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IL LIBRO DEL MESE

DAVIDE CAMERA

UN MICROFONO SEMPRE APERTO.

GLI ANNI CHE HANNO CAMBIATO LA RADIO IN ITALIA

Recensione di Massimo Emanuelli

E’ uscito il libro di Davide Camera UN MICROFONO SEMPRE APERTO. GLI ANNI CHE HANNO CAMBIATO LA RADIO IN ITALIA. Scritto da uno dei massimi esperti di storia della radio, che vanta anche una lunghissima esperienza professionale nel settore, il libro parte dai ricordi radiofonici dell’autore, ricordi risalenti al periodo in cui era bambino in quel di Venezia. Camera ascoltava programmi destinati a passare nella storia della radio: ALTO GRADIMENTO, GRAN VARIETA’, TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO

“Nasce da qui – scrive l’autore nell’introduzione – il mio atto d’amore per il mezzo radiofonico, che per anni mi ha portato a “studiare la radio”, e che in un passo successivo mi ha spinto ad incontrare molti dei personaggi che involontariamente ci hanno trasferito questa passione. Ho voluto privilegiare non i grandi capi, ma i dirigenti che erano “in trincea”, non i direttori, ma chi andava al microfono, i registi delle trasmissioni (figura oggi ridimensionata persino nel servizio pubblico), gli annunciatori che da categoria privilegiata quali erano si sono ritrovati ad essere un esiguo numero di lettori di annunci e notiziari in serie, quasi si trattasse di una catena di montaggio”.

Nel primo capitolo viene presentata la genesi di ALTO GRADIMENTO con testimonianze di alcuni dei protagonisti, analogamente si fa nei capitoli successivi, dedicati a programmi storici come HIT PARADE, DISCHI CALDI, SUPERSONIC, GRAN VARIETA’, CHIAMATE ROMA 3131, BATTO QUATTRO, PER VOI GIOVANI, LA CORRIDA e a personaggi come Lelio Luttazzi, Giancarlo Guardabassi, Renzo Arbore, Raffaele Cascone, Mariù Safir, Gigi Marziali, Paolo Testa, Paolo Francisci, Mario Luzzatto Fegitz, Maurizio Riganti, Franco Moccagatta, Federica Taddei, Vittorio Zivelli, Massimiliano Fasan, Federico Sanguigni, Gino Bramieri.  Spazio anche a registi come Federico Sanguigni, e ad autori come Antonio Amurri. Maurizio Jurgens, Dino Verde, Italo Terzoli ed Enrico Vaime, per passare alle coppie storiche Amurri-Verde, Terzoli-Vaime, Marchesi-Costanzo, Marchesi-Palazio ecc.

Oggi mancano gli autori lo rileva anche Camera che scrive: “la radio è diventata qualcosa di diverso. Molti sono gli aneddoti raccontati come quello di Dino Verde che riscriveva i testi delle canzoni del momento parodiandoli con riferimenti all’attualità. Verde doveva quindi combattere con la censura, spesso sciocca, ma proprio per questo aggirabile. Un episodio che Verde ricordava fu la visita a Roma negli anni ’60 di Pablo Ricasso,  la visita creò un un po’ di caos in città, Verde scrisse una canzoncina in inglese affidandola alla voce di Franco Latini, la canzone si concludeva con il benvenuto a Roma “Welcome to Rome …Picasso”. Il testo passò le maglie della censura, e ricasso, presente nella sala A sentì Franco Latini dargli il benvenuto:  “Welcome to… rompicasso….!”

A dire il vero . scrive Camera - qualche autore lo si incontra ancora, come Marco Presta e Antonello Dose  (IL RUGGITO DEL CONIGLIO),  Marco Baldini che a RadioDue, come faceva anni fa a Radio Dee Jay non si limita a condurre in voce con Fiorello, ma per anni ha scritto testi per lui e per il fratello Beppe Fiorello (quando si faceva chiamare Fiorellino), Amadeus, addirittura per Albertino e Fargetta, divenuti per l’occasione RADIO ROSALIA. Inoltre lo stesso VIVA RADIODUE condotto da Fiorello e Baldini, che è un po’ la rivincita degli autori, visti che i due conduttori sono affiancati da un team agguerritissimo che li segue costantemente: sono Francesco Bozzi, Riccardo Cassini, Alberto Dirisio, Federico Taddia, Roberto Testarmata.

Camera considera autori anche Charlie Gnocchi e Joe Violanti, inventori di ALTO GODIMENTO, programma trasmesso per anni da Rtl e Rds o Roberto Giacobbo, per anni protagonista di Radio Dimensione Suono con Silvio Piccino in QUESTA CASA NON E’ UN ALBERGO, prima di occuparsi di tutt’altri argomenti in televisione con VOYAGER.  Presta e Dose – scrive Camera – oltre ad essere autori anche teatrali e televisivi sono veri e propri “animali radiofonici” e lo dimostra il fatto che la loro comicità espressa in prima persona in televisione non ha avuto lo stesso fortissimo impatto che li impone alla radio. Un altro autore-regista è Diego Cugia, importatore di idee che possono piacere o no (JACK FOLLA) ma fanno discutere. Si tratta comunque di figure sparse ed isolate, in un panorama che sotto questo profilo stimola e regala poco.

