIANETA TOTO’ curata da Giancarlo Governi, cantata da Fausto Leali), JEEG ROBOT D’ACCIAIO, REMI, ARIA DI CASA MIA (sigla di HAPPY CIRCUS programma del 1981, cantata da Sammy Barbot).  Sammy Barbot ha ricordato Stefania Rotolo,  Carlo Conti ha ricordato Bruno Lauzi, presente sia come autore (JONNY BASSOTTO interpretata da Lino Toffolo) che come autore e interprete (LA TARTARUGA).

E, ancora, LA NOTTE E’ PICCOLA PER NOI (Gemelle Kessler), CARLETTO (di Corrado), E’ LA VITA LA VITA (sigla Canzonssima edizione 1974 cantata da Cochi e Renato), HEIDI (cantata da Elisabetta Viviani), CICALE (sigla di Fantastico 1982 per la regia di Enzo Trapani), BALLO BALLO (Raffaella Carrà), LA NOTTE VOLA,  sigla di ODIENS con Gianfranco D’Angelo e Lorella Cuccarini, VIVA LA PAPPA COL POMODORO di Rita Pavona sigla de IL GIORNALINO DI GIANBURRASCA, LA CANZONE DEI PUFFI (cantata da Cristina D’Avena), DONNA ROSA (sigla di SETTEVOCI cantata da Nino Ferrer), HAPPY DAYS (sigla del mitico telefilm in onda negli anni ’70). Mal ha cantato FURIA, sigla dell'indimenticabile telefilm.

Tutte sigle televisive, sigle di cartoni animati, sigle di telefilm, e altri brani vari lanciati dalla televisione come  MI SCAPPA LA PIPI’ PAPA’ di Pippo Franco, canzone presentata in anteprima al Festival di Sanremo 1979 dove Pippo Franco era ospite), con questo brano – ha ricordato Carlo Conti – Pippo Franco superò nella classifica dei dischi più venduti i Bee Gees.  E, ancora, L’APE MAIA, GOLDRAKE, canzoni - ha ricordato sempre Carlo Conti, di quando eravamo adolescenti, Poi HONKY TONKY TRAIN BLUES (sigla di Odeon, non la tv di Raimondo Lagostena, ma il rotocalco di Rai2 a cura di Brando Giordani e Giovanni Minoli, interpretata da Keith Emerson).

E’ stata quindi la volta di Portobello, Carlo Conti ha presentato una chicca: il gioco in scatola (andavano di moda negli anni ’70 e ancora negli anni ’80) di PORTOBELLO, e la sigla della trasmissione di Lino Patrono.  E un altro gioco in scatola, risalente “nientepopodimeno” che al 1957 è stato fatto vedere da Carlo Conti: IL MUSICHIERE, gioco condotto in tv da Mario Riva, interprete della sigla DOMENICA E’ SEMPRE DOMENICA.   Spazio anche per PIPPI CALZELUNGHE, sigla dell'omonimo telefilm.

Fra le altre sigle che abbiamo risentito con piacere: PAROLE PAROLE cantata da Mina e Alberto Lupo (sigla di TEATRO 10), Carlo Conti si è sostituito ad Alberto Lupo ed ha dialogato “virtualmente” con Mina; SANDOKAN degli Oliver Onions;  CAPITAN HARLOCK, FURIA (sigla dell’omonimo telefilm cantata da Mal), DADAUMPA (sigla del varietà televisivo STUDIO UNO cantata dalle gemelle Kessler);  ATLAS UFO ROBOT che è stata cantata dallo stesso Carlo Conti che ha dichiarato: “è stata la canzone della mia adolescenza, la canzone con la quale ho dato il mio primo bacio”

Il mattatore è stato oltre a Carlo Conti, Renzo Arbore:  molte infatti sono le sigle delle sue trasmissioni, tutte diventate cult:   da FATTI PIU’ IN LA (cantata dalle sorelle Bandiera, sigla de L’ALTRA DOMENICA), alle sigle di QUELLI DELLA NOTTE e INDIETRO TUTTA, ed ecco che abbiamo riascoltato: MA LA NOTTE NO, SI LA VITA E’ TUTTA UN QUIZ, VENGO DOPO IL TG, CACAO MERAVIGLIAO.  Paola Cortellesi  - ha ricordato Arbore - era una delle interpreti della sigla, allora aveva 14 anni), svelato anche il mistero della nascita della canzone VENGO DOPO IL TG:  “Parlai con Alberto  La Volpe, allora direttore del Tg2, che mi disse: per me puoi andare in onda: mi dai l’orario del tg, io faccio un tg di cinque minuti, poi va in onda tu, il tg andrà in onda dopo la mia trasmissione. Inventai la sigla vengo dopo il tg e così tutti guardavano il Tg2”.

E’ stato Renzo Arbore, con Carlo Conti, ad annunciare le tre canzoni vincitrici: al terzo posto MA CHE MUSICA MAESTRO (sigla dell’edizione di Canzonissima 1971/72), al secondo posto proprio Renzo Arbore con MA LA NOTTE NO (sigla di QUELLI DELLA NOTTE), al primo posto ZUM ZUM ZUM (sigla dell’edizione di Canzonissima 1968/69).

Renzo Arbore è intervenuto anche nello speciale TG2 DOSSIER STORIE PAZZI PER IL ROCK andato in onda la notte fra il 2 dicembre e il 3 dicembre. Ospiti con Clem Sacco Renzo ha parlato dell'avvento del rock in Italia.

Grazie a Renzo Arbore (è stato citato il sito www.arboristeria.it curato dall’amico Dennis Gianniberti) e a Carlo Conti sono state rievocate le sigle storiche delle tv, già presenti in rete grazie a www.storiaradiotv.it fin dalla propria nascita.

