HOMENEWSTVRADIOMUSICChi siamo

Alberto Manzi

 

Alberto Manzi nacque a Roma il 3 novembre 1924, compì contemporaneamente studi tecnici e magistrali, quindi conseguì diverse lauree: scienze naturali, teologia, filosofia e pedagogia.  Iniziò la sua attività di maestro presso un carcere minorile, quindi insegnò in scuola periferiche romane. Nel 1958 Manzi fu scelto dal Ministero della Pubblica Istruzione e dalla Rai per condurre il programma Non è mai troppo tardi, corso televisivo di alfabetizzazioni. Nel corso del provino Manzi strappò il copione che gli era stato dato ed improvvisò una lezione alla sua maniera, con gessetto e gesticolando, fu scelto immediatamente.   “Non è mai troppo tardi per imparare a leggere e a scrivere” era il suo motto.  Con i suoi gessetti, il suo sguardo severo ma comprensivo, tono di voce calmo, faccia lunga segnata da occhiaie profondo, il discorrere piano e accattivante Alberto Manzi fu il maestro per antonomasia della televisione italiana.  Come ha scritto Aldo Grasso: “se in quegli anni 35.000 persone superarono l’esame di quinta il merito fu tutto dell’entusiasmo e della passione con cui Manzi affrontò la singolare esperienza”.  Il programma andò in onda dal 1960 al 1968.  Non è mai troppo tardi aveva un fine preciso: insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l'età scolare, ma che non erano ancora alfabetizzati. Quelle di Manzi furono autentiche lezioni nelle quali venivano utilizzate tecniche di insegnamento moderne, oggi potremmo dire "multimediali" poichè avevano l'ausilio di filmati, supporti audio, dimostrazioni pratiche. Manzi utilizzava un grosso blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva, con l'ausilio di un carboncino, semplici parole o lettere, accompagnate da un accattivante disegno di riferimento. Manzi usò anche una lavagna luminosa sulla quale faceva efficaci schizzi e bozzetti. Un milione e mezzo di persone conseguì la licenza elementare grazie alla trasmissione che andava in onda nel tardo pomeriggio per permettere a chi lavorava di potervi assistere con cadenza quotidiana dal lunedì al venerdì. La prima puntata andò in onda il 15 novembre 1960, nel complesso furono realizzate 484 puntate fino al 1968, anno in cui il programma venne sospeso grazie all'aumento della frequenza della scuola dell'obbligo. Non è mai troppo tardi ebbe un ruolo sociale ed educativo molto importante, contribuendo all'unificazione culturale della nazione tramite l'insegnamento della lingua italiana e abbassando notevolmente il tasso di analfabetismo, particolarmente elevato nell'Italia di quegli anni.  La Eri (casa editrice della Rai) pubblicò il materiale ausiliario per le lezioni. Manzi non percepì alcun compenso dalla Rai in quanto aveva già il suo stipendio dalla Rai, conclusa la trasmissione tornò al suo lavoro di maestro a scuola , ma curò saltuariamente le campagne di alfabetizzazione degli italiani all'estero, sopratutto in America Latina. Nel 1981 tornò alla ribalta poichè si era rifiutato di redigere le "schede di valutazione" appena introdotte con la riforma della scuola che avevano sostituito le tradizionali pagelle. Manzi si rifiutò di scrivere le schede perchè: "non posso bollare un ragazzo con un giudizio, perchè il ragazzo cambia, è in movimento; se il prossimo ano uno legge il giudizio dato quest'anno l'abbiamo bollato per i prossimi anni". Manzi fu sanzionato con la sospensione dall'insegnamento e dalla paga. Nel 1982 il Ministero della Pubblica Istruzione tornò a far pressione sul maestro cercando di convincerlo a scrivere le valutazioni, Manzi disse di non avere cambiato opinione ma si mostrò disponibile nel redigere una vautazione riepilogativa comune per tutti i ragazzi tramite un timbro. Il giudizio era: "fa quel che può, quel che non può non fa".   Il Ministero della Pubblica Istruzione si mostrò subito contrario alla valutazione timbrata, Manzi rispose dicendo: "non c'è problema, posso scriverlo anche a penna".

