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CESARE CREMONINI: IL FILOSOFO RAGAZZINO

di Emanuele Ambrosio

Cesare Cremonini nasce a Bologna il 27 Marzo del 1980 da padre medico e madre insegnante di lettere. Ben presto si avvicina al mondo della musica. All'età di 6 anni inizia a studiare pianoforte, riuscendo pochi anni dopo ad essere protagonista di alcuni concerti di musica classica. Un disco dei Queen, ricevuto in regalo all'età di undici anni, gli cambia la vita. Abbandona il mondo della musica classica per dedicarsi anima e corpo allo stile pop rock. Nascono così i primi versi, le prime parole che anni dopo si sarebbero trasformate in canzoni. Nel 1996 con degli amici forma i "Senza Filtro" e comincia ad esibirsi dal vivo nella realtà bolognese. Proprio durante una delle sue serate incontra Walter Mameli, che in breve tempo diventa il suo produttore artistico e manager.   Nel 1999 arriva il successo con il gruppo dei Lunapop, gruppo composto, oltre che da Cesare, da Nicola Silvestri (detto Ballo, Bologna, 20/5/1982), Michele Giuliani (detto Mike, Bologna, 14/8/1980), Alessandro De Simone (detto Lillo, Bologna, 19/10/1980), Gabriele Galassi (detto Gabry, Bologna, 27/1/1981). I Lunapop partecipano e vincono con il brano "Qualcosa di grande" il Festival di San Marino e si fanno notare da una casa discografica di Roma.  Il 27 Maggio dello stesso anno arriva in radio "50 Special" e il gruppo nel giro di poche settimane vende oltre centomila copie. Cinque mesi dopo viene pubblicato il primo album del gruppo dal titolo "Squerez" (merda nel gergo giovanile bolognese) che vende 700.000 copie. Nel nuovo millennio parte con grande successo lo Squerez Tour 2000, autori della colonna sonora della fiction Via Zanardi 33, nel 2001 propongono l’album Squerez? il cammino del 2000. Un successo senza precedenti per un giovane gruppo italiano, che conquista la classifica trasformandosi in un vero e proprio fenomeno delle generazioni di allora. "Un giorno migliore" vende qualcosa come 25.000 copie, mentre con "Qualcosa di grande" sbancano il Festivalbar del 2001. Quattro anni di musica e successi, che vengono bruscamente interrotti dalla separazione della band.  In tutto questo Cesare impegna tutte le sue energie nel film "Un amore perfetto" dove interpreta il ruolo di protagonista al fianco di Martina Stella.  La musica continua ad essere protagonista assoluta nella vita di Cesare, che ripresosi dalla fine dei Lunapop, decide di puntare su sé stesso.  Nel 2002 pubblica "Bagus", il primo album da solista. Il titolo in indonesiano rappresenta "tutto ciò che è positivo, gradevole, piacevole e bello" spiega il cantautore bolognese.  L'album conquista quattro dischi d'oro grazie al successo di singoli come "Gli uomini e le donne sono uguali", "Vieni a vedere perché", "PadreMadre". Nel 2003 il progetto "Bagus" continua con un'edizione dvd limitata del tour e con un nuovo singolo "Gongi-Boy".