 

Nell'ambito dell'annuale manifestazione dell'A.N.V.I. (Associazione Nazionale Vetrinisti d'Italia) che si è svolta a Milano il 26 novembre presso la Sala d'Onore del Circolo della Stampa sono stati premiati con il prestigioso "Trofeo Arte e Immagine nel Mondo 2006" la nota cantante Milva, l'emittente televisiva Telenova, la giornalista e direttrice di TeleGenova Franca Brignola, l'editore Raimondo Lagostena (Odeon Tv, Profit, La3, Telereporter ed altre emittenti), il giornalista Lelio Castaldo (Teleacras, Agrigento).

 

Nell' Albo d'oro, dell'associazione che quest'anno festeggia il 45° anniversario di fondazione, figurano il Presidente del Senato, On. Spadolini, il Presidente, Cav. Silvio Berlusconi, il Comandante Generale Arma Carabinieri, stelle della lirica come la Tebaldi, la Guleghina, Bruson, una stella della danza come la Fracci, artisti come Sassu, Fiume, Pomodoro, stilisti come Krizia, Gennj, Fiorucci, Martini Francesco Coveri, Yudashkin Valentin, giornalisti come Puccio Corona, Maurizio Losa, Vittorio Feltri, Emilio Fede, Candido Cannavò, artisti come Sandra Mondaini, Rita Pavone, Iva Zanicchi, Nilla Pizzi, Marco Columbro,  Massimo Boldi, Gerry Scotti, Natasha Stefanenko , Luca Sabbioni, Justine Matera  e personalità come il Cavaliere Mario Boselli Presidente della Camera Nazionale della Moda e il Sovrintendente della Scala Carlo Fontana,  tanto per citare alcuni.

 

Pubblichiamo la storica foto del Cavalier Pier Polga che premia il Cavalier Silvio Berlusconi, presto troverete on line alcune foto della 45° edizione. La nostra linea editoriale è quella di pubblicare il meno possibile fotografie (ne abbiamo migliaia da pubblicare con personaggi dell'emittenza radiotelevisiva, ma a differenza di alcuni squilibrati sedicenti giornalisti, i soliti Paolini della situazione non abbiamo bisogno di dimostrare nulla dopo 50 anni di giornalismo per Gigi Vesigna, 42 per Maurizio Seymandi, 41 per Fabrizio Soletti, 29 per Massimo Emanuelli, ecc).  Se pubblicheremo fotografie e spezzoni della manifestazione on line è soltanto per ringraziare l'Anvi e le emittenti presenti.

I complimenti della redazione vanno a Telenova che è stata premiata "per il suo impegno  nel diffondere la cultura e l'informazione in modo sempre puntuale e sobrio";  al giornalista Lelio Castaldo che dalle frequenze di Teleacras conduce la trasmissione Nuove Opinioni e in passato a condotto numerosi speciali tra cui uno sul bandito Salvatore Giuliano; a Franca Brignola premiata per la propria carriera e per la fedeltà aziendale, Franca è infatti l'unica giornalista italiana ad essere rimasta fedele alla stessa emittente (TeleGenova) dalla sua costituzione ad oggi. Nel variegato mondo delle tv private esistono infatti molti giornalisti che passano da una tv all'altra, oppure approdano ad altre reti, Franca Brignola, invece, è rimasta fedele a TeleGenova da oltre trent'anni.  

Il Trofeo Unico è stato assegnato alla Croce Rossa (il trofeo è stato ritirato dalla dottoressa Maria Rosaria Parlanti), alla C.L.A.A.I (Confederazione Libere Associazioni Artigiane Italiane, il trofeo è stato ritirato dal Presidente Salvatore Luca) e alla cantante Milva. Premiata anche la pattinatrice internazionale Matilde Ciccia.  La cantante Milva ha presenziato nonostante un'indisposizione e ha dichiarato: "come è capitato all'ex presidente del Consiglio di stare male, così oggi è capitato a me, comunque sono lieta di essere presente". Milva ha preannunciato alcune dichiarazioni in esclusiva al nostro Gigi Vesigna, presto on line su www.storiaradiotv.it. Correva l'anno 1961 e in quel di Sanremo Milva debuttava al Festival di Sanremo come cantante, anche Gigi Vesigna era al suo primo Festival come inviato, e l'ha ricordato a Milva.  Il premio Arte e Immagine nel mondo 2006 è stato assegnato a Raimondo Lagostena (editore di Odeon) e alla pattinatrice internazionale Matilde Ciccia.

Presto on line le fotografie delle manifestazione, domani (lunedì 27 novembre) servizi sui tg di Telenova, TeleAcras, TeleGenova, TeleReporter. TeleAcras manderà inoltre in onda l'intera cerimonia, oltre a due puntate speciali di NUOVE OPINIONI con Gigi Vesigna e Maurizio Seymandi; TeleGenova manderà in onda una differita, presto Gigi Vesigna e Maurizio Seymandi interverranno in uno dei programmi condotti da Franca Brignola.  Massimo Emanuelli è già intervenuto venerdì 25 novembre a VICINI DI CASA su TeleNova, presto sarà ancora su TeleNova per parlare delle prossime iniziative.

La manifestazione si è svolta nel miglior dei modi, ringraziamo l'Anvi, il Cavalier Pier Polga, i maestri vetrinisti, le emittenti radiotelevisive, il pubblico partecipante, il servizio d'ordine del Circolo della Stampa e le forze dell'ordine, che hanno evitato l'ingresso a non invitati.

E’ stato l’inizio di una collaborazione fra www.storiaradiotv.it e l’Anvi, che proseguirà.  Nei prossimi mesi saranno indetti nuovi referendum fra i lettori per premiare altre emittenti (televisive e anche radiofoniche).  Nell’arco del 2007 saranno organizzate una serie di premiazioni itineranti (prossime tappe Roma, Rimini e Bari), fino ad arrivare al settembre 2007, allorquando si svolgerà a Milano il Festival delle Tv e delle Radio.