Nel 1990 la Rai mandò in onda un nuovo ciclo di Non è mai troppo tardi condotto da Gianni Ippoliti, protagonisti della trasmissione furono questa volta le persone anziane. Nel 1990 Manzi tornò davanti alle telecamere della Rai con la rubrica INSIEME, lezioni di italiano via etere destinate agli extracomunitari residenti nel nostro paese, nel 1996 per incarico di Rai International gli fu affidato uno spazio radiofonico via satellite attraverso il quale mise le sue capacità di divulgatore al servizio degli italiani residenti all’estero. Scrisse il saggio LEGGERE E SCRIVERE, CHE BELLA TV!, ben 34 libri, il più famoso dei quali fu il romanzo ORZOWEI pubblicato nel 1955 e che ispirò alla fine degli anni '70 l'omonima serie televisiva.    Alberto Manzi morì a Pitigliano, in provincia di Grosseto, il 4 dicembre 1997.

 

Terminata la trasmissione Alberto Manzi si trasferì a Pitigliano, un paesino scolpito nel tufo nella Maremma toscana, di cui fu sindaco dal 1995 fino a poco prima della morte, quando le cattive condizioni di salute lo avevano costretto alle dimissioni. 

Nel 2004 un programma di Rai Educational con finalità educative ha ripreso il titolo della trasmissione di Manzi modificato in Non è m@i troppo tardi usando il moderno simbolo della “chiocciola”, che anticipa l'argomento del programma: stavolta si parla di alfabetizzazione informatica.

Ad Alberto Manzi è stata dedicata una scuola romana con sede centrale in via Del Pigneto e succursale in via Luigi De Magistris, un'altra scuola è stata dedicata ad Alberto Manzi a Bellaria Igea Marina in provincia di Rimini.

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=Vz8BlMZ_ED0

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=0Gy8gPiC7fw


Il 24 e 25 febbraio 2014 RaiUno

 

Vedova Manzi dopo lo sfratto
"Non incontrerò il sindaco"

La vedova di Manzi amareggiata per il comportamento del Comune di Pitigliano. Misericordia: "Venga da noi"

La salma di Alberto Manzi 'sfrattata' dal cimitero?

http://adv.ilsole24ore.it/5/lanazione.ilsole24ore.com/08/ros/1744449326/VideoBox_180x150/OasDefault/Autopromo_MONRIF_Nazione_square/box_GOOGLE_Monrif7469074691.html/35323534623632373461306163653330?_RM_EMPTY_

