Alighiero Noschese
L’INIMITABILE IMITATORE
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Alighiero Noschese, emarginato dalla Rai, dopo avere tenuto a
battesimo Tele Piombino,
lavorò per TeleLazio
condusse A letto con… e lavorò per l’emittente
romana Quinta Rete
di Rusconi (la futura Italia1) proponendo alcune parodie di noti personaggi
della politica non trasmesse dalla Rai, perché bocciate dalla rigida censura
dell’emittente di Stato.
Nel 1961 nel corso di uno spettacolo al Velodromo Vigorelli di
Milano ottiene un grandissimo successo personale imitando le voci dei maggiori
cantanti del momento, gli urlatori e i primi cantautori che si stanno
affermando.
Nel 1962 Dino Verde mette in scena il primo spettacolo italiano
di satira politica, Scanzonitissimo,
e pensa a Noschese come protagonista, comprimari di lusso Antonello Steni, Elio
Pandolfi e Gisella Sofio successo dal 1962 al 1964. “Fu un successo nato da un
passaparola – ricorda Dino Verde – la gente appena uscita dal teatro raccontava
all’amico di turno: corri a vederlo perché presto lo censureranno e tutti
finiranno a Rebibbia.” Scanzonatissimo
ebbe anche una versione cinematografica, per la regia sempre di Dino Verde.
Ancora al cinema nel 1963 con Obiettivo ragazze con Tony Renis, Walter
Chiari, Ciccio Ingrassia, Franco Franchi, Cochi Mazzetti, Marisa Del Frate.
Poi l’esordio in tv come ospite a Gran
galà (1962), La trottola (1964), La
prova del nove (spettacolo abbinato alla Lotteria di Capodanno edizione
1965), Cantatutto, Processo a Noschese
(1966) e interpretando alcuni Caroselli. Nel 1967 è la volta di Alta fedeltà, con uno spazio maggiore,
ma l’esperienza dura poco: Noschese
viene cacciato dalla Rai, reo di avere imitato troppo ironicamente
Fanfani, ciò gli costò due anni di esilio. Allora chi “disturbava il
manovratore” veniva confinato in radio, ma per Alighiero fu tale esilio, anche
se per ciò non si diede pace, fu un’occasione per migliorare sé stesso. Diede
infatti una delle sue migliori prove conducendo nel 1968 Batto quattro con Sandra Mondaini, Lina Volonghi e Walter Chiari, numerosissime partecipazioni a Gran varietà (altra storica trasmissione
radiofonica), Noschese poi tornò in teatro con La voce dei padroni, show di Garinei e Giovannini con inesauribili
gag ironiche che sbanca i botteghini di tutta Italia.
Nel 1969 viene
richiamato in Rai a fianco di altri due mattatori della tv come Paolo Panelli e
Bice Valori, lo spettacolo, Doppia coppia,
varietà di Amurri e Verde, spettacolo per la regia di Eros Macchi, che aveva
anche la partecipazione di Sylvie Vartan e Lelio
Luttazzi. Per la prima volta in questa trasmissione apparve in tv la
satira. Fu poi la volta di Canzonissima
edizione 1970/71, mitica!!! con la sigla Ma
che musica maestro, il ballo Tuca
tuca, Corrado, la Carrà, ma anche Noschese e le sue imitazioni.Altro successo con Ma che
sera, al fianco di Bice Valori, Paolo Panelli e Raffaella Carrà, regia di
Eros Macchi, sigla del programma era Tanti
auguri cantata da Raffaella Carrà, Bice Valori e Paolo Panelli facevano una
satira delle tv libere, Noschese faceva le sue stupende imitazioni.
Teatro, radio, televisione, ma anche cinema. Alighiero Noschese
recitò in una decina di film, oltre ai già citati Scanzonatissimo e Obiettivo
ragazze, ricordo James Tont
operazione Uno di Bruno Corbucci e Gianni Grimaldi, Barbarella di Roger Vadim
(1967), Il furto è l’anima del commercio…
di Bruno Corbucci (1971), Boccaccio di Bruno Corbucci (1972), L’altra faccia del padrone di Franco
Prosperi (1973).. 
