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CAROSELLO
di Massimo Emanuelli

Il 3 febbraio 1957 va in onda la prima puntata di CAROSELLO,
quattro scenette sketch recitate da grandi attori, poi parte la pubblicità vera
e propria, in coda allo sketch. Il titolo del programma - si
legge sul sito della Sipra - probabilmente scelto da Marcello Severati,
rievocava un celebre film musicale da poco uscito, Carosello napoletano.
La sigla fu ideata da Luciano Emmer mentre il te
atrino, probabilmente disegnato
su un bozzetto di Gianni Polidori, è costruito sul modello di quelli napoletani;
i quadri dei siparietti sono di Nietta Vespignani mentre Flora Festa stira le
tendine. La musica di Raffaele Gervasio riadatta una vecchia melodia
popolare napoletana di autore sconosciuto, I pagliacci, a cui si aggiungono un
rullo di tamburi e una bella tarantella. Il programma diventa subito un appuntamento fisso della televisione. Carosello
è l'Italia del boom economico. Grandissimi attori della storia dello
spettacolo italiano lavorano per Carosello: Gino Cervi (vecchia Romagna,
etichetta nera "il brandy che crea un'atmosfera),
Ernesto Calindi (in coppia con Franco Volpi nel "dura
minga" della China Martini e in mezzo al traffico per Cynar "contro i logorio
della vita moderna"), Gino Bramieri (Moplen), Franco Franchi e Ciccio Ingrassia
("ottima direi, è cera Grey). A Carosello ci sono attori e cantanti: da Giorgio Albertazzi ad Alberto Lionello, da Cesco Baseggio a Pippo
Franco, da Nino Besozzi a Gianfranco D'Angelo, da Mario Soldati a Renzo Arbore e
Gianni Boncompagni, anche Giorgio Gaber,
Mina e Adriano
Celentano si cimentano in Carosello.
Ma ci sono anche i nomi più celebri della commedia italiana: Aldo Fabrizi, Totò,
Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi. Critico nei confronti di CAROSELLO è Pier Paolo Pasolini che
così si esprime: "Il Vaticano non ha capito che cosa doveva censurare. Doveva
censurare Carosello perchè è in Carosello che esplode in tutto il suo nitore, la
sua perentorietà il nuovo tipo di vita che gli italiani "devono" vivere. E non
mi si dirà che si tratta di un tipo di vita in cui la religione conti più
qualcosa". Ma lavorano per Carosello registi del calibro di Gillo Pontecorvo, Lina Wertmuller, Ermanno Olmi,
Pupi Avati, Bruno Bozzetto, Paolo e Vittorio Taviani, Giuseppe Patroni Griffi,
Mauro Bolognini; fra gli sceneggiatori ricordiamo
Marcello Marchesi,
autore di fortunati slogan, tanto per citarne uno, autore di fortunati slogan
come "basta la parola!" (confetto Falqui,interpretato da Tino Scotti). A
Carosello lavorarono attori del calibro di Carlo Campanini, Peppino De Filippo, Nino Taranto, Renzo
Montagnanii, Giorgio Albertazzi, Vittorio Gassmann, Anna Proclemer, Alberto
Sordi, Nino Manfredi, Raffaele Pisu. Molte
scenette sono ancora oggi, a distanza di 50 anni, nell'immaginario collettivo di
coloro che hanno superato anagraficamente gli "anta":la bionda birra Peroni,
l'omino con i Baffi della Bialetti, Olivella e Maria Rosa dell'Olio Bertolli,
Capitan Tirnchetto, 'ippopotamo blu testimonial della Lines. E, ancora,
molti i cartoni animati: Carmencita e Caballero (caffè Lavazza), il pulcino Calimero
(creato dai fratelli Pagot), Topo Gigio, Jo Condor. E' impossibile ricordare
tutti gli spot di Carosello, rimandiamo pertanto al libro di Marco Giusti, il
più completo. Qui ricordiamo soltanto, a titolo esemplificativo, il
detersivo Omo, identificato con "l'uomo a mollo" Franco Cerri, e la brillantina
Linetti (l'ispettore Rock). Noi bambini degli anni '70 venivamo invitati ad
andare "a letto dopo Carosello", il programma terminava alle 20,50. I giovani di
oggi, che vivono nell'era telecratica e della comunicazione, vanno a letto a
tarda ora. Carosello ha segnato un'epoca. Il programma terminò l' 1 gennaio 1977, fu la fine di un'epoca
BIBLI0OGRAFIA
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