Alle premiazioni itineranti e al Festival della Televisione hanno già aderito un centinaio di emittenti radiofoniche e televisive, invitiamo gli editori che ancora non hanno aderito a tale iniziativa a contattare la nostra redazione.

Avvisiamo altresì le emittenti che soltanto Gigi Vesigna, Massimo Emanuelli, Maurizio Seymandi e gli altri giornalisti che compaiono nel CHI SIAMO del portale, sono autorizzati a parlare a nome di www.storiaradiotv.it.  Il nostro legale sta per chiedere un nuovo procedimento d’urgenza, nei confronti di chi, nonostante due condanne, continua a plagiare la nostra linea editoriale e ad accreditarsi arbitrariamente presso emittenti radiotelevisive a nostro nome, oltre a coinvolgere, sempre arbitrariamente, altri portali, e a celarsi dietro wikipedia. Un'altra emittente sta agendo per via legali nei confronti di tale squilibrato.

Da parte nostra non possiamo che ringraziare nuovamente l'Anvi, i nostri lettori, le emittenti televisive e tutti i partecipanti e dare a tutti appuntamento a Roma per il 6 dicembre 2006 con la premiazione di tre emittenti televisive e personaggi del centro Italia, e a gennaio 2007 a Rimini, ringraziamo anticipatamente il nostro inviato Agostino Rosa per il lavoro organizzativo che sta svolgendo. 

Milano, Roma, Rimini, e poi? Bari e Napoli.  Appuntamento finale settembre 2007 a Milano dove interverranno tutte le emittenti premiate nelle precedenti edizioni. Continuate a seguirci.

DESIDERO RINGRAZIARE IL MITICO DIRETTORE VESIGNA, MAURIZIO SEYMANDI, FRANCESCA FIOCCHI, ERIKA FUMAGALLI, ALEX MIOZZI, MICHELE AVOLA, EMANUEL CHILO', ROBERTO MARELLI, GIANNI MARZULLO, MARCO SISI, FABRIZIO SOLETTI, CLAUDIO GIANNATTASIO, AGOSTINO ROSA, GIANNI MASER, RENATO FASULO, ANNA SARFATTI, FABRIZIO SOLETTI, FRANCESCO MONTELEONE E TUTTI COLORO CHE SI STANNO ATTIVANDO IN OGNI PARTE D'ITALIA PER MIGLIORARE ULTERIORMENTE www.storiaradiotv.it IN QUESTI ULTIMI MESI E' PARTITA LA PUBBLICAZIONE DEI PALINSESTI TV (CHE GIA' QUALCUNO COPIA), ABBIAMO INIZIATO AD ATTIVARE IL LINK TV E SCUOLA, MOLTE SCUOLE E ALCUNE UNIVERSITA' CI SEGUONO CON PIACERE, RINGRAZIO ANCHE LE EMITTENTI RADIOTELEVISIVE, I DOCENTI E GLI STUDENTI, I LETTORI CHE CI SEGUONO CON ATTENZIONE. LA NOSTRA CASELLA POSTALE E' SEMPRE PIENA DI MESSAGGI ORMAI NON RIUSCIAMO A PUBBLICARLI TUTTI NEL LINK PARLANO DI NOI CI HANNO SCRITTO.

RINGRAZIAMO ALTRESI' LE UNIVERSITA', LE EMITTENTI RADIOTELEVISIVE E GLI ALTRI PORTALI CHE SI STANNO ATTIVANDO ED AGENDO PER VIA GIUDIZIARIA CONTRO UN SEDICENTE GIORNALISTA CHE, INVECE DI CREARCI SCOMPENSI CI RENDE ANCORA PIU' POPOLARI. PERCHE' TUTTO QUESTO? SOLTANTO PERCHE' LA LEGGE BASAGLIA HA IMPEDITO LA CHIUSURA DEI MANICOMI E PERTANTO CIRCOLANO A PIEDE LIBERO I VARI PAOLINI. BEH TUTTO QUESTO E' SPETTACOLO....

APPUNTAMENTO A ROMA (6 DICEMBRE) E A RIMINI (GENNAIO) PER LA PROSSIMA PREMIAZIONE.

Ho appreso in questi giorni che al Premio Tenco non è stata cantata la canzone di Bruno Lauzi IO CANTERO' POLITICO, inno contro il conformismo e la sinistra. Ancora una volta il cantautorato sinistrense e la sinistra ha dato una prova di stalinismo e di censura. Aveva ragione il povero a Gaber a definirsi "di sinistra, ma non della sinistra", anche al povero Lauzi, che di sinistra non è mai stato, come a Gaber, è stato fatto l'ennesimo torto, post mortem. Riproponiamo il ritornello della canzone IO CANTERO' POLITICO, sempre attualissima: "io canterò politico/soltanto per la gente che è pronta/a riconoscere di non capirci niente/non è cambiando tattica o nome del padrone/che il popolo ha finito di essere coglione".  