Un capitolo viene dedicato a VIA ASIAGO TENDA altro programma la cui genesi viene raccontata attraverso i ricordi di Fabio Brasile.    Nel capitolo dedicato a LA CORRIDA l’autore scrive di avere una domanda senza risposta, domanda che sperava di rivolgere a Corrado prima di dare alle stampe il libro: “ma la vita non ce l’ha permesso: se gli avessero riproposto di rifare la Corrida alla radio, avrebbe accettato?  Dobbiamo accontentarci della risposta del suo successore Gerry Scotti che ritiene che ormai questo forma possa essere solo televisiva”.  

Non poteva mancare ampio spazio a IL GAMBERO, programma condotto da Enzo Tortora, Franco Nebbia, Arnoldo Foà e Renzo Palmer,   Camera dedica spazio anche al terzo canale radiofonico e alla sua stagione migliore, quella della direzione di Enzo Forcella e ricorda programmi come SPAZIO TRE dove la cultura diventava davvero per tutti: “la memoria mi riporta a una bellissima intervista realizzata da Corrado Bologna a Josè Luis Borges, solo per citare un esempio”.  Quella radio illuminata in cui molti hanno mosso i primi passi, primo fra tutti Alessandro Cecchi Paone. E, ancora, il Gr3 diretto da Mario Pinzauti, il concorso I GIOVANI INCONTRANO L’EUROPA che fece molte nell’aprire le coscienze verso la realtà che vede l’Italia in prima linea.  Un capitolo è anche dedicato all’informazione radiofonica, era il periodo di “l’ha detto la radio” che stava a significare che una notizia era vera, ricorda grandi giornalisti come Sergio Zavoli, Luca Liguori, Paolo Francisci, Rino Icardi, Cesare Palandri, Nino Vascon, Luciano Lombardi, Gustavo Selva, le varie edizioni di Radio Mattino, Radio Giorno, Radio Sera e Radio Notte. 

 Dal secondo dopoguerra agli anni ’70, fino all’avvento delle radio straniere e delle radio libere, destinate a cambiare la radiofonia, analizzati nel capitolo ….E VENNERO LE RADIO LIBERE nel quale Camera ripercorrere per sommi capi la storia delle prime radio libere.  Ricostruirla interamente è impossibile, anche se noi di www.storiaradiotv.it ci stiamo provando, del resto ci vorrebbe un’enciclopedia per censire le migliaia di radio che nacquero negli anni ’70. Camera parla delle emittenti più significative come Radio Luna a Roma, Radio Parma, Radio Milano International, spiega la loro genesi estendendo la ricerca anche a Radio Roma, Antenna Musica, Radio Hanna, Gbr, Radio Studio 105, Radio Città Futura, Radio Blu, Radio Flash di Torino, Radio Melody di Trieste, Lady Radio di Firenze, Veronica Hit Radio di Ancona, Arancia Network di Ancona, Radio Subasio, Radio Norba, Radio Centro Suono, Teleradio Stereo, Radio Kiss Kiss, Radio Time, Radiolina. Camera non si sofferma sulla primogenitura visto che è incerta persino la primogenitura televisiva (è stato appurato che Telebiella non fu la prima) da grande esperto di radio intuisce che agli albori dell’emittenza libera “la radio era meno costosa, sicuramente l’attrezzatura radiofonica, e tanta e tale era la voglia di essere in onda da parte di giovani e di giovanissimi di allora, che si prepararono non soltanto a crearsi con le loro radio, ma a difendersi legalmente, sulla scorta dell’articolo 21 della Costituzione che garantisce a tutti libertà di espressione, ed a vincere la loro battaglia quando i giudici sancirono una volta per tutte il diritto di esistere di radio e televisioni private.  Immancabile la citazione della canzone LA RADIO di Eugenio Finardi, che condensa lo spirito dei tempi.

Le radio – scrive Camera – erano libere dalla rigidità di palinsesto e dai lacci e lacciuoli  politici del servizio pubblico, che poi fu costretto ad adeguarsi,  erano libere – sostiene sempre Camera – in quanto proprietà di chi le faceva e degli ascoltatori, che si sentivano liberi di chiedere le loro canzoni, di telefonare in diretta parlando con i conduttori anche per dire la propria opinione su qualsiasi cosa, che fosse politica o sesso (iniziarono allora le trasmissioni di Ilona Staller a Radio Luna).  Un mondo ormai lontano, impensabile oggi, dove i network radiofoniche si copiano trasmissioni obsolete e per nulla evolutiva.

