HOMENEWSTVRADIOMUSICChi siamo

BIAGIO ANTONACCI

Biagio Antonacci (Rozzano, Milano, 9/11/1963), vive l’infanzia nella periferia di Milano, si appassiona alla musica suonando la batteria sin da giovanissimo e, anche se si applica per il suo diploma da geometra, non smette un attimo di lavora nel mondo della musica esibendosi al fianco di Raf. Antonacci  esordisce nella sezione Nuove Proposte al Festival di Sanremo 1988 con Voglio vivere un attimo, un brano musicato da Ron, nel 1989 incide il suo primo album, Sono cose che capitano, cui segue Adagio Biagio (1991). Nel 1992 l’album Liberatemi vende 150.000 copie,  scrive per Mia Martini, e partecipa al Festivalbar;    nel 1993 si presenta a Sanremo con Non so più a chi credere. Nel 1994 l’album Biagio Antonacci vende 300.000 copie, fra i brani vi sono Se io se lei, Non ho mai stato subito. Nel 1996 esce Il mucchio, album che contiene Happy Family, cantata con Luca Carboni. Nel 1998 è la volta di Mi fai stare bene, che vende 700.000 copie, cui segue nel 2000 il cd multimediale (insieme cd audio e cd rom) Fra le mie canzoni, che ripropone molti vecchi successi più tre inediti, fra cui Le cose che hai amato di più, canzone vincitrice del premio Lunezia 2001. Sempre nel 2001, dopo avere prodotto Come una goccia d'acqua per Syria, esce 9 novembre 2001, il titolo deriva dal giorno nel quale il cantante festeggia il suo compleanno. Nel 2003 incide per il mercato spagnolo e sudamericano, nel 2004, dopo un periodo di silenzio, propone Convivendo 1, cui segue, l'anno successivo, Convivendo 2.  Nel 2007 esce Vicky Love, Lascia stare proposto dalle emittenti radiofoniche.  Biagio Antonacci riesce a tenere insieme romanticismo e modernità, è stato paragonato a Luca Carboni e al cantante inglese Sting. E’ ormai un artista maturo, un divo dei giovani, soprattutto delle ragazze. Autore fra i più rappresentative del pop italiano. Nel 2007 con Vicky Love vince il premio album al Festivalbar. Nel 2008 esce Il cielo ha una porta sola, album che contiene due brani già incisi da Laura Pausini (Tra te e il mare e Vivimi). Nel 2010 esce il nuovo album intitolato Inaspettata, nel 2012 esce Sapessi dire di no, in copertina un'opera di Milo Manara che ritrae lo stesso Antonacci come un angelo vicino a una donna che sfiora il piano. Nel disco c'è una dedica a Lucio Dalla "maestro di Musica e Poesia".

BIAGIO ANTONACCI RACCONTA IL SUO NUOVO ALBUM VICKY LOVE

L'AMORE DI BIAGIO

di Gigi Vesigna


«Nella vita tutto quello che è bello è femmina», dice il cantautore.
E proprio alle donne è dedicato il disco: madri, mogli e figlie.


 

Iris, Alessandra, Yvette, Angela: alla galleria di personaggi femminili cantati da Biagio Antonacci nel suo ormai lungo percorso di cantautore, apprezzato da un pubblico che della sua ultima fatica Convivendo 1 e 2 ha acquistato 1.200.000 copie, cifra stratosferica per i tempi che corrono sul mercato discografico, si aggiunge questa recentissima Vicky Love, della quale chiedo l’identikit all’autore.

«Vicky era un nome che mi frullava in testa da parecchio ed era diventata, con l’aggiunta di Love, il titolo di una delle 11 canzoni che ho scritto di getto, praticamente in un mese, senza contare le altre che sono rimaste ad aspettare un nuovo disco. Dunque, Vicky Love è stata oggetto di un minireferendum tra gli amici musicisti che suonano con me. Tutti erano d’accordo che quel "Vicky" non poteva che essere un’abbreviazione, come oggi si usa tanto, del nome Vittoria. Quindi "Vittoria amore" e, necessariamente, il senso definitivo è "Vittoria dell’amore"».

Biagio non aveva mai pubblicato un vero e proprio inno all’amore visto sotto tutti gli aspetti, spiato in tutte le sue sfaccettature. Ci sono l’amore romantico e quello passionale, l’innamoramento deluso che però non si arrende e quello che ha illuso per un attimo di essere «quel brivido di libertà» che quasi mai l’amore vero è, visto che si tratta di un sentimento che lega due persone e, in qualche modo, pone loro delle rinunce reciproche. L’amore a tutto tondo, dunque, però mai sdolcinato, mai narrato con quelle frasi che si trovano sulle carte dei cioccolatini, l’amore vero e l’illusione dell’amore.