LUCIANO RISPOLI SI SFOGA CON STRISCIA LA NOTIZIA

Legittimo sfogo di Luciano Rispoli a STRISCIA LA NOTIZIA. Rispoli, oltre ad avere diretto per parecchi anni il Dipartimento Scuola ed Educazione della Rai, ha proposto, negli anni '80, PAROLA MIA, uno dei migliori programmi didattici della storia della televisione italiana. Luciano Rispoli e il professor Gianluigi Beccaria sono rimasti nell'immaginario collettivo di intere generazioni di studenti, insegnanti, e, soprattutto, cittadini. Ricordo una lettera pervenuta alla redazione milanese de LA NOTTE (critico televisivo Enzo De Mitri) nella quale una signora settantenne scriveva che guardando tale programma gli era tornata la voglia di studiare. Ricordo che la visione di tale programma fu anche fondamentale nella decisione di fare l'insegnante. Mi ero infatti da poco laureato ed ero indeciso fra il giornalismo e l'insegnamento. Rifiutai l'assunzione presso un noto quotidiano e optai per l'insegnamento, pur nella precarietà della scuola italiana e in mezzo alle baronie universitarie. Ho continuato a fare il giornalista free-lance, sulla mia carta identità c'è infatti scritto "insegnante". Ad influenzarmi in tale scelta furono proprio Luciano Rispoli e il professor Beccaria, che ringrazio di cuore. Quando PAROLA MIA ripartì su Rai Educational riportai la notizia e la recensii sull'OPINIONE DELLE LIBERTA', partì una specie di catena di Sant'Antonio fra gli studenti e gli insegnanti, finalmente un gradito ritorno. Rispoli, oltre ad essere un serio professionista è sempre stato anche un galantuomo, sono stato ben lieto di citarlo in un mio libro sulla storia della televisione e di averlo inserito in questo portale. Caro Luciano, caro professor Beccaria, se vi può consolare, vi comunico che alcuni lettori del portale e del link TV E SCUOLA, già mi avevano posto alcune domande sul ritorno di PAROLA MIA in tv.  Mi sento in colpa per non avervi inviato tale email, ma i molteplici impegni di questo periodo non mi hanno dato tregua. Ad ogni modo lancio un appello tramite  www.storiaradiotv.it, anche a nome dei lettori (studenti, insegnanti, ma anche pubblico televisivo, editori radiotelevisivi, personalità del mondo della televisione e dello spettacolo). Noi vogliamo ancora PAROLA MIA, infischiamocene della Rai se non vuole Rispoli.  Luciano Rispoli da qualche anno con il suo TAPPETO VOLANTE è in onda su un'ottima televisione come Canale Italia, perchè non proporre PAROLA MIA a Lucio Garbo? Luciano da grande signore quale è non lo fa ma lo facciamo noi, sarebbero tantissimi gli studenti della "locomotiva Italia" pronti ad intervenire in trasmissione. Parola mia e anche mia... Come si chiudeva il programma anni orsono.

LA STORIA IN TV, LA STORIA SIAMO NOI SBARCA IN RETE

IL LINK TV E SCUOLA NON E' ANCORA STATA ANCORA COMPLETATO SOLTANTO A CAUSA DI IMPEGNI DEL NOSTRO WEBMASTER. IL MATERIALE E' COMUNQUE DISPONIBILE NEI VOLUMI CENT'ANNI DI STORIA ITALIANA ATTRAVERSO IL CINEMA, CINEMA, TELEVISIONE E LETTERATURA e 50 ANNI DI STORIA ITALIANA ATTRAVERSO LA TELEVISIONE, NONCHE' SUGLI APPUNTI DI ALCUNI MIEI STUDENTI DILIGENTI.  IL MATERIALE NON E' ANCORA STATO MESSO IN RETE, E QUALCUNO GIA' COPIA LA LINEA EDITORIALE E I MIEI SCRITTI RICAVANDOLI DA VOLUMI USCITI ANNI ORSONO. COSI' ALMENO MI HANNO SEGNALATO ALCUNI DOCENTI ED EDITORI RADIOTELEVISIVI.  INOLTE TALE MITOMANE RICHIEDE TESI DI LAUREA E SI ACCREDITA A NOME MIO E DI ALTRI COLLABORATORI DEL PORTALE PRESSO ALCUNE UNIVERSITA' E SCUOLE. NON AVENDO MOLTO TEMPO A DISPOSIZIONE HO DELEGATO IL MIO LEGALE PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI D'AUTORE, COMUNQUE CIO' CHE INTERESSA I TRIBUNALI E LA PSICHIATRIA NON DEVE TEDIARE I LETTORI. I TEMPI DELLA GIUSTIZIA SONO LUNGHI MA QUANDO VERRA' EMESSA UNA NUOVA SENTENZA LA PUBBLICHEREMO IN RETE. UN LEGALE TUTELA ME E I COLLEGHI DI www.storiaradiotv.it NONCHE' GLI ALTRI DOCENTI COAUTORI DI ALCUNI VOLUMI DA PLAGI CHE IL SOLITO MILLANTATORE COMMETTE, LO STESSO LEGALE HA IL MANDATO DI AGIRE PER VIE GIUDIZIARIE NEI CONFRONTI DI TUTTI COLORO CHE, DI DIRITTO O DI FATTO, AGISCONO DI CONCERTO CON IL PLAGIATORE MILLANTATORE, NON SI CAPISCE SE CHIAMATI IN CAUSA ARBITRARIAMENTE O SE CONNIVENTI, MA, AD OGNI MODO, NE RISPONDERANNO ANCH'ESSI. MA VENIAMO A QUESTIONI PIU' SERIE.

