ALDO VALLERONI

Negli
anni Sessanta Valleroni è a capo della redazione di Viareggio e da allora non si contano
le sue prestazioni giornalistiche caratterizzate da un eccezionale duttilità
che gli permettono di scrivere con pari bravura e competenza di: politica,
sport, cultura, mondanità e spettacolo. Con Carlo Alberto Di Grazia de “Il
Tirreno” e Giovanni Angelici de “Il Giornale del Mattino” da vita ad una
agenzia stampa locale, le tre redazioni della città chiudono i giornali
tutti insieme, non c’è la rivalità fra le testate come c’è oggi. Con i soliti
colleghi costituisce anche il Circolo della stampa e organizza veglioni di
Carnevale. Fa il suo mestiere decantando
Per lunghi anni è inviato speciale a
descrivere figure e personaggi di ogni parte del mondo, a coniare interviste
alcune delle quali celebri come quelle al Duca di Windsor, al maresciallo
Montgomery, a Sinclair Lewis, a Malrlene Dietrich, al generale Patton tanto per
citare qualche nome di prestigio. Una lunga, lunghissima carriera che lo porta
a conoscere mezzo mondo ed a farsi conoscere sia come inviato per “
Collabora
a varie riviste con racconti e brevi saggi di costume. A numerosi settimanali
tiene per lungo tempo rubriche fisse di attualità e di spettacolo oltre a
servizi dall’estero sui personaggi più famosi della politica, della cultura,
dell’arte. Sempre come scrittore alcune sue riviste ottengono simpatico
successo mentre altre sono riprese per spettacoli che arricchiscono i repertori
del cabaret e della televisione. Conoscente prima ed amico poi dei più grandi musicisti
ed esecutori del jazz mondiale scrive profili su personaggi come Duke
Ellington, Louis Amstrong, Lionel Hamptom, Benny Goodman, Count Basie, Stan
Kenton, Dizzie Gillespie ed altri ripresi da molte riviste specializzate
europee e per questo soggiorna a lungo negli Stati Uniti d’America riuscendo ad
entrare nel favoloso mondo dei grandi esecutori che lo considerano amico. Per
la sua specializzazione nel campo dello spettacolo e della musica leggera
pubblica diversi volumi sulla musica, sui cantanti e sul jazz. Così Aldo
telefona al direttore Mattei: “Ho visto delle cose incredibili qui:
Dopo la
tromba Aldo impara anche i segreti del pianoforte e della composizione e
diventa apprezzatissimo autore di testi e di motivi legato alle Edizioni
Leonardi di Milano. I suoi successi più noti e di maggiore eco sono: “Mi
va di cantare” composizione jazz eseguita nel
“Bevo” insignita del “Burlamacco d’Oro” nella interpretazione di Jimmy Fontana; “Una rotonda sul mare” di Faleni eseguita da Fred Buongusto; “Donne e pistole” di Marini - Arrighini; “Serenata a Pierrot”, “Ci vedremo domani”, “La più bella del mondo” incisa da Marino Marini, “Piccola piccola”, “Assalto selvaggio”, “Invito al carnevale”, “Viaregginella”… e tante altre. Da ricordare anche l’instancabile attività carnevalesca: alcune canzoni ufficiali del Carnevale e molte canzonette dei carri. E sempre in clima musicale ecco le partecipazioni al festival di Napoli con motivi “doc” interpretati dalla star partenopea Angela Luce, al Festival di San Remo e al già ricordato “Burlamacco d’Oro” di Viareggio di cui è anche accanito “fan” e organizzatore. Musicista ed autore di canzoni vede le sue melodie incise in decine di nazioni e da centinaia di cantanti, eseguite da tutte le orchestre, portate al successo da nomi prestigiosi. Basterebbero fra tanti artisti i nomi del grande “Satchmo”, Perez Prado, Tony Bennet, Xavie Cugat – per limitarsi al campo straniero. Centinaia di canzoni incise e conosciute ovunque, concorsi internazionali vinti, affermazioni innumerevoli: “Vi siete innamorati con le mie canzoni” .