L’amore dell’abbandono. Biagio, trovi questa descrizione pertinente?

Bello, nella sua versione "macho" che fa persino sfuocare l’immagine del nuovo idolo delle teenager, Riccardo Scamarcio, Biagio annuisce, e precisa: «Bada che questo è un disco maschilista al contrario perché, se l’ascolti con attenzione, è tutto a favore delle donne, della loro preziosa presenza nella nostra vita. L’ho scritto anche per difendermi, perché davvero nella mia vita le donne sono tutto. Lo dico pure nella canzone che dà il titolo al mio dodicesimo album: "Dolce madre, bella figlia e adesso mia, mia mia". Sono i tre momenti della vita di una donna – e anche di quella di un uomo –, il ruolo di madre, di figlia, di moglie...».

Come un rito liberatorio.

«Queste canzoni e il senso che insieme danno a tutto il disco trasmettono, mi sembra, una sorta di rito liberatorio, quasi fossi uscito allo scoperto dopo un periodo di disagio, forse persino di depressione», continua Biagio. «Il silenzio per un artista è terribile, dentro la testa fa rumore. Eppure riesco ad apprezzarlo, di tanto in tanto, ascoltando Bach e staccando tutti i telefoni, ma poi ti esplode dentro ed è da quel frastuono che nasce l’ispirazione spontanea, guai se ti metti e pensare che "devi" scrivere canzoni per onorare un contratto. È la fine, ma per fortuna io non ho capestri del genere e quindi quando scrivo è perché non ne posso fare a meno».

Tutte le canzoni sono sue, la sua voce le invade con dolcezza o prepotenza, ma il Biagio musicista qui si è nascosto, e suona il piano, quasi mai la sua chitarra; lo fa solo in A volte, un pezzo «per chi ama la vita, per chi ha troppe domande, per chi come me sente troppo, per chi deve qualcosa, per il trucco che a fine serata... ti fa tornare perfetta».

Parole e musica senza la "tua" presenza, se ti definiscono l'ultimo dei cantautori sei d'accordo?

«Più che d’accordo. Mi viene in mente di quando sono andato alla Cetra Fonit con la mia musica e un funzionario che sa di cosa si sta parlando e che galleggia ancora nell’ambiente mi ha detto brutalmente: "Prenda la sua roba e la butti nel cesso". Quando lo incontro oggi, invece, lo trovo sempre attentissimo a schivare il mio sguardo...».

Nel disco c’è anche una canzone più autobiografica delle altre e, unica eccezione, non parla d’amore: Giù le mani, capo. Bisogna sapere che Biagio Antonacci, nato 43 anni fa a Rozzano, località satellite di Milano, ha lavorato per più di otto anni, da quando ne aveva 20 sino a quasi 30, come geometra in un cantiere e il suo padrone il "padrone" lo faceva devvero: «Giù le mani, capo, dai miei infradito, giù le mani e mi dia del lei... e non si scordi. Giù le mani da tutto quello che non sa di me, i miei sogni sono tanti e i suoi ormai pochi».

«Si tratta di un’invettiva molto dura sul poco rispetto che spesso, ieri come oggi, i datori di lavoro hanno nei confronti di chi, come me allora, lavorava 10 ore al giorno. È un po’ un peccato, perché questo pezzo interrompe il clima elegiaco di tutto l’album».

Contento di essere padre?

Sorride sornione: «Leggi bene le parole e vedrai che per poco anche qui non ci scappa un po’ d’amore...».

Biagio oggi vive a Milano, dove ha preso casa vicino ai navigli e alla zona dove fu bocciato clamorosamente come musicista; prende lezioni di "thai box", una disciplina thailandese che ti dà equilibrio, ma molto spesso arriva a Bologna, dove vive Marianna Morandi, la madre dei suoi due figli. 

«Il ruolo di padre mi piace molto e con i miei figli ho un rapporto straordinario: con me si divertono. Insomma, la famiglia è salva».

Una ragazza che ha ascoltato con me il tuo album, dopo un pò ha commentato a mezza voce: "E' innamorato".  Confermi?

«Ti dico semplicemente che nella vita tutto ciò che è bello è femmina, e ritengo che il mio album lo confermi!».