DOPO AVERE PARLATO DEL RITORNO DI CLAUDIO MARTELLI IN TV, DI ANNI LUCE, DELLO SPECIALE DEDICATO DA DAVERIO A MARIO SOLDATI, INVITO I MIEI LETTORI E I MIEI STUDENTI (QUELLI VERI, NON I SEDICENTI) A SEGUIRE I MOLTI PROGRAMMI STORICI E CULTURALI CHE VANNO IN ONDA IN QUESTO PERIODO. STASERA, AD ESEMPIO, E' ANDATA IN ONDA UNA STUPENDA PUNTATA DE LA STORIA SIAMO NOI DEDICATA ALL'ALLUVIONE DI FIRENZE, CON TESTIMONIANZE DELL'ALLORA MINISTRO PIERACCINI, DELLA FIGLIA DELL'EX SINDACO DI FIRENZE BARGELLINI (GRANDE SCRITTORE) E DI ALTRI TESTIMONI DELL'EPOCA.LA STORIA SIAMO NOI E' INTANTO SBARCATA IN RETE (www.lastoriasiamonoi.rai.it) COME RECITA IL PROMO DI GIOVANNI MINOLI: "IL RIGORE DEI DOCUMENTI E DELLE IMMAGINI, PER CAPIRE, STUDIARE, APPROFONDIRE".  SEGUITE ANCHE LO SPECIALE ANNI LUCE IN ONDA DOMENICA SU LA7, E CORREVA L'ANNO DI GIOVEDI' SU RAI3 DEDICATO AI FATTI DI UNGHERIA.  50 ANNI DOPO SI PUO' (FINALMENTE) CHE PIETRO NENNI AVEVA RAGIONE, COSI' COME AVEVA AVUTO RAGIONE GIUSEPPE SARAGAT NEL 1947 E BETTINO CRAXI E CLAUDIO MARTELLI NEGLI ANNI '80.  IL BRAVISSIMO MINOLI VENNE INFATTI VALORIZZATO IN UNA RAI ALL'INTERNO DELLA QUALE SI PARLAVA DI LOTTIZZAZIONE.  IO HO SEMPRE PREFERITO DIRE E SCRIVERE VALORIZZAZIONE.  RINO FORMICA CONIO' UNA FRASE CHE POI FECE FORTUNA, RIFERENDOSI ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DEL PSI PARLO' DI "ASSEMBLEA DI NANI E BALLERINE" (RINO CHIEDI I DIRITTI D'AUTORE VISTO CHE TUTTI USANO QUESTA FRASE), EBBENE IO RICORDO CHE I NANI E LE BALLERINI SI CHIAMAVANO SANDRA MILO, FEDERICO FELLINI, MARIO SOLDATI, VITTORIO GASSMANN E TANTI ALTRI GRANDI.  OGGI IN RAI SI LOTTIZZANO VERAMENTE NANI E BALLERINE NEL VERO SENSO DELLA PAROLA, CHE NON HANNO LA GRANDEZZA DEI PERSONAGGI CITATI SOPRA. BEN HA COMMENTATO CON LA SUA PROVERBIALE IRONIA IN UN TALK SHOW POLITICO ANDATO IN ONDA QUALCHE ANNO FA SU TELELOMBARDIA. AL GRANDE DANIELE VIMERCATI CHE GLI CHIEDEVA UN COMMENTO SUGLI ESPONENTI DELLA SECONDA REPUBBLICA IN PRIMA FILA ALLA SCALA, L'EX SINDACO RISPOSE: "BEH, VEDE VIMERCATI, UNA VOLTA NOI I NANI E LE BALLERINE LI METTAVAMO IN UN ORGANO CONSULTIVO, OGGI I NANI E BALLERINE SONO STATI PROMOSSI E SONO NELLE ISTITUZIONI..."

HO APPROFITTATO DI QUESTI GIORNI DI VACANZA DA SCUOLA PER RECARMI CON ALCUNI COLLEGHI GIORNALISTI IN PIEMONTE DOVE CLAUDIO GIANNATTASIO STA ORGANIZZANDO UNA REDAZIONE DI www.storiaradiotv.it, HO FATTO QUATTRO CHIACCHIERE CON L'EDITORE DI VIDEO NOVARA, SEGNALO AI NOSTRI LETTORI IL PROGRAMMA QUOTIDIANO UN LIBRO UN'EMOZIONE, CONDOTTO DA FRANCO TERZERA, LA STORICA EMITTENTE PIEMONTESE PRESENTA OGNI GIORNO UN LIBRO DI NARRATIVA, SAGGISTICA O POESIA, SIA CLASSICO CHE CONTEMPORANEO, VIVA LA TV UTILE, UN PLAUSO A VIDEONOVARA E AL SUO EDITORE DOTTOR PREVIDE PRATO.

PHILIPPE DAVERIO CI HA RIPROPOSTO MARIO SOLDATI

Domenica su Rai3 è andata in onda la prima puntata del nuovo ciclo di PASSPARTOUT programma, giunto alla sua sesta edizione, condotto da Philippe Daverio. Il programma è stato dedicato al grande scrittore, sceneggiatore e regista Mario Soldati.

LEGGI I LINK I GRANDI PERSONAGGI DELLA TV PUBBLICA e QUANDO LA RAI FACEVA CULTURA

IL RITORNO DI CLAUDIO MARTELLI IN TV

Sabato 28 ottobre alle 8,30 su Canale5 inizia FLASH BACK un programma condotto da Claudio Martelli. Ancora una volta mi devo occupare di un programma di un network nazionale, ma lo faccio volentieri per diverse ragioni.  Innanzitutto come docente di storia (presto sarà attivo il link TV E SCUOLA) invitando studenti ed insegnanti alla visione del programma, poi perchè, fin dalla costituzione del sito la linea editoriale ha abolito si il "piattume" Rai-Mediaset, ma abbiamo sempre dichiarato che avremo recensito programmi culturali.  Terza ed ultima ragione per cui scrivo su FLASH BACK è il conduttore Claudio Martelli, compagno di molte battaglie politiche e civili al tempo della Prima Repubblica. Claudio cinque anni fa mi disse apertamente di non aver molto gradito un mio  libro nel quale riportavo alcune dichiarazioni di Bettino Craxi, secondo Martelli non rispondenti al vero.  Claudio aveva letto con attenzione il volume (a differenza di molti che criticano senza leggere), mi spiegò le sue ragioni, non fu molto contento ma da vero liberal-socialista non mi mise bavagli. Non ho più visto Claudio Martelli poichè, a differenza di altri socialisti che si sono riciclati politicamente, ovunque, Martelli, che oggi vive a Roma, ha deciso di riprendere a fare l'insegnante e il giornalista.  E lo fa molto bene, lasciamo ai professionisti della politica il fare soltanto politica,  ma lasciamo a Claudio Martelli, che è stato uno dei più bravi uomini politici della prima Repubblica, il diritto di svolgere le sue altre professioni che sa fare molto bene.  Complimenti Claudio, spiega ai giovani il nostro passato, sarà loro utile per capire molte cose. Gli argomenti che Martelli affronterà nel suo programma saranno molteplici ed attaverseranno il '900:  la guerra israeliano palestinese, la Francia di De Gaulle, fino ad arrivare alla Spagna di Zapatero.  Si inizia sabato 28 ottobre con l'avvento del fascismo e la marcia su Roma, che Martelli voglia, forse provocatoriamente e alludendo ad alto, domandarsi e farci domandare se il fascismo fu una vera rivoluzione o l'ennesima operazione trasformistica italiana?  Dal connubbio risorgimentale, al trasformismo depretisiano, al giolittismo, passando per il fascismo, e, poi, per la prima e quindi la seconda Repubblica?  Forse, come scriveva Tommasi di Lampedusa ne IL GATTOPARDO "se vogliamo che tutti cambi, bisogna che tutto rimanga com'è?".  Bentornato professor Claudio Martelli.