Grosseto, 7 settembre 2010 - Il presidente della Misericordia, Gabriele Bellettini, lo definisce «un ottimo amministratore pubblico, un educatore e anche un grande personaggio della cultura» dicendo che per la sua associazione «sarebbe un onore accoglierlo nel proprio camposanto». I rappresentanti di Pitigliano di Area Destra, invece, dicono di essere «sconcertati per la rigida applicazione della norma sulla concessione decennale della tomba» e invitano il sindaco Dino Seccarecci «a trovare un’idonea soluzione al problema».   Ma, ribaltando un concetto tanto caro al maestro Alberto Manzi, la sensazione è che adesso sia ormai troppo tardi per rimettere insieme i cocci causati da un’ordinanza che — dice il sindaco — non poteva non esser firmata perché dettata dalla legge e che, invece — sostiene la vedova del maestro d’Italia — tutto ha fatto tranne che rispettare le ultime volontà del marito e, soprattutto, la sua memoria. Il sindaco, comunque, prova a ricucire. 
«LA TRASLAZIONE delle salme dopo dieci anni dalla sepoltura è prevista dalla legge, per cui il Comune non poteva agire diversamente dall’adozione del provvedimento — dice Seccarecci —. E’ chiaro, però, che la nostra volontà sia quella di parlare con la signora Sonia Boni e trovare una soluzione condivisa. Con lei parlerò io personalmente, anche per illustrarle alcune proposte. Non credo, insomma, che una procedura solo amministrativa dovesse far nascere un caso simile». 
Ma quello che ha aggiunto amarezza alla situazione, per la vedova di Manzi è stato proprio l’aver trattato la questione come un «passaggio di routine». No, questo non lo accetta proprio.«Una mancanza totale di rispetto, questo è stato — dice Sonia Boni —. Nessun rispetto per il suo impegno, per ciò che ha dato e anche per ciò che ha rappresentato per l’intera nazione. Alberto sarà da più parti ricordato nelle celebrazioni per l’unità d’Italia, esiste un Centro studi che porta il suo nome e valorizza il suo lavoro, a Torino saranno organizzate un convegno di due giorni per ricordarlo e una mostra antologica che andrà avanti per due mesi e a Pitigliano, il suo paese, il Comune tratta la sua riesumazione come un fatto di routine? E ora il sindaco dice di volermi parlare, di volermi incontrare? No, non credo che questo accadrà. Ciò che il Comune aveva intenzione di farmi sapere lo ha fatto con quell’ordinanza: lunedì prossimo inizierà la riesumazione delle salme, compresa quella di mio marito. Questo è scritto nell’ordinanza che nessuno (ripeto: nessuno) ha sentito il dovere morale di farmi conoscere, né per posta né con una telefonata. Se non fossi stata avvisata da un amico, l’avrei scoperta a cose fatte?». E secondo la vedova del maestro la scelta del luogo della sepoltura aveva avuto anche un significato profondo.  «erto voleva riposare in terra — racconta ancora Sonia Boni —, ma a Pitigliano, quando lui morì, erano circa venti anni che non c’erano sepolture di questo tipo. Si pensava, in paese, che la terra fosse destinata a sepolture di secondo piano, di minore importanza. Io feci rispettare la sua volontà e dopo questo gesto la situazione è cambiata e le sepolture in terra sono tornate ad essere una cosa normale. Ecco perché mi rattrista il fatto che da quella terra adesso vogliono toglierlo. Io il nome di mio marito l’ho sempre difeso ogni volta ritenessi ci fossero situazioni che non gli rendevano giustizia, e così ho intenzione di fare anche adesso».   Di certo la sua battaglia ha fatto presto a catturare l’attenzione della stampa. «Adesso non faccio altro che rispondere alle domande dei giornalisti — dice ancora —, ma non è assolutamente vero, come qualcuno ha detto, che io volessi portare via le spoglie di Alberto da Pitigliano. Questa è una falsità. Ciò che mi sembra evidente, invece, è che mio marito per qualcuno possa rappresentare un fastidio anche da morto. Lui era uno che amava la gente e che la gente amava con la stessa intensità, ma lui non amava certa gente dei Palazzi. Chi lo ha conosciuto, chi ha avuto modo di vedere come lavorava, le cose che faceva per la collettività, probabilmente ha saputo cogliere la differenza fra lui e gli altri. Questa è l’unica spiegazione che riesco a darmi».   E il suo livello di attenzione su ciò che accade intorno al nome del marito non si abbassa neanche di fronte a iniziative che potrebebro in teoria sfuggire al suo controllo. Ad esempio la Rai. «La Rai — racconta Sonia Boni — sta preparando una fiction in due puntate su Alberto, o meglio sull’attività che ha portato avanti tra il 1946 e i primi anni Sessanta. Il produttore è Angelo Barbagallo, una persona della quale mi fido molto, ma gli accordi che ho preso sono stati precisi: voglio leggere la sceneggiatura e solo dopo darò l’autorizzazione. Già nella fase di casting, ad esempio, ci sono state scelte che non mi hanno convinto fino in fondo».   Ma quella di questi giorni non è una fiction, nella migliore delle ipotesi è un malinteso nato dalla burocrazia che macina tutto trattando tutto allo stesso modo. Il sindaco Dino Seccarecci dice che, parlando, tutto si chiarirà e che al maestro Alberto Manzi il Comune renderà effettivamente omaggio per come merita, ma dall’altra parte sembra destinato a trovare nessun margine di ripensamento. «Un incontro con il sindaco non vedo proprio a cosa possa servire — ribadisce la vedova Manzi —. Mi sembra che il messaggio sia arrivato fin troppo chiaro e io, quindi, non credo di aver bisogno di altre spiegazioni».   Chi l’avrebbe detto? Lui che attraverso la televisione ha insegnato a scrivere ad almeno un milione di persone, adesso è al centro di una questione per un documento del Comune che la moglie non ha mai potuto leggere.

di Luca Mantiglioni

 

Sabato 18 gennaio 2014 nella biblioteca comunale di Riccione è stata inaugurata la mostra antologica dedicata alla figura del Maestro Manzi. Un'occasione per ripercorrere l'impegno e il pensiero di un uomo che ha dedicato la propria vita all'emancipazione di bambini ed adulti attraverso la scolarizzazione. Sono stati presentati anche pezzi mai usciti dal Centro Alberto Manzi, come il diario scritto in Sud America. Un viaggio fra sussidiari, libri di lettura e libri di favole, senza dimenticare.

 

Il 24 e 25 febbraio 2014 Rai1 presenta una fiction sulla vita del maestro Manzi interpretato da Claudio Santamaria.