Scrive
certo su
Aldo racconta i personaggi di quelle notti
ma soprattutto è interessato alla musica di quelle notti che vede luccicare ma
anche spegnersi il mutare dei tempi e persino della situazione politica. Il
ruggito della Versilia è già segnato ma di certo viene fermato da una
pallottola esplosa una notte di Capodanno nel 1968 con un ragazzo ferito,
paralizzato. Una tragedia, la resa dei conti. I ricchi smettono di ruggire e di
farsi vedere e si rinchiudono nelle ville condannando a morte quei locali, come
Il suo secondo matrimonio è con la
viareggina Minnie Filiè che gli da due figlie Uliana e Vera. Con la collaborazione
della seconda moglie titolare di una libreria specializzata su Viareggio e
Versilia nei primi anni ‘80 riapre il giornale locale “Il Libeccio” che si
stampava a Viareggio nei primi del ‘900. Ci aveva già provato Giancarlo Fusco
nei mitici anni ’60 con incerta fortuna. Aldo è il direttore responsabile.
All’inizio il giornale è quindicinale, la redazione in casa sua in via
Argentina a Lido di Camaiore, un successo tanto che diventa settimanale. Ma
l’esperienza finisce dopo la cessione a Pozzo ed i rinnovati locali di Galleria
d’Azeglio nel 1987.
Nel 1987 con Fabrizio Diolaiuti e Dimitri
Brandi suoi giovani collaboratori mette su
Nel 1988 è sulla breccia come giornalista televisivo a Reteversilia dove conduce due rubriche di successo, “Carte in tavola” e “Vediamoci chiaro” trasmesse spesso fuori dalla sede tv. Organizza trasmissioni e dibattiti da vari locali, e a Teleriviera, tra i primi a capire l’importanza del mezzo televisivo in scala locale e a mettersi a tu per tu con il pubblico fino al 1993.
Nel
1991 rimane vedovo e si unisce in matrimonio con la terza moglie Marina
Poggesi. Ben presto si trasferisce da lei a Firenze.
Nel maggio 1993 ottiene il prestigioso
Premio Internazionale “Le Muse” di Firenze con il relativo titolo di Accademico
assegnato tra gli altri a De Filippo e a De Sica, alla Bergam e
Poi la malattia.
Poi
le complicazioni al cuore. E’ malato da tempo ma lotta con grande volontà
contro un tragico destino.
Muore
serenamente alle 15.30 all’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze il 24 maggio
2000 quasi in silenzio in un pomeriggio che annuncia l’estate, quell’estate di
cui è stato mattatore. L’Italia piange un personaggio autentico come quelli che
ha scritto nei suoi libri e che ha raccontato nelle sue canzoni: un inno alla
terra amata e alla gioia di vivere. Il cantore di un epoca che non vivremo più
esce di scena. Valleroni con le sue canzoni, i suoi reportage, i suoi scritti
è stato l’ambasciatore di questa terra così affascinante. Una di quelle
persone che si sono fatte veramente da sole. Ha forgiato intere generazioni di
giornalisti, trascinando tutti con quella voglia di vivere che è contagiosa.
I
funerali il 26 al cimitero delle Porte Sante a Firenze. La sua scomparsa lascia
un grande vuoto in tutti. Con lui se ne va l’ultimo frammento rimasto degli
anni ruggenti della nostra riviera.