 

E’ MORTO BRUNO LAUZI, CANTAUTORE LIBERALE

Il collega e maestro (maestro per tutti noi che facciamo critica musicale) Mario Luzzatto Fegiz ci consenta la presa in prestito del titolo che in poche parole riassume l’uomo Lauzi.   Bruno è sempre stato un liberale, anche quando questa definizione era considerata un insulto, quando per essere qualcuno in campo artistico (e non solo) si doveva per forza essere di sinistra. Ancora oggi quasi tutti i cantanti sono di sinistra, anche se hanno conti bancari miliardari, anche se predicano bene e razzolano male, se continuano a parlare di solidarietà ma poi, quando è il momento di farla, si tirano indietro. Non mi sembra il momento di polemizzare con un noto cantautore, appartenente, come scriveva Francesco Guccini, alla “eletta schiera che si vende alla sera per un po’ di milioni” che anni fa si rifiutò di aderire ad un’iniziativa benefica da me organizzata nell’aula magna di una scuola milanese, ma voglio soltanto ricordare che Bruno Lauzi, a differenza di questo suo collega di sinistra, era sempre attivo in serate benefiche, soprattutto a favore degli ammalati di distrofia muscolare e del morbo di Parkinson, male che lo aveva colpito. Circa un anno fa Lauzi aveva inviato a me ed altri e ad altri giornalisti (alcuni dei quali hanno poi dato vita a www.storiaraditov.it ) un bollettino per la raccolta di fondi per la ricerca contro questa malattia e nel corso di una conferenza stampa aveva invitato noi giornalisti a sensibilizzare l’opinione pubblica su un’iniziativa per la ricerca della quale Bruno era fra i promotori. Lauzi era fatto così, i ricordi personali sono molti, ma in questo momento ne ho fissi nella memoria tre, i più recenti. Il Lauzi che si esibì l’antivigilia del Natale del 2001 per gli anziani della zona 7 di Milano in uno spettacolo che mi ha visto fra gli organizzatori, era un Lauzi già ammalato, ma che non aveva perso la sua ironia ed autoironia. Nell’estate 2005 Bruno mi parlò del suo esilio dalla Rai negli anni ’70 e la sua scelta di cantare a TeleBiella, episodio che poi mi è stato confermato da Peppo Sacchi nel corso di un’intervista telefonica. Lauzi parlò a ruota libera, finimmo col discutere sui vari epurati o confinati in ruoli secondari in Rai.  Parlammo di Umberto Bindi, di Fabrizio De Andrè, di Enzo Tortora, genovesi come lui; un “diverso”, un anarchico e due liberali (Lauzi e Tortora), banditi dalla Rai democristiana, prima, e catto-coimunista, poi.  “Non c’era spazio allora – dissi – per chi era liberale e socialista allora, e pensare .- aggiunsi – che oggi tutti si definiscono liberali e socialisti, anche quelli che non lo sono mai stati”.  Bruno sorrise, anche se poi si scurì in volto e mi disse: “tu sei giovane, stai attento, quelli sono vendicativi, sai.” Non so se alludesse a destra o a sinistra, non mi posi il problema, anche se pochi mesi dopo riscontrai sulla mia pelle, ancora una volta come l’attuale sinistra sedicente socialista sia proprio illiberale. E pensare che oggi ricordano Lauzi persino L’Unità e Fausto Bertinotti… Non so cosa pensasse Lauzi dell’attuale destra, non abbiamo approfondito l’argomento, ma credo che, da vero liberale, avesse ben poco o nulla a che spartire anche con loro. Lauzi odiava i cantautori politici impegnati con i quali era spesso in polemica,  L’ultima volta che ho incontrato Lauzi era, se non ricordo male, all’inizio della primavera 2006, io uscivo dalle Messaggerie Musicali, Bruno passeggiava in galleria, lo salutai dicendogli: “caro maestro”, e lui rispose, sorridendo: “guarda che io mi sono sempre chiamato Lauzi, non ho mai cambiato cognome, non mi sono mai chiamato maestro”.  Ironico e pungente fino all’ultimo mi parlò del suo sito www.brunolauzi.com, si interessò al nostro e se ne uscì con una delle sue battute pungenti e veritiere: “la tv? Sono andato a PASSAPAROLA, ma non ho potuto menzionare il mio nuovo disco”.

Ed ecco alcuni ricordi radiofonici e televisivi del grande cantautore scomparso. Lauzi aveva partecipato ad un’edizione del Cantagiro, qui aveva conosciuto Peppo Sacchi, che era il regista di tale trasmissione, allorquando partì TeleBiella Lauzi incontro Sacchi e gli disse: “voglio fare qualcosa con te, ho in testa una trasmissione. Gli diedi carta bianca e nacque Le canzoni che non si cantano in televisione, sei puntate, con grandissimo successo. Lauzi fu il primo a porsi contro la Rai. “Anche Lauzi – uomo che dice pure lui pane al pane e vino al vino – dichiarò: “In Rai mi dicono che io faccio tv cretina, ma qui a Telebiella posso cantare ciò che voglio.”