Camera denota che tale degenerazione ha origine nell’evoluzione naturale della radio privata con la nascita dei network che ha segnato la fine della “radio libera” intesa come tale, in quanto obbligata ad una programmazione rigida, basata sul “clock” (l’ora di trasmissione viene divisa con precisione: tanto di pubblicità, tanto di musica, tanto di conduttore, tanto di musica, tanto di notiziario e così via) e sulla “playlist”, vale a dire la scaletta musicale, che non è più appannaggio del disk-jockey, ormai un prestatore di voce e di simpatia, ma viene affidata ad un apposito ufficio.

L’inizio della fine avvenne con la legge Mammì, il primo tentativo di regolamentare il far west radiotelevisivo:  “una legge tormentata e mai completamente applicata con il suo protagonista, il repubblicano Oscar Mammì, all'epoca ministro delle Poste e Telecomunicazioni, oggi praticamente uscito dalla scena politica, certamente per sua volontà. E' la legge che dava stura ai network, in gran parte  commerciali, ma che crea anche la figura delle radio comunitarie, ossia non a scopo di lucro. Certamente Radio Maria, emittente nazionale religiosa per antonomasia con sede a Como, può essere considerata la portabandiera di questo tipo di stazioni, comunque poche rispetto a quelle commerciali.

Camera descrive anche la nascita delle prime emittenti comunitarie e delle prime agenzie giornalistiche ricordando Area la prima agenzia giornalistica radiofonica che realizzò notiziari e servizi nazionali per le emittenti locali con la quale ha collaborato lo stesso autore.

Nel capitolo MALATI DI RADIO Camera ricorda alcuni miti come Herbert Pagani, Claudio Cecchetto, Gianni Riso, Albertino, Linus, Emilio Levi, ed intervista diversi “uomini di radio“, alcuni ottimisti ed altri pessimisti sul futuro del medium.  Con molta sincerità  Linus denota: “sono molto preoccupato, perché ci si è appiattiti, le radio si assomigliano troppo, è come se nel mercato delle automobili tutte le vetture fossero simili. Certo gli esempi radiofonici che arrivano dagli Stati Uniti sono allarmanti, ma io continuo a pensare che le armi vincenti siano la diversificazione e la qualità del prodotto. In maniera velata Camera forse vuole sottolineare quanto io sostengo da anni: è cioè la mancanza di un ricambio dei conduttori (ricambio non soltanto generazionale), da troppi anni sui network ci sono sempre le solite persone, non c'è innovazione. Anche i conduttori "bravi" hanno perso lo spirito e l'innovazione dei tempi pionieristici.   E allora cosa salvare?  Innanzitutto questo stupendo libro che ci riporta agli anni della vera radio, e che la fa conoscere a coloro che anagraficamente non hanno vissuto quei periodi ruggenti.  I nostri forse sono solo i ricordi di nostalgici?  Siamo invecchiati e non riusciamo ad adeguarci all’odierna radiofonia?  Queste domande sorgono spontanee al termine della lettura del libro di Camera.   La nostra rivoluzione è fallita, visto che le radio libere sono scomparse?  Ritengo proprio di no, la rivoluzione fallita è quella di coloro che si sono fatti assorbire dai network radiofonici incapaci di fare qualsiasi altra cosa.  I veri vincitori sono coloro che, dopo avere fatto radio da giovani, svolgono oggi le professioni le più svariate: medici, giornalisti, psicologi, avvocati, giornalisti della carta stampata, che oggi riescono a comunicare meglio di altri professionisti con le persone proprio perché hanno fatto radio molti anni orsono. 

Eppure, a pensarci bene, forse la prima sconfitta, ancor prima della nascita dei network radiofonici, le radio libere la subirono con l’avvento delle varie tv libere o commerciali locali. Già i Buggles cantavano VIDEO KILL THE RADIO STAR?  Ma pochi anni dopo vi fu la decadenza anche della televisione, se sia stata la tv a declassare la radio questa è un’altra storia che, probabilmente, qualcuno racconterà. E allora ci sarà da divertirsi.

Il libro di Camera ha moltissimi meriti ma ci tengo a sottolinearne uno su tutti: quello di colmare una lacuna e di ampliare una scarna bibliografia sulla storia della radio in Italia. A parte la Garzatina della Radio curata da Peppino Ortoleva e Barbara Scaramucci, i testi del compianto Gianni Isola, e la Storia della radio e della televisione in Italia di Franco Monteleone, non esiste nulla.  Dal punto di vista storico Camera quindi amplia e propone aspetti, autori, programmi mai analizzati in passato.  Ma Camera affronta anche problematiche giornalistiche e giuridiche. Qui la bibliografia è immensa ma i testi di riferimento rimangono quelli dei compianti avvocati Eugenio Porta e Aldo Bonomo, e quelli dell'avvocato Massimo Lualdi, il massimo esperto in normative radiotelevisive che oggi abbiamo in Italia.  Anche l'amico Lualdi ha recensito il libro di Camera, ci auguriamo che si possa in futuro anche ampliare la parte inerente le emittenti private e la loro storia, di cui Camera è uno dei protagonisti.