Dopo tre anni, nel 2005 Cesare Cremonini ritorna alla musica con "Maggese" ( il maggese è un campo lasciato per qualche tempo in riposo, senza seminarlo, perché poi possa ridare frutto) anticipato dal singolo "Marmellata #25". Un album diverso dal precedente, che vede l'artista impegnato nelle registrazioni tra i prestigiosi Abbey Road Studios e gli Olympic Studios di Londra. All'album segue un tour teatrale di nove dati accompagnato dalla London Telefilmonic Orchestra, che vede l'artista interprete de "L'orgia" una canzone di  Giorgio Gaber.  Il 24 Novembre del 2006, data dell'anniversario della morte di Freddie Mercury, Cesare pubblica il suo primo live dal titolo 1+8+24 accompagnato da un dvd - documento del "Maggese Tour".  Ad impreziosire ancor di più il progetto c'è un "Dev'essere così" un nuovo singolo, che immediatamente entra in top ten. Nel 2007 scrive diversi articoli per importanti testate italiane quali Corriere della Sera, La Repubblica e Il Resto del Carlino ed è tra i protagonisti del libro "I nostri ponti hanno un'anima, voi no - Lettere ai politici" in cui l'artista è presente con una pesante requisitoria sulla classe politica dei nostri giorni.  Ritorna alla musica nel 2008 con "Dicono di me" , singolo di lancio de "Il primo bacio sulla luna" nuovo album composto da dodici inediti scritti dal cantautore ed arrangianti con l'amico Ballo. Pochi mesi dopo parte dall'Alcatraz di Milano "Il primo tour sulla luna", che riporta Cremonini nei più grandi palazzetti italiani   A maggio 2009, dieci anni dopo il progetto "50 Special" pubblica per la Rizzoli il libro "Le ali sotto i piedi", dove racconta la storia di un ragazzo che nonostante le difficoltà di tutti i giorni è riuscito a realizzare i propri sogni. Una storia autobiografica dalla prima all'ultima parola.Il 16 Maggio del 2009 viene premiato ai TRL Awards con l'History alla carriera, mentre nel 2010 pubblica il brano "Mondo" in cui duetta con Jovanotti che conquista subito la hit parade. Nello stesso anno viene pubblicata la sua prima raccolta di successi "1999-2010 The Greatest Hits" , che ripercorre la carriera dell'artista con due inediti. Il disco resta in classifica per diversi mesi conquistando il disco di platino. La sua "Mondo" viene eletta il 21 Dicembre 2010 come "miglior canzone dell'anno" per Itunes ed è in assoluto la canzone più trasmessa dalle radio durante l'anno 2010. A gennaio dello stesso anno ritorna ad essere protagonista sul grande schermo. Questa volta a chiamarlo è Pupi Avati che lo vuole come protagonista del film "Il cuore grande delle ragazze" al fianco di Micaela Ramazzotti.  Il cinema vede protagonista Cremonini non solo sul grande schermo, ma anche come autore di colonne sonore. Compone, infatti, la colonna sonora del film "I padroni di casa" con protagonisti Gianni Morandi, Elio Germano, Valerio Mastrandea e realizza le musiche per lo spettacolo teatrale di Alessandro D'Alatri "Tante cose belle".  Il 20 Aprile 2012 con "Il Comico ( sai che risate)" torna alla musica, singolo di lancio del nuovo album "La teoria dei colori" pubblicato il 22 Maggio 2012.

CESARE CREMONINI: IL FILOSOFO RAGAZZINO

 

di Gigi Vesigna

L’ex cantante dei Lunapop ha inciso Il primo bacio sulla luna, in cui si racconta, tra Schopenhauer e John Fante.


 

È giovane, carino e molto corteggiato. Cesare Cremonini piace parecchio alle ragazze, ma quell’aria così per bene (lo è davvero) lo rende ben accetto anche alle mamme.

Tuttavia, a 28 anni compiuti, il cantautore bolognese è ancora single. Una scelta consapevole, oppure non ha ancora incontrato la donna della sua vita?

«Ti mostro una cosa, così capisci». Apre il suo telefonino e sul display appare l’immagine di un porcospino. «La conosci la teoria di Schopenhauer? Ecco, io sono come il porcospino raccontato dal filosofo tedesco».

Arthur Schopenhauer espresse letteralmente questa teoria: alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini per proteggersi col calore reciproco. Ben presto, però, sentirono le spine e il dolore li costrinse ad allontanarsi l’uno dall’altro.

Quando il bisogno di riscaldarsi li portò di nuovo a stare insieme si ripeté quell’altro malanno, di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava la miglior posizione.