Alberto Pugnetti, uno dei fondatori della storica emittente radiofonica Radio Canale 96 di Milano, nel corso di un’intervista mi ha ricordato che a Canale96, prima emittente che aveva deciso di organizzare concerti per autofinanziarisi, un giorno arrivo una telefonata di Lauzi: “:io sono liberale, non sono di sinistra, ma vi voglio comunque di aiutare, essendo per la libertà, vi darò dei soldi a patto che mi ospitiate in radio”.  Lauzi venne a Canale96, facemmo una chiacchierata in diretta con gli ascoltatori, Bruno raccontò alcune storie inedite su Luigi Tenco”.

E, ancora, ecco Bruno Lauzi negli anni ’80 alla presentazione di una stagione televisiva dell’emittente romana Gbr, e, poi, opite di un talk-show politico in occasione delle elezioni amministrative romane, Lauzi dichiara la propria fede liberale.

E la Rai? Dopo aver cercato di riscattarsi con lui affidandogli la sigla di un’edizione di Canzonissima, LA TARTARUGA, che fu un grande successo soprattutto fra i bambini, ancora ostracismo. Interprete e autore della bellissima sigla di 50 (NE ABBIAMO FATTO DI STRADA CON LA TV) programma di Pippo Baudo andato in onda fra il 2003 e il 2004 in occasione dei 50 anni della storia della tv pubblica italiana, alcuni funzionari gli chiesero esplicitamente di non comparire in video perché “non presentabile a causa del tremore dovuto al Morbo di Parkinson”, ma nonostante ciò Lauzi era stato invitato dallo stesso Baudo, conduttore del programma, che non condivideva tale sorta di censura.

Voglio infine ricordare il Lauzi emblema della genovesità, ne avevo recentemente parlato con Franca Brignola di TeleGenova, con Eugenio Montale, Gilberto Govi, Vito Elio Pietrucci, Umberto Bindi, Fabrizio De Andrè, Paolo Villaggio, e pochi altri.

Chissà quanti suoi detrattori (nel mondo della canzone e non solo) parleranno ora di Lauzi, come scriveva Giuseppe Prezzolini: “gli uomini sono buoni con i morti, così come sono cattivi con i vivi”. Lauzi era stato infatti messo al bando non solo dalla Rai ma da molti dei suoi colleghi. Ma a me piace ricordare, come avevo fatto in tempi non sospetti, anche il Lauzi genovese, basti pensare a GENOVA PER NOI, emblema della genovesità, una delle sue canzoni più note, ma anche ai brani cantati in dialetto MA SE GHE PENSU e O FRIGIDEIRO, fino al recente cd Una vita in musica. Omaggio alla città di Genova. Così lo hanno ricordato dall’emittente genovese PrimoCanale:

“Se ne è andato in punta di piedi, come aveva vissuto gran parte della sua vita e soprattutto gli ultimi anni, quando venne colpito dal morbo di Parkinson. Bruno Lauzi è morto ieri pomeriggio a 69 anni dopo una lunga malattia nella sua casa di Peschiera Borromeo ma la notizia è stata data dai familiari soltanto questa mattina.  Era nato ad Asmara, in Etiopia, nel 1937 ma è unanimamente riconosciuto come uno dei fondatori di quella scuola genovese che con Luigi Tenco, Gino Paoli, Fabrizio De André, ha cambiato la storia della canzone italiana. Un poeta prestato alla musica partito dal jazz, insieme al suo amico Tenco, che poi giocando con il dialetto genovese aveva scoperto la musica brasiliana della quale è stato un fondamentale strumento di conoscenza per il nostro paese grazie anche alla sua amicizia con Vinicius De Moraes. I suoi più grandi successi sono raccolti tra gli anni '70 e gli '80, quando dopo una carriera di autore d'elite, per la prima volta accettò di misurarsi con la musica leggera tout court: ha scritto "Piccolo uomo" per Mia Martini e poi è arrivato al primo posto della classifica con "Amore caro amore bello" firmato dalla coppia Mogol-Battisti. In classifica è arrivato anche con "Onda su onda", uno dei suoi pezzi più celebri e con "Genova per noi" il classico di Paolo Conte.  Nella sua carriera ci sono anche tournee in Sudamerica con Mina, che ha inciso una memorabile versione de "Il poeta" e pezzi come "La sindrome astigiana" scritta per Paolo Conte, "Fai fai" dedicata al suo maestro De Moraes e "Il leone e la gallina" di Mogol e Battisti. Negli ultimi anni, escludendo la fase finale della malattia, Lauzi era rimasto un po' discosto dalla scena più importante perché allergico ai meccanismi del mercato e troppo legato a un gusto di fare musica che non appartiene all'epoca dei computer”.

Lo sciopero dei giornalisti non ha fatto passare comunque in silenzio la notizia della morte di Lauzi, nei prossimi aggiornamenti Massimo Emanuelli proporrà un ricordo di Bruno Lauzi da parte di Franca Brignola (TeleGenova), e Claudio Giannattasio (nostro inviato in Liguria) ci proporrà un servizio su Lauzi e le emittenti genovesi.

Per uno strano scherzo del destino Bruno se ne è andato pochi giorni prima del Premio Tenco che sarebbe stato a lui assegnato. Ciao Bruno, ci mancherai.

