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Alighiero Noschese

L’INIMITABILE IMITATORE

 

Alighiero Noschese, emarginato dalla Rai, dopo avere tenuto a battesimo Tele Piombino, lavorò per TeleLazio condusse A letto con… e lavorò per l’emittente romana Quinta Rete di Rusconi (la futura Italia1) proponendo alcune parodie di noti personaggi della politica non trasmesse dalla Rai, perché bocciate dalla rigida censura dell’emittente di Stato.

 

Alighiero Noschese nacque a San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli, il 25 novembre 1932, da bambino si divertiva ad imitare il verso degli animali del giardino, ad iniziarlo alle imitazioni fu un suo docente di filosofia del liceo, il professor Quinzi:  “pretendeva – ricordò Alighiero nel corso di un’intervista televisiva – che conferissi su Kant con la voce di Alberto Sordi, su Cartesio con quella di Silvio Gigli, e su Sant’Agostino facendo il verso a Nunzio Filogamo.  Noschese andò a Roma cercando di sfondare come imitatore, partecipò ad alcuni spettacoli di beneficenza organizzati da un gruppo di giovani artistocratici romani ottenendo grande successo con l’imitazione di Carlo Dapporto. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza tornò a Napoli ed iniziò a lavorare come giornalista nella redazione napoletana di Paese Sera, storico quotidiano romano della sera vicino al Pci. Anche quando era studente universitario di giuridspudenza Noschese si esibì in curiosissimi fuori programma, gli esami da sostenere si trasformavano in mini-spettacoli. Ordinario di procedura penale era Giovanni Leone, futuro presidente della Repubblica, lo stesso Noschese ricordò fu Leone ad avvicinarlo e a dirgli: “Giovanotto, lei imita molto bene. Perché non fa un po’ la mia voce”.  “Alla sua richiesta rimasi di sasso, e chi aveva il coraggio di imitare il professor Leone?  Ma lui, simpatico, mi tranquillizzò, tanto che mi invitò a casa sua. Li, imbarazzatissimo, ripetei la sua imitazione davanti alla famiglia divertita”.  Noschese suscita le stesse ilarità anche nel giornale della sera dove lavora ma con conseguenze catasrofiche: “tornando da un consiglio comunale, i colleghi mi chiesero di imitare la voce di Palmiro Togliatti, il leader comunista. Ma mentre mi esibivo, fra i telefoni squillanti e ticchettii delle macchine da scrivere il direttore mi scoprì. Fui licenziato in un lampo. Così tornai a Roma, ma senza trascurare gli studi. Papà si aspettava molto da me. Profetizzava per me una brillante carriera di avvocato, ma io delle aule di Tribunale non ne volevo sapere. Però studiavo tanto, si… ma le voci dei miei professori”.  Noschese torna quindi a Roma ed esordisce come attore di rivista, consigliato da Vittorio Veltroni, allora direttore dei programmi della radio, Noschese approda alla corte della Rai, fa un provino dove imita 21 voci sarà il viatico per entrare in una compagnia di prosa. come rumorista facendo verso del gallo, il verso del treno e della macchina da caffè. Da rumorista radiofonico inizia a fare qualche imitazione e parodia, nel 1945 debutta con una piccola parte in una rievocazione della prima guerra mondiale curata da Riccardo Mantoni, poi entra come praticante nel giornale radio diretto da Vittorio Veltroni, ancora una volta ritorna il giornalismo, ma il sogno di Alighiero è quello di fare l’imitatore e il comico. L’occasione gli viene offerta poco dopo da Garinei e Giovannini che dalle onde radiofoniche di Caccia al tesoro lo trasferirono poi, partire dal 1953, nei palcoscenici di mezza Italia con la compagnia Billi e Riva, Noschese lavora quindi con Diana Dei, attrice e compagna di vita di Mario Riva. Negli anni successivi reciterà in teatro nella compagnia degli attori Tino Scotti e Nuto Navarrini.  Gli anni ’50 sono un alternarsi di successi teatrali e radiofonici, Noschese è entratro a far parte della compagnia di rivista radiofonica della Rai di Milano, è il mattatore di programmi storici come Il coccodrillo, Rodeo (mitici furono gli esiliranti skecth di Kranz e Krunz), Il birillo rosso e nero, Il motivo senza maschera. Ma in radio l’ecclettico Alighiero interpretò anche un giallo radiofonico, La grande Caterina.