Ancora in tv nel 1973 con Formula
2 con Loretta Goggi, show ricco di balletti e di satira con le coreografie
di Don Lurio e le musiche del maestro Simonetti. Poi qualcosa si inceppa, la
Rai inizia ad allontanarlo, l’azienda pubblica era (allora?) lottizzata, la
parte del leone la facevano i grandi partiti. Noschese ideologicamente era un
socialdemocratico, amico di Saragat, nel
Alighiero Noschese, emarginato dalla Rai, lavorò per TeleLazio condusse A letto con… e
lavorò per l’emittente romana Quinta Rete di Rusconi (la futura Italia1)
proponendo alcune parodie di noti personaggi della politica non trasmesse dalla
Rai, perché bocciate dalla rigida censura dell’emittente di Stato. Noschese quindi voleva lavorare per le tv
private, e voleva tornare in teatro, stava in fatti preparando il nuovo spettacolo L’inferno può attendere. Ma venne
ricoverato in una clinica romana per curarsi, proprio nel giardino di tale
clinica Noschese si tolse la vita con un colpo di pistola il 3 dicembre 1979.
Alighiero Noschese nel corso della sua carriera fece oltre un migliaio di
imitazioni, di cantanti, attori, giornalisti, politici, da lui presentati con
un tono di frivola e disimpegnata leggerezza con intelligenti graffi satirici:
Mina, La Malfa, Giulio Andreotti, Aldo Moro, Pietro Nenni, Giovanni Malagodi,
Giuseppe Saragat, Marco Pannella, Mike Bongiorno, Mario Pastore, Jadar
Jacobelli, Ugo Zatterin, le gemelle Kessler, Mariolina Cannuli, Enza Sampò,
Rosanna Vaudetti, Tina Pica, Roberto
Rossellini, Gino Paoli, Giorgio Gaber, Mal, Umberto Bindi, Fred Buscaglione, Maria
Callas, la regina Elisabetta, Omar Sharif, Mao Tse Tung, Brigitte Bardot, Giovanni
Leone (suo ex professore ormai ai vertici dello Stato), per un totale di 1086
imitazioni, le aveva catalogate lui stesso nel 1977 grazie all’ausilio dei suoi
19 registratori, di una delle primissime moviole e dell’archivio dove
debitamente appuntava tic, difetti di pronuncia, voci, andature e abbigliamento
dei personaggi imitati.
Fra i suoi più fervidi ammiratori ci fu Luigi Preti, allora
ministro delle Finanze, che gli regalò il suo libro di memorie Giovinezza Giovinezza, Preti si risentì
per non essere stato imitato da Noschese, essere imitato ed oggetto di satira
in televisione allora equivaleva all’essere popolare. “Ricordo – racconta Preti
– che Noschese un giorno venne da me al ministero. Ero ansiosissimo. Temeva che
tanta popolarità gli procurasse dei problemi con il fisco. Lo tranquillizzai
subito: lei è un contribuente modello, non ha nulla da temere. Anzi, grazie ai
suoi spettacoli, di soldi ne ha fatti incassare tanti allo Stato. Ne approfitto
per dirle che proporrò di farla nominare Grande Ufficiale della Repubblica”,
cosa che avvenne puntualmente nel 1967.
Nel 1985 Alighiero Noschese è stato commemorato da Rai2 in tre serata intitolate Uno, nessuno, centomila, nel 2000 è stata intitolata dal Comune di Roma una via ad Alighiero Noschese, nel 2004 (in occasione del venticinquennale della sua scomparsa) Giovanni Minoli gli ha dedicato uno special di La storia siamo noi, nel 2006 sempre Rai2 lo ha ricordato in Palcoscenico. Alighiero Noschese è stato indubbiamente il più straordinario attore trasformista che l’Italia abbia avuto dopo Fregoli, se oggi Alighiero Noschese fosse vivo imiterebbe Berlusconi, D’Alema, Prodi, ne sono certo. Con la sua morte ha lasciato un vuoto, l'unico su erede può essere considerato Gigi Sabani.