GRAZIE AI LETTORI, GRAZIE ALLA REDAZIONE DI www.storiaradiotv.it

I CONTATTI DEL PORTALE AUMENTANO OGNI GIORNO SEMPRE DI PIU', CI SIAMO RIUNITI PER RENDERE IL SITO ANCORA PIU' BELLO, IN QUESTO NUMERO TROVERETE ARTICOLI DI GIGI VESIGNA, MAURIZIO SEYMANDI, FRANCESCA FIOCCHI, ERIKA FUMAGALLI, ROBERTO MARELLI STA PREPARANDO LA SUA STORIA DI LOMBARDIA DI NOVEMBRE.  GLI ALTRI GIORNALISTI SONO IMPEGNATI CON LE EMITTENTI CHE CI STANNO INVIANDO I PALINSESTI. GIGI VESIGNA CURERA' I PALINSESTI, COME AI VECCHI TEMPI FORNIREMO AI LETTORI E ALLE EMITTENTI UN SERVIZIO CI AUGURIAMO DI FARLO IN TEMPO REALE.  AL MOMENTO L'AGGIORNAMENTO E' SETTIMANALE, VERRA' FATTO OGNI LUNEDI', MOLTI CI HANNO SCRITTO INVITANDOCI AD AGGIORNARE QUOTIDIANAMENTE IL SITO, MA TUTTI SIAMO IMPEGNATI ANCHE CON ALTRE TESTATE.  AVRETE NOTATO COMUNQUE CHE LA PERIODICITA' E' DIVENTATA SETTIMANALE, MENTRE PRIMA LO ERA MENSILE. SETTIMANA PROSSIMA AVREMO DEGLI INCONTRI CON SPONSOR E RESPONSABILI DI ALCUNE EMITTENTI CON LE QUALI ABBIAMO GIA' UN RAPPORTO PREFERENZIALE. SIAMO COMUNQUE APERTI A TUTTE LE EMITTENTI. RINGRAZIO I LETTORI E I REDATTORI CHE QUESTA SETTIMANA HANNO ALACREMENTE LAVORATO PER QUESTO AGGIORNAMENTO.  TROVERETE NELLA SEZIONE NEWS GLI AGGIORNAMENTI DEL SITO. IO HO AVUTO POCO TEMPO PER GUARDARE LA TV QUESTA SETTIMANA ESSENDO IMPEGNATO CON ALCUNE SCADENZE DIDATTICHE E ACCADEMICHE ED ESSENDO IMPEGNATO CON LA REGISTRAZIONE DI ALCUNI PROGRAMMI RADIOFONICI E TELEVISIVI.  A PROPOSITO COLGO L'OCCASIONE PER RINGRAZIARE TUTTI COLORO CHE MI STANNO SCRIVENDO IN MERITO A RADIO E SCUOLA, RSPONDERO' A TUTTI. SETTIMANA PROSSIMA TROVERETE IL MIO EDITORIALE INERENTE UN PROGRAMMA DIDATTICO, SARANNO ATTIVATI ANCHE IL LINK TV E SCUOLA E IL COLLEGAMENTO CON ALCUNE WEBRADIO DI SCUOLE ED UNIVERSITA' ITALIANE. 

INTERESSANTE DIBATTITO SUL FUTURO DELLA TV (E ANCHE DELLE PRIVATE) DA BRUNO VESPA

Lunedì 16 ottobre 2006 a PORTA A PORTA abbiamo assistito ad un interessante dibattito LA GUERRA DELLE TV, presto interverrà sull'argomento Gigi Vesigna. Colgo l'occasione per scusarmi con i tanti lettori che ci stanno scrivendo il sito viene aggiornato ogni settimana, siamo tutti professionisti da anni sulla piazza con altre attività oltre al sito, vogliamo di cuore dare una periodicità fissa ed accontentare così tutti i nostri lettori, nonchè le varie emittenti, stiamo pensando di aggiornale il portale in tempo reale. Ma come al solito ponderiamo ogni cosa, meglio una periodicità meno costante ma ponderare ogni scelta. Chi ci conosce da anni sa come lavoriamo.

MASSIMO DONELLI NUOVO DIRETTORE DI CANALE5

Riporto la notizia di Massimo Donelli nuovo direttore di Canale5, nonostante il nostro sito si occupi, per precisa scelta editoriale delle medie e piccole tv, per la grande stima professionale che ho nei confronti di Donelli. Donelli ha lunga esperienza giornalistica, è giornalista professionista da 30 anni, ha diretto l'emittente televisiva del Il Sole 24 Ore e un sito internet. E, soprattutto, Donelli ha diretto per quattro anni TV SORRISI E CANZONI, testata nella quale hanno lavorato alcuni dei miei attuali colleghi artefici di questo sito. TV SORRISI E CANZONI è sempre nel nostro cuore. Donelli ha assunto la direzione di questo settimanale ereditando una testata poco propositiva, molto diverso dal SORRISI diretto dal nostro Gigi Vesigna. Donelli in pochi mesi ha saputo rilanciare TV SORRISI E CANZONI con alcune interessanti iniziative come la pubblicazione del giornale on line, e il contatto diretto coi lettori tramite le email alle quali ha sempre risposto personalmente.  Donelli ha saputo dirigere un settimanale sulla tv come a noi piace: a contatto diretto con i telespettatori. Credo che anche nella direzione di Canale5 Donelli terrà presente il contatto diretto coi telespettatori, offrendo loro quanto chiedono, e offrendo dei programmi innovativi che oggi, purtroppo, mancano nelle reti generaliste. Auguri di buon lavoro Massimo.

 

SABATO 14/9/2006

VASCO ROSSI E' SBARCATO SU MTV, L'EMITTENTE, MOLTO AMATA DAI GIOVANI, HA INFATTI MANDATO IN ONDA UN CONCERTO DEL "VASCO NAZIONALE".  ALLE 21 E' ANDATO IN ONDA UNA RACCOLTA DI AVERE VENT'ANNI CONDOTTO DA MASSIMO COPPOLA. ECCO UN ESEMPIO DI TV AMATA DAI GIOVANI, IN ALTERNATIVA ALLE DE FILIPPI E BALLANDO CON LE STELLE.  SU ALL MUSIC (ALTRA EMITTENTE AMATA DAI GIOVANI) E' INVECE ANDATA IN ONDA LA CLASSIFICA DI M2O.   I LETTORI CHE HANNO SCRITTO PER SEGNALARCI TALI TRASMISSIONI SARANNO PRESTO ACCONTENTATI, CI OCCUPEREMO DI ALL MUSIC E DI MTV. INTANTO POTRETE VEDERE IL COLLEGA MAURIZIO SEYMANDI MARTEDI' SU ALL MUSIC.

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