Nel 1961 nel corso di uno spettacolo al Velodromo Vigorelli di Milano ottiene un grandissimo successo personale imitando le voci dei maggiori cantanti del momento, gli urlatori e i primi cantautori che si stanno affermando.

Nel 1962 Dino Verde mette in scena il primo spettacolo italiano di satira politica, Scanzonitissimo, e pensa a Noschese come protagonista, comprimari di lusso Antonello Steni, Elio Pandolfi e Gisella Sofio successo dal 1962 al 1964. “Fu un successo nato da un passaparola – ricorda Dino Verde – la gente appena uscita dal teatro raccontava all’amico di turno: corri a vederlo perché presto lo censureranno e tutti finiranno a Rebibbia.” Scanzonatissimo ebbe anche una versione cinematografica, per la regia sempre di Dino Verde.

Ancora al cinema nel 1963 con Obiettivo ragazze con Tony Renis, Walter Chiari, Ciccio Ingrassia, Franco Franchi, Cochi Mazzetti, Marisa Del Frate. Poi l’esordio in tv come ospite a Gran galà (1962), La trottola (1964),  La prova del nove (spettacolo abbinato alla Lotteria di Capodanno edizione 1965), Cantatutto, Processo a Noschese (1966) e interpretando alcuni Caroselli. Nel 1967 è la volta di Alta fedeltà, con uno spazio maggiore, ma l’esperienza dura poco: Noschese  viene cacciato dalla Rai, reo di avere imitato troppo ironicamente Fanfani, ciò gli costò due anni di esilio. Allora chi “disturbava il manovratore” veniva confinato in radio, ma per Alighiero fu tale esilio, anche se per ciò non si diede pace, fu un’occasione per migliorare sé stesso. Diede infatti una delle sue migliori prove conducendo nel 1968 Batto quattro con Sandra Mondaini, Lina Volonghi e Walter Chiari, numerosissime partecipazioni a Gran varietà (altra storica trasmissione radiofonica), Noschese poi tornò in teatro con La voce dei padroni, show di Garinei e Giovannini con inesauribili gag ironiche che sbanca i botteghini di tutta Italia.

Nel 1969 viene richiamato in Rai a fianco di altri due mattatori della tv come Paolo Panelli e Bice Valori, lo spettacolo, Doppia coppia, varietà di Amurri e Verde, spettacolo per la regia di Eros Macchi, che aveva anche la partecipazione di Sylvie Vartan e Lelio Luttazzi. Per la prima volta in questa trasmissione apparve in tv la satira. Fu poi la volta di Canzonissima edizione 1970/71, mitica!!! con la sigla Ma che musica maestro, il ballo Tuca tuca, Corrado, la Carrà, ma anche Noschese e le sue imitazioni.

Altro successo con Ma che sera, al fianco di Bice Valori, Paolo Panelli e Raffaella Carrà, regia di Eros Macchi, sigla del programma era Tanti auguri cantata da Raffaella Carrà, Bice Valori e Paolo Panelli facevano una satira delle tv libere, Noschese faceva le sue stupende imitazioni.

Teatro, radio, televisione, ma anche cinema. Alighiero Noschese recitò in una decina di film, oltre ai già citati Scanzonatissimo e Obiettivo ragazze, ricordo James Tont operazione Uno di Bruno Corbucci e Gianni Grimaldi, Barbarella di Roger Vadim (1967), Il furto è l’anima del commercio… di Bruno Corbucci (1971), Boccaccio di Bruno Corbucci (1972), L’altra faccia del padrone di Franco Prosperi (1973).. 