Aldo Valleroni ed io
Ho
conosciuto Aldo nei primi anni ’70 quando bazzicavo la redazione del giornale
“Il Viareggio” un quindicinale sportivo redatto dal Viareggio Club che
annoverava firme prestigiose del giornalismo italiano: Nando Martellini,
Maurizio Barenson, Paolo Valenti e naturalmente lui, Aldo Valleroni. Il mio
primo pezzo lo devo a lui. Nasce di lì il mio connubio con il giornalista, lo
scrittore, il musicista, il compositore, l’ autore di riviste e commedie, di
colonne musicali per film, con all’attivo volumi di racconti, di saggi, diversi
romanzi, trattati di jazz, per oltre 45 anni sulla breccia, innamorato della
tastiera della macchina da scrivere e di quella del pianoforte.
L’ho
avuto accanto per anni in tribuna stampa quando commentavo con le prime
emittenti libere: Radio Mare, Tele Toscana Nord le cronache della partita di
calcio del Viareggio. Immancabile, sorridente, scherzoso. Cantore e protagonista:
un po’ come giornalista, un po’ come scrittore un po’ appunto come musicista.
Un po’ bugiardo e cinico come tutti i giornalisti, un po’ sognatore e romantico
come tutti (o tanti) gli scrittori e i musicisti. Due occhi di brace da cui
uscivano scintille di intelligenza e furbizia, una grande capacità di saper
scegliere sempre quello che piaceva alla gente stando ai passi con i tempi e
tre grandi amori: la vita, il mestieraccio di cronista e la musica.
L’ho
ritrovato come Direttore a “Il Giornale della Versilia” prima e a “Il Libeccio”
dopo quando mi volle come segretario di redazione. Aldo Valleroni, con i
capelli bianchi aveva sempre voglia di scherzare e una vitalità che
trasmetteva ogni giorno con un’occhiata, un sorriso furbetto, una pacca sulle
spalle. Poi si sedeva dietro la sua scrivania lasciando la porta aperta “ai
ragazzi della redazione”, ai “suoi ragazzi”, e faceva cantare la sua macchina
da scrivere (un’Olivetti lettera 32). Era un fulmine. Era un fiume in piena che
faceva scorrere sulla carta le parole con grande agilità mentale, a dispetto
della sua età. E faceva spesso centro. Lui, che non perdeva mai occasione per
sottolineare con orgoglio che era un uomo della Versilia sapeva imbastire
polemiche e suscitare dibattiti. E’ stato un critico musicale e un musicista di
valore, un ottimo scrittore e un maestro per tanti giornalisti.
L’ho
vissuto con una amicizia sincera nella sua famiglia: Minni la moglie, Uliana e
Vera le figlie, quando ho distribuito i suoi libri.
Aldo oggi è da ricordare come autore di
colonne sonore ma soprattutto come scrittore. I suoi ultimi volumi sono
documenti ritenuti di massima importanza: “I ragazzi del piazzale” è stato
tradotto in inglese e francese e ristampato in edizione speciale per le scuole
medie italiane; il best- seller “Versilia anni ruggenti” dopo il grande e
continuato successo è giunto alla ottava edizione; il divertente volume “Buon
appetito Versilia” (terza edizione) dove racconta inediti sulle grandi famiglie
della ristorazione versiliese; il notevole libro su Giacomo Puccini intitolato
“Puccini minimo” giudicato “eccezionale testimonianza” e ceduto in diverse
nazioni; e poi il romanzo “L’ipotenusa”; i volumi di poesie “Il giro del corso”
e “Carosello massarosese”; un volume sul musicista Giuseppe Pardini “Balissi”;
uno studio sul pittore Tono D’Arliano; il libro sulle canzoni del Carnevale
“Quando la musica è magia”; quello sulla storia del Viareggio Calcio “Una
storia a strisce bianconere”; “I melogrami della signora Elvira”. Di Aldo
restano gli inediti: “Versilia, peccati e peccatori” cronache vissute, il suo
testamento edito postumo dalla moglie Marina Poggesi nel 2001, un secondo libro
di racconti e le sue 470 canzoni.
Al di là delle parole ufficiali, solite e stanche mi confortano le sue:“E’ un nulla la vita; è un vecchio discorso…”. (Ruggero Righini).