L’apologo è chiaro e il nostro Cesare, che anche nel suo recentissimo album racconta di amori inseguiti e non trovati, di vecchie fiamme che sono rimaste sue amiche, si sente "al sicuro" solo quando è a distanza di sicurezza da un vero impegno sentimentale.

Il nuovo lavoro del "ragazzino", che nel 1999 fece impazzire teenagers e adulti con la sua 50 special (canzone in cui rispolverava la Vespa dei genitori e la immortalava in un video, portando sul sellino una ragazza, che si chiamava Carolina e che è ancora una sua amica), si intitola Il primo bacio sulla luna.

«Provo a descrivere la nostalgia che avremo per l’amore e i sentimenti quando il nostro pianeta non sarà più vivibile e saremo costretti a partire per cercare nuova vita altrove, magari sulla luna».

«La canzone l’ho scritta di notte», continua Cesare, «io dormo pochissimo, perché, come tutti, quando si è giovani, penso che il tempo del sonno sia sprecato, così, spesso, le ispirazioni mi vengono quando è buio e giro per Bologna alla ricerca di storie».

«Della quale mia mamma va fiera, e anche a me fa piacere vederla ogni volta che passo di lì. Cioè, ogni giorno, perché abito proprio da quelle parti. Guarda, però, che non ci sono solo io, c’è tutta l’emilianità della musica, da Lucio Dalla a Gianni Morandi, Samuele Bersani, gli Stadio, Andrea Mingardi...».

«I miei genitori mi avevano avviato allo studio del pianoforte e già a 12 anni tenevo dei piccoli concerti di musica classica. Studiavo Chopin e Beethoven, ma un Natale il babbo mi regalò un disco dei Queen. Mi accorsi che c’erano riferimenti alla musica classica in tante loro canzoni, così chiesi alla mia professoressa di farmi studiare Bohemian Rapsody e lei mi incoraggiò. Tutto è cominciato proprio così».

«Scrivo con sincerità, non invento storie, ma racconto momenti di vita miei e degli altri. Un giorno ero a New York e non riuscivo a sentirmi a mio agio. Per fortuna m’ero portato un Dvd di Fellini, 8 , e mentre lo guardavo è nata Dev’essere così, scritta in tre minuti e ispirata dal film e dalla musica di Bob Dylan. Io mi invento delle muse, che a volte sono persone in carne e ossa. Nel pezzo che apre l’album, Louise, lei è un’invenzione, ma in Chiusi in un miracolo, quella che chiamo "piccola Ery" è Erica, la mia compagna di banco delle superiori. Eravamo grandi amici e lo siamo ancora. Poi, c’è Valentina, la musa di Il pagliaccio: l’ho scritta a sedici anni e, un giorno mentre stavamo incidendo la conclusione del pezzo, entrò improvvisamente una bimba che abitava lì attorno e si mise a cantare la prima strofa. La lasciammo nel disco e oggi quella Valentina ha appena superato gli esami di riparazione del liceo linguistico ed è ancora dei nostri. Le sei e ventisei l’ho scritta al pianoforte proprio a quell’ora del mattino e la considero un po’ il mio personale romanzo, fatto con i frammenti dei cantautori che ho amato di più, Lucio Battisti, Vasco Rossi, Giorgio Gaber, Francesco De Gregori».

«Io sono un accanito lettore di John Fante, lo scrittore protagonista della letteratura americana tra gli anni Settanta e Ottanta: ho letto tutti i suoi libri. Lui ha un "doppio" che si chiama Arturo Bandini, che rappresenta la sua parte più lieve, quella che possiede il senso dell’umorismo, anche quando tutto va storto. Ecco, io sono così, cerco di rispettare gli altri, non drammatizzo, né creo problemi. Il romanzo che ho preferito si intitola Aspetta primavera, Bandini. Una bella primavera io la sto già vivendo. Spero solo di riuscire a farla diventare lunghissima».