Ancora in tv nel 1973 con Formula 2 con Loretta Goggi, show ricco di balletti e di satira con le coreografie di Don Lurio e le musiche del maestro Simonetti. Poi qualcosa si inceppa, la Rai inizia ad allontanarlo, l’azienda pubblica era (allora?) lottizzata, la parte del leone la facevano i grandi partiti. Noschese ideologicamente era un socialdemocratico, amico di Saragat, nel 1976, in occasione delle elezioni politiche, le prime con il voto ai diciottenni, intervistato dal giornalista di Tv Sorrisi e Canzoni Maurizio Seymandi dichiarò la sua intenzione di voto per il Psi, ma senza alcun vantaggio personale. Anzi tale affermazione gli costò ancor più l’ostracismo da parte dei funzionari Rai.

Alighiero Noschese, emarginato dalla Rai, lavorò per TeleLazio condusse A letto con… e lavorò per l’emittente romana Quinta Rete di Rusconi (la futura Italia1) proponendo alcune parodie di noti personaggi della politica non trasmesse dalla Rai, perché bocciate dalla rigida censura dell’emittente di Stato.  Noschese quindi voleva lavorare per le tv private, e voleva tornare in teatro, stava in fatti preparando il nuovo spettacolo L’inferno può attendere. Ma venne ricoverato in una clinica romana per curarsi, proprio nel giardino di tale clinica Noschese si tolse la vita con un colpo di pistola il 3 dicembre 1979.
Alighiero Noschese nel corso della sua carriera fece oltre un migliaio di imitazioni, di cantanti, attori, giornalisti, politici, da lui presentati con un tono di frivola e disimpegnata leggerezza con intelligenti graffi satirici: Mina, La Malfa, Giulio Andreotti, Aldo Moro, Pietro Nenni, Giovanni Malagodi, Giuseppe Saragat, Marco Pannella, Mike Bongiorno, Mario Pastore, Jadar Jacobelli, Ugo Zatterin, le gemelle Kessler, Mariolina Cannuli, Enza Sampò, Rosanna Vaudetti,  Tina Pica, Roberto Rossellini, Gino Paoli, Giorgio Gaber, Mal, Umberto Bindi, Fred Buscaglione, Maria Callas, la regina Elisabetta, Omar Sharif, Mao Tse Tung, Brigitte Bardot, Giovanni Leone (suo ex professore ormai ai vertici dello Stato), per un totale di 1086 imitazioni, le aveva catalogate lui stesso nel 1977 grazie all’ausilio dei suoi 19 registratori, di una delle primissime moviole e dell’archivio dove debitamente appuntava tic, difetti di pronuncia, voci, andature e abbigliamento dei personaggi imitati.

Fra i suoi più fervidi ammiratori ci fu Luigi Preti, allora ministro delle Finanze, che gli regalò il suo libro di memorie Giovinezza Giovinezza, Preti si risentì per non essere stato imitato da Noschese, essere imitato ed oggetto di satira in televisione allora equivaleva all’essere popolare. “Ricordo – racconta Preti – che Noschese un giorno venne da me al ministero. Ero ansiosissimo. Temeva che tanta popolarità gli procurasse dei problemi con il fisco. Lo tranquillizzai subito: lei è un contribuente modello, non ha nulla da temere. Anzi, grazie ai suoi spettacoli, di soldi ne ha fatti incassare tanti allo Stato. Ne approfitto per dirle che proporrò di farla nominare Grande Ufficiale della Repubblica”, cosa che avvenne puntualmente nel 1967.

Nel 1985 Alighiero Noschese è stato commemorato da Rai2 in tre serata intitolate Uno, nessuno, centomila, nel 2000 è stata intitolata dal Comune di Roma una via ad Alighiero Noschese, nel 2004 (in occasione del venticinquennale della sua scomparsa) Giovanni Minoli gli ha dedicato uno special di La storia siamo noi, nel 2006 sempre Rai2 lo ha ricordato in Palcoscenico. Alighiero Noschese è stato indubbiamente il più straordinario attore trasformista che l’Italia abbia avuto dopo Fregoli, se oggi Alighiero Noschese fosse vivo imiterebbe Berlusconi, D’Alema, Prodi, ne sono certo. Con la sua morte ha lasciato un vuoto, l'unico su erede può essere considerato Gigi Sabani.