Angelo Manna
IL “BOSSI DEL SUD”, L’UOMO DEL
TORMENTONE
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di Gianni Marzullo

Angelo
Manna nacque nel 1935, passò l’infanzia a Roma al seguito di un padre
ministeriale. A otto anni si presentò da solo nella parrocchia sotto casa,
esigendo
Nel
1976 su Canale 21 di Napoli ha inizio il TORMENTONE televisivo, Manna è subito
amato da tutti: scivola disinvolto fra i salotti eleganti e i vicoli lerci
della Napoli decadente. E’ appassionato
d’arte, storico coltissimo, musicologo raffinato. Apre il suo TORMENTONE con “me vojo appeccecà
con tutti: ci state?”, è ormai un personaggio. Angelo Manna suona ad orecchio
il pianoforte e canta divinamente. Nel 1983 il Movimento Sociale Italiano lo
candida alle elezioni politiche, eletto deputato nel Transatlantico lo chiamano
tutti “onorevole Tormentone”. Inizia un
intervento alla Camera in dialetto napoletano, un inedito in assoluto. Il presidente della Camera, inorridito, lo
interrompe. Manna, serafico, gli suggerisce di arruolare un interprete. Dagli
scranni di Montecitorio il Bossi ante-litteram del Meridione avanza solo
proposte da neoborbonico: l’insegnamento
obbligatorio del dialetto napoletano nelle scuole pubbliche, preclusione degli
appalti campani alle imprese del Nord, fondazione di un Ente di tutela e
valorizzazione della canzone napoletana. Propone anche che ‘O SOLE MIO venga
dichiarata bene popolare e che a Napoli vengano destinati i diritti d’autore.
Chiama
“pappagallo” il sottosegretario alla Difesa Clemente Mastella, colpevolmente
evasivo davanti a un’interpellanza parlamentare sui massacri dell’esercito
piemontese nel Sud. Disprezza pubblicamente la lingua italiana, il tricolore e
il Risorgimento. Anche quelli dell’MSI cominciano a detestarlo. Successivamente
preparerà il Fronte del Sud, una nuova Lega Meridionale di scarsa presa. Ma le
cose cambiano e alle amministrative di Napoli prende appena 500 voti più di
Bossi.
Solo
la morte lo placa nel 2001, i napoletani lo salutano con un manifesto
struggente: “Addio Tormentone!”.