BORIS MAKARESKO
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PER GIANFRANCO FUNARI, DIEGO ABATANTUONO, MASSIMO BOLDI, BORIS MAKARESKO E' STATO IL MIGLIOR UMORISTA DELLO STORICO DERBY CLUB. BORIS E' STATO TESTIMONE DELL'ESORDIO DI FUNARI AL DERBY CLUB IL 30 APRILE 1969, CON LORO SI ESIBIVA ANCHE TONY SANTAGATA (ALTRO AMICO di www.storiaradiotv.it.
BRAVO BORIS, SI PUO' ESSERE DEI GRANDI SENZA STARE IN TV O DAVANTI ALLA TV.
ALLA PRIMA MILANESE DE IL PASTICCIO DELLE PELLICCE SARANNO PRESENTI MASSIMO EMANUELLI ED ALTRI DELLO STAFF DI www.storiaradiotv.it
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PRESENTAZIONE DE “IL PASTICCIO DELLE PELLICCE!”
di Maurice Hennequin e Will Rogers
La commedia è probabilmente il frutto della collaborazione tra il commediografo belga Maurice Hennequin (1861-1926) noto, più che altro, per quel capolavoro comico che è La presidentessa) ed il cow-boy, filosofo, attore, autore di sketch per il vaudeville americano Will Rogers (1879-1935). Va detto che i copioni di Hennequin, che ne scrisse più di 60, spuntano ancora, qua e là, dopo più d’ottant’anni dalla morte dell’autore. Il pasticcio delle pellicce non ha le caratteristiche della pochade e nemmeno del vaudeville, ma è da considerarsi una commedia moderna. Le classiche corna non sono l’elemento portante della storia, perché ci sono di mezzo banditi, pupe, rapine e furti d’auto in una carambola d’equivoci e situazioni paradossali esilaranti. Will Rogers, nel primo dopoguerra, gira l’Europa e la Francia in particolare. Incontra Feydeau, ormai troppo malato per scrivere, e Maurice Hennequin, con cui riesce a stabilire un rapporto di collaborazione, da cui nasceranno alcuni canovacci, se non veri e propri copioni. Rogers, con alcuni scrittori di sketch americani dello staff di Zigfield, li rielabora. Ne sono stati ritrovati recentemente alcuni, tra cui: Il pasticcio delle pellicce Non si sa il motivo preciso per cui quei copioni non siano mai stati messi in scena dallo stesso Will. Forse perché impegnato in tanti altri lavori, tra cui il cinema e il varietà, o forse perché i suoi impresari, erano indecisi. Del resto, durante gli anni della grande depressione i gusti del pubblico stavano cambiando. Hennequin scompare nel 1926. Il cow-boy filosofo si schianta col suo aereo nel 1935. Alcuni testi di Hennequin sono conosciuti al grande pubblico, “La presidentessa” forse è il più famoso, ma molti altri sono passati nel dimenticatoio e giacciono chissà dove, anche perché contengono gag e battute obsolete.
Hennequin, che aveva sempre cercato di presentare nei dettagli, gli aspetti meno edificanti della buona società, non si smentisce nemmeno in queste commedie, anche se l’alta borghesia non è più quella di fine ‘800, ma personaggi più contemporanei, alle prese con telefoni e automobili.
Non si saprà nulla de Il pasticcio delle pellicce, fino a pochi anni fa, quando una compagnia scopre il copione in un archivio di Zigfield e lo propone in un teatro off-Broadway e poi nella provincia americana. La commedia, ambientata in una New York degli anni ‘30, è riadattata in un’epoca più recente. Per riproporre le sue commedie, è necessario vivacizzarle rinfrescando situazioni e dialoghi.
La messa in scena del teatro Caboto ha riadattato ulteriormente il testo, ambientandolo nella Milano degli anni ‘70, aggiungendo battute comiche e gag. Non mancano le classiche corna ma ci sono di mezzo anche banditi, pupe, rapine e furti d’auto in una carambola d’equivoci e situazioni paradossali esilaranti. E' una novità assoluta, mai rappresentato in Italia. E' una commedia moderna, di genere brillante. Ormai giunta al suo ottavo “vaudeville” la compagnia stabile del teatro caboto ha, infatti, maturato un percorso di ricerca sul comico, reso possibile dal diretto e costante confronto con il pubblico, probabilmente condizione tanto privilegiata quanto necessaria per affrontare tale ricerca.
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